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‘Dante: la sfida della politica e il cammino dell’amore’

Dante e Beatrice

Ogni uomo compie un percorso individuale verso una meta, un fine ultimo, uno scopo preciso o da precisarsi nel prosieguo, un obbiettivo concreto o sublimato che dia un significato importante e profondo al suo stesso esistere: il viaggio della vita. Incontri e scontri, condivisione e solitudine, cadute e riprese, illusioni e disillusioni, fiducia e tradimenti, amore e odio, bene e male: tutto ciò entra, stipato, nella pesante valigia che ci trasciniamo dietro, un gravoso ma necessario fardello, impronta significante di ciascuna distanza transitata, custode delle consapevolezze raggiunte, delle sconfitte subite e delle vittorie ottenute. Ansie del cuore, distruzione degli ideali, lotta contro le ostilità, implosione quando si ha la percezione del niente: ma appare sempre uno spiraglio ad illuminare nuove possibilità, una rigenerante aria pura a ridarci fiato, e nell’experientia e nella contemplatio compiamo l’atto eroico della resistenza e della rinascita. Un insieme di pulsioni tamburellano le menti e gli animi, i corpi e gli spiriti delle umane genti, e danno la forza di andare avanti, di spingersi oltre a qualunque costo. Passioni: patimenti, sofferenze, mancanze, dolori ma anche ardimenti, gioie, riappropriazioni, estasi. E “lungo il cammin di nostra vita” dalla “selva oscura” torniamo “a riveder le stelle”.
Il “pathos” e l’“ethos”, il dramma e la liberazione dall’afflizione, la tragedia dell’umana conditio e la redenzione nella benevolenza di Dio che costituiscono la Commedia dantesca, non possono prescindere dalla passione stessa, che invade e pervade ogni rigo di sonante verso, ogni scena teatralmente approntata, ogni dialogo partecipato, ogni personaggio recitante, e che dal sentire viscerale esplode nell’elevazione trascendente. E più che mai la passione politica e la passione amorosa. La politica per Dante è senza dubbio una sfida: contro i guelfi neri, il potere temporale del Papa, la corruzione dilagante, le divisioni ed i contrasti scorretti tra le varie città italiane, la sua stessa parte politica (i guelfi bianchi) e la sua amata patria Firenze, da cui fu allontanato in triste esilio e a cui non fece più ritorno.
Certamente il suo attivismo sia amministrativo (si iscrisse alle Arti dei Medici e Speziali per poter ricoprire un ruolo istituzionale!) che militare (partecipò come “cavaliere” ad alcune battaglie, descrivendo la “paura” l’“esaltazione” nello stare in prima fila!) gioca un ruolo fondamentale per tutta la sua esistenza e lo coinvolge appieno. Altresì possiamo asserire che tale sfida politica si conclude, però, con un totale fallimento e una deludente sconfitta, anche quando egli auspica la concreta possibilità di un unico Regno sotto il dominio di un solo Imperatore che avrebbe governato onestamente, nella sua integrità, per il bene di tutti: un’ennesima speranza infranta.
Ma Dante non smetterà mai di fare politica: anche nella Commedia il tema è furoreggiante e vivace, sia dal punto di vista morale che etico e civile. E con la poesia, che da corpo e chiarore alle ombre, e soprattutto con l’amore, che rivela il “bello” eccelso e indirizza verso la pienezza del “bello” Supremo, che il Sommo Vate ha la sua rivincita, superando anche i limiti di spazio e tempo con la potenza e la modernità della sua opera che l’hanno reso universale e sempiterno! Il concetto di amore in Dante è quello “stilnovesco”, legato anche alla conoscenza del Ciclo Bretone, costellato da mondi fantastici, riti magici, eroi giusti e coraggiosi, dame dai cuori puri, un Dio misericordioso, buoni e autentici sentimenti e dalla ricerca del segreto della vita eterna. L’amore per lo stesso Dante non è certo quello carnale, ma l’idealizzazione della “bellezza” nella sua accezione interiore e dell’“animo gentile”, incorrotto dal buon sentire ed agire. Dante ama Virgilio, maestro della ragion dell’intelletto e prova compassione per chi, come Francesca, è morto in nome dell’amore! Ma soprattutto l’amore è cammino, quel procedere passo dopo passo alla scoperta di sé, delle circostanze e dei limiti dell’essere uomo, per arrivare a scalare la montagna della coscienza e della conoscenza verso la vetta del vero sapere e della vera passione: la grazia e l’amore di Dio! Ed in quel suo andare sarà proprio Beatrice a condurlo nel punto più alto, lei, pura luce, creatura di fatto disincarnata, fantasmica ed eterea, di metafisica totalizzante “bellezza”. Verso quel vortice visionario e trasognante di completa incorporea libertà nell’apparizione proiettante dell’immenso e grandioso mistero della Trinità, nell’accoglienza di un Dio che si porge per donare l’infinita e perenne salvezza. Per Dante Beatrice è “tutto”, l’essenza che al Tutto assoluto lo conduce con l’illuminante e contemplante amore spirituale. E l’“Amor che move il sole e l’altre stelle” sospinge e assorbe ogni suo desiderio e volontà nella perfezione della circolarità del moto divino, riconoscendosi così “nella solitudine infinita del solo Dio”, che è comunque totalità… L’amore, il motore del mondo e di ogni “Oltre”! 

Ombretta Di Pietro

 L’incontro “Dante: la sfida della politica e il cammino dell’amore” del poeta e scrittore Giuseppe Yusuf Conte, si è tenuto in streaming lunedì 12 aprile, organizzato dal Centro Culturale di Milano nell’ambito dell’iniziativa “Dante per oggi. Questo tuo grido farà come vento”.

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