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Osservatorio/ Zingaretti sbatte la porta e se ne va. E ora?

Zingaretti sbatte la porta e se ne va. Con un colpo di teatro improvviso il segretario del Pd annuncia su Facebook (e non in una sede di partito) le sue dimissioni lanciando un atto d’accusa senza precedenti contro il suo partito.
Questo dovrebbe far riflettere sulla natura di questo partito che non solo brucia tutti i suoi leader, da Veltroni a Renzi a Zingaretti, ma che non riesce a costruire, privo di identità storica e politica, un’alternativa credibile alla destra.
La posizione del PD caratterizzata da un lato alla più completa subalternità al governo Conte e dall’altro a costruire un rapporto strategico coi Cinque stelle si sta rivelando un completo fallimento.
Resta sullo sfondo una crisi profonda di questo partito, che non può certo essere risolta né con la conferma né con la sostituzione del segretario, ma con una profonda riflessione sulla sua stessa ragione di esistenza. Non si può fondare un partito senz’anima, senza storia, senza un nome e senza una chiara collocazione sul versante europeo. La crisi della sinistra, inutile ricordarlo ancora, nasce dal rifiuto dell’ex Pci, dopo la sua fine che é seguita alla fine del comunismo in tutta Europa, alla più naturale proposta dell’unità socialista proposta allora dal PSI di Bettino Craxi al fine di superare la scissione di Livorno e ricompattare la sinistra storica italiana in un unico grande partito d’ispirazione socialista e democratica. Il rifiuto di Occhetto e D’Alema portò a un’unione di forze ex comuniste ed ex democristiane esaltando un passato che non sta insieme, da Togliatti a De Gasperi, da Moro a Berlinguer e un presente inquinato da tendenze giustizialiste e antiliberali. Un partito cosí non poteva che produrre fallimenti. Quando l’identità é incerta e confusa anche i consensi sono labili, esattamente come accadde dopo la sciagurata alleanza elettorale di Veltroni del 2008 che portò Di Pietro a fortificarsi ai danni del Pd. Nella storia della sinistra italiana ed europea non c’é mai stato un partito dal quale siano usciti, in pochi anni, quattro tra i suoi massimi dirigenti, due dei quali segretari nazionali. La nostra impressione é che anche questa volta prevarrà la conservazione dell’esistente, con o senza Zingaretti. Purtroppo.

Ciemme 

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