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Rocco e i suoi fratelli

Il Duomo di Milano nel cinema: da ‘Miracolo a Milano’ a ‘Rocco e i suoi fratelli’

Miracolo a Milano

Azione! Milano…un’immagine si fa subito strada nella nostra mente, proiettata dalle profondità mnemoniche del nostro io consapevole e collegante sul traslucido schermo irideo dei nostri occhi osservanti e reminescenti. Eccolo! dapprima sfocata entità ectoplasmica e poi via via sempre più dettagliata, fino alla sua totale definizione in tutta la beltà che ricordiamo, che amplifichiamo perché è tale e tanta l’emozione che in noi suscita anche nel solo rimembrarlo: il Duomo!
Non potrebbe esistere la metropoli senza questo suo simbolo così vivo e vitale, il suo cuore pulsante, da cui ogni cosa parte e a cui ogni cosa fa ritorno… Incamminandoci da Piazza San Babila pian piano vediamo spuntare le guglie appuntite che solleticano l’aere caliginoso, emergendo sempre più dai profili squadrati degli edifici che ci circondano.
Una serie di lenti piani sequenza che ci conducono alla possente inquadratura dal basso della parte posteriore e laterale: e ci sentiamo piccoli nella nostra irrimediabile finitudine di fronte alla grandiosità di tale architettura, che si arrampica verso l’alto senza soluzione di continuità. Incamminandoci da Piazza Castello puntiamo la nostra telecamera virtuale dapprima solo su alcuni particolari, man mano allargando il campo visivo in una serie di long take, per finire con la grandangolare visione d’insieme: tutta la sua incommensurabile magnificenza ci pervade, teletrasportandoci all’improvviso su un’astronave pronta a decollare verso una misterica trascendenza.
Si comprende, allora, come la secolare cattedrale, ricca di storia e di mille storie, passate, presenti e future, si sia conquistata un posto in prima fila anche in ambito cinematografico: “Il cinema è la scrittura moderna il cui inchiostro è la luce” (Jean Cocteau), e l’abbagliante luminosità delle granitiche pietre calcaree, i chiaroscuri degli statuari ornamenti, i controluce prospettici, il fascio di raggi soffusamente irradiati all’interno attraverso le colorate vetrate, ne fanno una scenografia perfetta ed una protagonista indiscussa di molte pellicole.
La prima su tutte è “La fabbrica del Duomo” di Dino Risi del 1949, un cortometraggio incentrato sull’operosità della fabbriceria del Duomo stesso dal punto di vista di chi lavora al suo interno. Partendo dal meraviglioso scorcio sull’abside degli uffici dell’Archivio, per poi seguire “la prodigiosa fioritura dei marmi”, trasportati dalla cava di Candoglia ai Navigli sui barconi che fendono le nebbie di “una città di fantasmi”, e giungere al cantiere dei marmisti, “dove batte il cuore rumoroso” dell’urbe. Un dietro alle quinte dove le mani solerti degli scalpellini ricuciono le ferite provocate dalla guerra, le crepe strutturali e quelle dell’animo.
E’ del 1951 “Miracolo a Milano” di Vittorio De Sica, tratto dal romanzo “Totò il buono” di Cesare Zavattini, con la celeberrima scena finale di una piazza del Duomo affollata di netturbini a cui il protagonista ruberà la scopa per volare con la fidanzata verso un mondo dove “Buongiorno voglia davvero dire buongiorno”: emblema di un neorealismo “fantastico” e fiabesco, del riscatto sociale post bellico, e dove il Duomo “deve essere ben illuminato e bello come i milanesi lo sentono nel cuore” per guidarci in un posto migliore!
Del 1960 è “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti, con la famosa ripresa sulle Terrazze del Duomo dell’addio tra Rocco (Alain Delon) e Nadia (Annie Girardot), in un’atmosfera di intensa emozione dove convivono la bellezza del luogo ed il lacerante dolore di un amore perduto.
Ne “Le cinque giornate” di Dario Argento del 1973, un film antiretorico sui moti del 1848, di cui se ne evidenziano tutte le contraddizioni, di nuovo si scelgono come set preferenziale le Terrazze, dalle quali, dopo l’uccisione di un soldato austriaco, viene trionfalmente agitata la bandiera italiana in una danza delle ipocrisie. Già Dino Risi nel 1948 aveva girato “1848” in collaborazione con Giorgio Strehler e Mario Bonfantini, un “corto” per commemorare il centenario dei tumulti insurrezionali: troviamo la stessa scena dello sventolio della bandiera dalle Terrazze, dopo la corsa del patriota vittorioso lungo i labirintici “corridoi” del “tetto” del Duomo.
Numerosi sono i film, anche in anni più recenti, che vedono la presenza fondamentale della “sacra costruzione” e tutto fa pensare che numerosi ancora ambienteranno le proprie trame in questo speciale “teatro in esterni”: “L’infinita fabbrica del Duomo”, come titola peraltro il docufilm del 2015 di Marina Parenti e Massimo D’Anolfi, che ne mostra la nascita e i necessari ricorrenti interventi conservativi attraverso i secoli per mantenerne intatta l’essenza mistica racchiusa in ogni venatura marmorea e ogni colpo di scalpello. Un faro che vincerà sempre sulle tenebre con la sua luce dorata sprigionata e propagata ognidove dalla verginea lampada, raccogliendo le testimonianze di chi, passando di lì, lascia un piccolo segno, sussurrando i suoi segreti nelle di esso rugose pieghe. E se vi saliamo, accolti nel suo abbraccio amorevolmente materno, nel silenzio sentiremo il cigolio stridente delle catene che issano le statue restaurate e il bisbigliare di quelle voci nel vento, anime volanti verso un “Infinito” di cui anche noi, osservando lo skyline disegnato contro un cielo cangiante e un orizzonte dai contorni sfumati, ci sentiremo parte. Dissolvenza…

Ombretta Di Pietro

L’incontro “Ciak si gira! Il Duomo di Milano nella narrazione cinematografica” organizzato dalla Veneranda Fabbrica del Duomo, si è tenuto in streaming il 26 marzo a cura della dott.ssa Teresa Signorini dell’Area Cultura e Conservazione della Fabbrica.
E’ possibile rivedere questo ed i prossimi eventi aderendo alla Milano Duomo Card, acquistabile on line. Per info: duomomilano.it/it/infopage/milano-duomo-card

 

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