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Nelle parole di Carlo Carlucci il ricordo dell’amico e collega Paolo Lezziero

Due anni fa, all’età di 76 anni,  ci lasciava l’amico e collega Paolo Lezziero, indimenticato poeta e scrittore. L’amico e collega scrittore Carlo Carlucci lo ricorda con questa struggente poesia, che volentieri condividiamo con i lettori.

“Vi invio una poesia/ricordo per Paolo. Ovviamente non é morto, ha solo lasciato il corpo come si dice. Morti sono quei vivi che vivono meccanicamente per vivere appunto già morti. Le sue storie della Bettola Vecchia, le sue scarne poesie incise a bulino su ciottoli di fiume, il suo agire in un epicentro, Sesto San Giovanni, prima campagna, poi cintura industriale, poi solo Sesto che cosa ha testimoniato? Un frammento di Storia? Anche. Ma scavando piú a fondo? Forse il riproporre al solito la vicenda umana (di sempre), anzi la commedia umana dentro un paesaggio mutante fra i fantasmi del mondo contadino, quelli del giá fu mondo industriale trascolorato in un enigmatico oggi.
E in quest’oggi enigmatico la sua amata nipotina Sara cresce, dipingendo con serietá di adulta, ma non solo esercitandosi coi volumi abitativi come sperduti nello spazio pur sempre infinito. Sara, buon sangue non mente. Dentro Sesto e ben oltre Sesto all’infinito.
Ciao Paolo. Come vedi…

Carlo Carlucci

In un’ora pensante del mattino

Le tue stanze di via Casiraghi
le tue storie della Bettola Vecchia
quel mondo tutto e in fondo  universale
quei cari amici
o la tua famiglia
quel caro mondo purchessia
onda ricordi vita
vite che passano
di vita in vita
in veritá e vivezza
questa ininterrotta corsa di staffetta
lo struggente testimone
da vita a vita
per mani si intrepide
a riceverlo trasmetterlo
in quel lieve elastico
ansimare silenzioso
o Paolo

Circa specchiosesto

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