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Il dialogo tra scienza e politica al centro dell’incontro in streaming di Fondazione Feltrinelli

Scienza: enzima che fa crescere tutta la società, energica proteina che da vigore e vitalità. Politica: l’organismo in cui questo enzima è catalizzatore di processi “molecolari”, in grado di velocizzare le reazioni per il raggiungimento di un equilibrio della struttura corporea.
La scienza nasce dalla necessità di fornire logica e verosimile spiegazione a quell’insieme di fenomeni che si riscontrano in natura e che si ripercuotono anche sull’uomo: una risposta al “perché è così?”. La politica trova la sua ragion d’essere nel bisogno di saper comprendere le dinamiche economico-sociali e i nessi intrinsechi di ogni parte del vivere comunitario: il “perché funziona così?”. La scienza è composita. Comprende in sé le scienze naturali e quelle sociali, dette empiriche; le formali, quali la matematica e la statistica; le applicate, come l’ingegneria e la medicina. In stretta correlazione tra di loro, in un’interazione supportiva di reciproco scambio ed arricchimento. Possiamo, inoltre, ben dire che “Nissuna umana investigazione si può dimandare vera scienza, s’essa non passa per le matematiche dimostrazioni” (Leonardo da Vinci): pertanto tutto è matematica, nel senso più ampio del termine. Da questa eguale convinzione ha origine il metodo scientifico moderno di Galileo Galilei: dall’osservazione degli accadimenti, alla formulazione di un’ipotesi, alla composizione di un modello con elementi di occorrenza e previsione che devono essere costantemente verificati da esperimenti. Arrivando, infine, alla teoria esplicativa e alla conseguente legge generale nell’ambito di utilizzo di pertinenza e con forte carattere predittivo. La politica stessa è “multiforme”.
E’ ideologia e prassi, incontro e scontri di opinioni e visioni, molteplicità di settori operativi: economico, sociale, culturale, lavorativo, sanitario, interno ed estero, in imprescindibile concatenazione dinamica. E’ lettura di ciò che si sta verificando nel contesto storico presente e dei peculiari problemi realmente esistenti, con successiva enunciazione di un sistematico piano di intervento attivo e di leggi e decreti attuativi che conducano alla risoluzione delle difficoltà e delle distonie di sorta. “In democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica” (Mahatma Gandhi): quindi tutto è politica e potenzialmente riconducibile ad essa. E siccome “L’uomo è per natura un animale politico” (Aristotele), ogni sua azione e comportamento nella sfera pubblica e ogni sua presa di posizione equivale già a far politica.
La scienza ha genesi dal dubbio, dal non sapere e si evolve dalla presa di coscienza di non poter dare risposte definitive e custodire verità assolute. E’ in continuo divenire, perché il presentarsi di nuove variabili può portare alla modifica e/o alla confutazione di teorie già consolidate, confutazione che non ne è totale annullamento ma un ampliamento migliorativo, pervenendo ad un nuovo e progredito apprendimento. La politica è intesa come l’arte e la tecnica del governare nell’interesse del res pubblica e dell’intera collettività, guidata da un’etica statuale di equità ed onnicomprensività. Essa stessa in costante mutamento dovendosi adeguare al cambiamento dei tempi e delle priorità dettate da differenti bisogni. Si comprende, dunque, quanti e quali siano le similitudini tra il “sistema scienza” ed il “sistema politica”: entrambi si confanno di strutture e sovrastrutture, pensieri e confronti, approfondimenti, fatti e azioni, in un movimento senza fine. E come l’uno sia di sostegno all’altro: la scienza necessita della libera circolazione delle idee e di incessanti investimenti per la sua crescita; la politica degli strumenti analitici, dei dati e della loro adeguata lettura, delle conquiste scientifiche per poter operare nel migliore dei modi e con lungimiranza. Oggi più che mai, di fronte alla pandemia che ha travolto il mondo, ci siamo resi conto dell’importanza fondamentale di tale relazione. Anche se, purtroppo, l’impianto di interconnessione è andato in tilt.
La politica ha decelerato, la scienza ha velocizzato il suo procedere, con uno scostamento temporale che è causa di attrito. La politica ha preteso risposte certe e celeri, la scienza ha usato un linguaggio talvolta forse poco comprensibile, generando confusione. Uso e abuso tra le parti in gioco, perché dietro a tutto c’è comunque e sempre l’essere umano. Che non accetta il dubbio per antonomasia, perché l’incerto fa paura. Questo virus ha sradicato tanti dei nostri “credo” o pseudo tali, rendendoci insicuri al punto tale da portare taluni alla totale negazione del problema. Alcuni politici hanno utilizzato la scienza per giustificare o per attaccare e contraddire delle scelte. Alcuni scienziati si sono improvvisati politici. Ebbene. Adesso è il momento della ripartenza, di ricostruire con nuovi presupposti, di ritornare ciascuno alle proprie competenze e al dialogante interscambio, sempre più significativo e sostanziale, nel nome dello sviluppo tecnologico e sostenibile che è la chiave di volta verso un futuro di crescita e opportunità. E’ ora di dare nuove rassicurazioni per far rinascere la fiducia dopo tanto caos. Recuperando il sacrosanto principio di fallibilità in quanto uomini. Tentare, sbagliare e trovare incessantemente ulteriori strade da percorrere, senza onnipotenze di sorta. Perché per crescere e far crescere anche l’errore è indispensabile: “Trial and error” (Luigi Einaudi). 

Ombretta Di Pietro     

L’incontro “Scienza e politica. Quale dialogo?” organizzato dalla Fondazione Feltrinelli in collaborazione con Human Technopole nell’ambito di un ciclo di dibattiti intitolato “Science for All”, si è tenuto mercoledì 28 aprile sui canali social della Fondazione. Hanno partecipato: Guido Tonelli, fisico e divulgatore scientifico; Gilberto Corbellini, professore di storia della medicina e bioetica alla Sapienza Università di Roma; Marco Simoni, presidente di Fondazione Human Technopole; Roberta Villa, giornalista scientifica.

 

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