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Commosso ultimo saluto a Giuseppe Pasini, spirito libero e indomabile

Grande partecipazione e commozione questa mattina nella Basilica di Santo Stefano al funerale di Giuseppe Pasini, l’imprenditore e costruttore sestese scomparso sabato scorso all’età di 90 anni .
Un imprenditore illuminato, il più grande della storia recente cittadina, con una grande visione per la sua amatissima città di adozione, ma anche e soprattutto un uomo di grande spessore umano, come ha ricordato commosso durante l’Omelia don Chino Pezzoli.
“Dico subito che non mi è facile guardare quella bara e pensare a Giuseppe – ha esordito don Pezzoli, amico di lunghissima data di Pasini -. Ma a tutti i presenti chiedo  una riflessione, un pensiero sulla morte”. E ha ricordato un libro di Vittorio Messori. “Disse Messori che davanti al titolo del romanzo ‘Scommessa sulla morte’, l’editore vacillò per l’uso di quella parola. Messori però insistette, dicendo che parlare della morte è un modo per valorizzare la vita. La morte si presenta come un pensiero scomodo, si va poco anche al cimitero, ai bambini non si parla più della morte, e invece dobbiamo parlarne non solo agli altri ma anche a noi stessi. Perché serve a non sciupare il tempo, a dare senso all’attimo fuggente. Pensare  alla morte – ha aggiunto don Pezzoli – serve anche a dare una risposta a una domanda: ‘La nostra vita va oltre? Dove è ora Giuseppe? Dove andrà e dove andremo tutti noi? In questi giorni ho pensato molto al Pasini, così come lo chiamavano a Sesto, alle sue doti, alla sua immensa umanità. Giuseppe era umano, amava incontrare e trattenersi con le persone, sapeva creare rapporti empatici con tutti, valorizzando ogni persona che incontrava. Quanta sensibilità nella sua parola, nei suoi gesti, nei suoi sguardi”.
Era ‘Il Pasini’ una persona di carne e non di plastica, come lo ha giustamente definito don Pezzoli durante il rito funebre presieduto da don Roberto Davanzo. Ed era un uomo di grande generosità. “Provava più gioia nel ricevere che nel dare – ha ricordato l’amico parroco -; i suoi gesti di carità erano compiuti nel silenzio. Ed era un uomo di grande passione per la vita, per il suo lavoro che chiamava “il mio gioco”. Gioiva per le sue costruzioni come un bambino, voleva che la sua città si evolvesse,  che diventasse la città modello per la scienza, la cultura, lo sport e lo sviluppo”.
Non sempre però questa sua visione e questa sua concretezza per la città di Sesto è stata capita e accolta. “E questo gli causava tanta sofferenza – ammette don Pezzoli -. Eppure questa sua passione non è mai venuta meno, neanche negli anni più difficili. Ricordo che spesso mi diceva ‘E’ andata così, ma la gente di Sesto mi vuole bene’. Tutte queste doti di Giuseppe portiamole via, sono l’eredità interiore che ci lascia”.
Commoventi anche le parole della figlia Sonia: “Mio padre è stato un uomo dallo spirito libero, indomabile, ogni sua scelta è stata l’impronta forte di un uomo che non ha mai smesso di essere tale”.
Un uomo che non ha mai smesso di amare e di credere nelle potenzialità della sua amatissima Sesto San Giovanni (Pasini era originaria di Fossalta di Piave). E che ha lasciato nella lentezza di quegli ultimi suoi passi incerti, percorsi con i suoi cari, la moglie Anna e i figli Sonia, Stefano e Luca, l’ultimo oro del giorno. 

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