MuseoCity 2021, in streaming il ‘Tappeto delle Tigri’ della collezione Poldi Pezzoli

“Tappeto persiano”… la formula alchemica che spalanca l’universo dell’immaginario fantastico del fiabesco orientaleggiante, costellato di eroici Aladini, lampade prodigiose, geni esaudenti i desideri più puri, avventurosi Alì Babà, temerarie Shahrazad.
Favole, dove il male vince sul bene, l’amore vero trionfa, l’elevazione virtuosa è la dimensione da raggiungere: da leggere e sognare nelle magiche “mille e una notte”…
E un po’ di quella magia è volata fino a Milano, sull’ordito tramoso e lanugginante del “Tappeto delle Tigri”: quel meraviglioso manufatto di abilissimo artigianato tessile che Gian Giacomo Poldi Pezzoli (mecenate delle arti tutte, amante del “bello”, raffinato collezionista) volle per adornare i suoi appartamenti, tra i dipinti di Botticelli, Mantenga e Bellini. Acquistato il 26 aprile 1885, per la “modica” cifra di 100£, dal fantomatico Giò Fossati, di cui nulla si sa, come neppure della reale provenienza di questa vera e propria opera artistica, che si arricchisce, così, di un alone di mistero che non può non pervaderci, solleticando la nostra curiosità.
Tigre: guardiano con funzioni purificative, simbolo di rinascita, coscienza, forza energetica sovrannaturale che partecipa alla facoltà divina di accedere all’Assoluto…Una tamburellante incantevole suggestione racchiusa già nel sol nome! di questo tappeto realizzato nella zona di Qazvin tra il 1560 e il 1570, nella lontana antica Persia della dinastia dei Safavidi (che regnò dal 1501 al 1736), sotto il dominio dello Shah Tahmasp. Fatto non per camminarci sopra ma bensì dentro! E allora… pronunciamo “l’abracadabra”, “l’apriti sesamo”, prendiamo la rincorsa, spicchiamo un grande salto e… lanciamoci nel vuoto facendoci risucchiare da quel luogo fatato rilucente di ammaliante immensità: 227 x 507 cm di nodi di lana, di armature di seta, di broccati di filati d’argento e argento dorato. Planando dolcemente nel medaglione centrale dal fondo blu come l’abissale mare e il celestiale cielo, con fasci di leggiadre nubi che, nella loro metamorfosi, ci ricordano la fugacità delle cose, soggette all’imponderabile scorrere del tempo. Coppie di animali, simmetricamente posizionate, danzano giocose, variopinti uccelli si alzano in volo trasportando lo sciamano nel mondo della meditazione e della spiritualità, bellissimi fiori di loto, con i loro otto petali di purezza, nascono miracolosamente da putride acque sbocciando alla sublimazione morale.
Varchiamo ora i confini del nucleo pulsante intorno al quale tutto si dipana, e immergiamoci nel rosso della vivida terra, tra vasi fonti di fertilità, custoditi dalle eteree alate Huri, esseri angelici dagli stupefacenti occhi. In un susseguirsi di alberi, allegoria della vita stessa, con le radici profondamente affondanti nel terreno e le ramificazione che si inerpicano verso l’infinito cosmico. E ancora di animali: scimmie, scopritrici del trasmutante significato nascosto nelle variegate realtà; serpenti, che, cambiando pelle, si rinnovano e rinascono continuamente, assurgendo all’immortalità; draghi, saggi e potenti, protettori degli innocenti dagli spiriti maligni; leoni, vigorosi, fieri, nobili , luminosi, grandiosi come la natura; creature miticheggianti che lottano tra loro, in quel divenire dicotomico che è l’esistenza umana nel suo percorso verso la trascendenza, o che si rincorrono come le lancette del tempo… Le parole di una risonante poesia ci ruotano musicalmente intorno, in un vortice di canora dolcezza: “Il tappeto è la mia casa”, sospirano! è il Paradiso, “Pairidaeza” in persiano, ossia il “giardino recinto” dell’Eden, quell’eternità armoniosa di colori, profumi e suoni di pace planetaria e imperitura…
Un viaggio “mistico” al termine del quale ci sentiamo portentosamente rinvigoriti e serenamente riconciliati con noi stessi e l’umanità intera.
Guidati da quel vecchio manufatto che per un centinaio di anni ha fatto vagheggiare migliaia di visitatori, segnato dal logorio dell’ implacabile fluire dell’esistere, che , anche dopo il meticoloso restauro del 2013, ha lasciato piccole ferite scalfite sulla rugosa superficie. Solo in rare occasione il saggio “intessuto” si ripresenta per narrarci ancora lo splendido racconto della vita. Riposa arrotolato con attenzione intorno al suo ligneo bastone, giacente in un armadio custodente.
Passando lì accanto un alito di anelito ci sfiora, una gradevole essenza ci accarezza e una soave melodia vibra di lontano le corde del nostro animo…

Ombretta Di Pietro 

In occasione di Milano MuseoCity 2021 il “Tappeto delle Tigri” della collezione museale Poldi Pezzoli è stato presentato al pubblico in streaming venerdì 5 marzo da Federica Manoli dello staff scientifico. E’ possibile visionare un video-racconto sul canale YouTube del museo. 

       

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