‘Ulisse. O dei rischi della conoscenza’, in streaming l’incontro del Prof. Pertile dell’Università di Harvard

Ecco ivi spuntar lo spregiudicato Ulisse, l’indomito omerico eroe dei due mondi: il conosciuto Mediterraneo, sua umile e certa dimora; l’ignoto Oceano, desiderata straniera terra, casa di tutte le case, mondo di tutti i mondi. Bramoso di conoscenza or arde di sete sempiterna, quivi immerso nella fiamma giustiziera che punisce il peccaminoso per quella stessa benevola favella che accese il suo già ingordo ingegno, temerariamente vorace.
Ingenuo fu il suo ardire ed adire oltre l’invalicabile, il confine consentito dell’erculea colonna: intravide lo sacro monte, ma non era tempore ancor per assurgere dal paganesimo alla cristianità. E il maroso lo inghiottì, digerendolo nell’inferno loco, “com’altrui piacque”…
Siamo al canto 26esimo, ottava bolgia dell’ottavo cerchio: i consiglieri fraudolenti. 8, come la rosa dei venti, perché il saggio vive come un pellegrino, senza una patria permanente ma apolidamente alla ricerca di una “futura nova terra”, quel paradiso terrestre che diviene la vera e definitiva patria. Destino già scritto nell’”ulisseo” nome: “straniero a tutte le cose”, pertanto necessitante di consapevolezza acquisitiva… ma giammai gli è concesso il supremo scibile e il celestiale “Eden”. 8, l’infinito, come il sapere, che dell’Ulisse sarà gioia e condanna, lacero nell’animo per un duplice sentimento dicotomico: il desire nostalgico del ritorno all’originaria “domus” e ai cari affetti, il nostos , quel viaggio di rientro dopo le innumerevoli vicissitudini dell’esperire che arricchiscono l’essenza dell’individuo; la bruciante curiosità intellettuale che spinge e sospinge verso ciò che non si sa. Nell’Ulisse omerico vince la forza centripeta del caldo e rassicurante focolare domestico; in quello dantesco la forza centrifuga dell’”incognitus” catalizzante, del “novus” dirompente, dell’”indagatio” rigenerante. 8, come l’immortalità dell’anima in quel sacro regno di bene assoluto in cui egli altresì non è degno di stare: e per la sua presunzione or giace nell’antitetico rovesciato terreo globo infernale. 8, come la quantità innumerevole di informazioni e nozioni di cui lo stesso sapere è costituito nella sua immensa universalità evolutiva, che ogni uomo deve far proprie perché “fatti non foste a viver come bruti”! 8, come la Giustizia, severa punitrice di coloro che senza morigerazione  usarono il ben dell’intelletto. Tu Ulisse, romantico paladino dall’arguta vivace intelligenza, ti sacrificasti in quell’ultimo tragico navigare, seguendo e perseguendo il nobile fine e il vitale impulso di approdare in quel “mondo sanza gente” che esiste “diretro al sol” abitato dalla sublimantesi totale “Cognitio”.
Tu Ulisse, spregevole condottiero armato di geniale acume, furbescamente ingannatore per perseguir li scopi tuoi, trascurasti i doveri civili e famigliari conducendo alla morte suicida te stesso e li fedeli compagni. Soggettivamente innocente, oggettivamente colpevole, condannato Tu sia all’eterna dannazione!
8, la resurrezione di Cristo e degli uomini tutti, perché solo nella grazia di Dio l’essere umano può compiere l’itinere della vita verso la gloria salvifica del reale assoluto “Conoscere”. “Allor mi dolsi, ed ora mi ridoglio” afferma Dante nel timore tremante di incorrere nello stesso peccato dell’omerico dannato, di abusar di quel “ben” che “stella buona o miglior cosa m’ha dato”. Ancorché  sempre bisogna usar “virtute”, moderazione, equilibrio, misura nella “captatio beatitudinis” che solo la luce folgorante del Dio che si china per farne dono può consentire di ottenere: non basta cercare, serve essere cercati…
Dante ci pone di fronte al grande dilemma di quanto sia legittimo penetrare sempre più nei sempre più oscuri e profondi meandri della conoscenza, verso un “oltre” di apprendimenti i cui risultati spesso sono stati e sono devastanti. Basti pensare al potere inquinante della plastica; al gas usato per gli stermini di massa; alle armi chimiche; al nucleare che è diventato bomba atomica; alla clonazione; all’eugenetica… Con la sua “parola poetica” che diventa “parola profetica”, il sommo vate ci ammonisce a porci dei limiti etico-morali, soprattutto nell’utilizzo pratico di ciò che teoricamente e scientemente impariamo e comprendiamo.
Scienza e coscienza potremmo dire, anche se non di facile demarcazione sono le linee entro le quali sia giusto muoversi ed agire. Il sapere è indispensabile ed imprescindibile, assurge l’umana “conditio” alla trascesi dell’immensa  pienezza intellettiva ed interiore, in cui l’individuo stesso sente il peso della sua finitudine cognitiva a dispetto dell’infinitudine delle “cognitiones”. Ma “ogni particella vivente è spinta da un imperativo bisogno di evolvere, sia pure in modo ridondante e disordinato” (Paul Nurse). La conoscenza è quel benevolo male necessario, quella solleticante nostra perdurante dannazione!

Ombretta Di Pietro

L’incontro “Ulisse. O dei rischi della conoscenza” tenuto in streaming dal professor Lino Pertile dell’Università di Harvard venerdì 12 marzo è stato proposto dal Centro Culturale di Milano all’interno dell’iniziativa “Dante per oggi. Questo tuo grido farà come vento”. Prossimo appuntamento lunedì 22 marzo ore 18 sul canale You-tube del Centro.

Circa specchiosesto

Controlla Anche

Anche la Corale Ponchielli alla Rassegna delle corali UTE

Appuntamento martedì 14 maggio, dalle 15.00, al Cine-Teatro PAX di Cinisello Balsamo con la Rassegna …

Lascia un commento