‘La sola colpa di essere nati’, dialogo tra Liliana Segre e Gherardo Colombo

Faceva freddo questa mattina, quando, sul presto, camminavo per le vie della città appena destatasi. Nuvole rosa lambivano il pallido aere celeste, rischiarando il mio animo turbato dal pensiero di quegli accadimenti avvenuti tanti anni addietro, ma ancora così vividi.
Un pezzo di storia che ha dell’impossibile, iperbole del male e paradosso della meschinità, ma con cui dobbiamo fare i conti perché, comunque sia, ci appartiene.
Calandoci “nell’abisso della consapevolezza” che scuote le nostre coscienze, riflesse negli occhi rispecchianti di una bambina, terrorizzati, svuotati, stanchi, ma che non perdono mai la luce della speranza e la forza della resistenza, aggrappandosi ad ogni residuo di vita…
Le leggi razziali del 1938 sancirono l’inizio della fine per milioni di  individui di “razza ebraica”: che parola obsoleta! Quando si parla di persone non esistono “razze” ma “uomini” e “l’umanità”. La razza si riferisce più propriamente al regno animale, ma racchiude già in sé un senso spregiativo e “prevaricativo”.
Questa legislazione malata, che ci pone di fronte alla perenne dicotomia tra legalità e giustizia! alimentata dalla più assoluta discriminazione, non avrebbe potuto non trovare fondamento in un pregiudizio latente ed un’ipocrisia di fatto di tutti coloro che non vi si opposero in alcun modo, preferendo una cecità di comodo ed un’accettazione di vantaggio.
Privava gli ebrei di ogni diritto d’istruzione, di lavoro, di onoreficenze conseguite, di possesso di beni mobili ed immobili, ma soprattutto della loro “identità”: quelle radici individuali di appartenenza ad una famiglia, una comunità, una società, un paese, un luogo, una nazione, consentendoci di essere cittadini del mondo con la nostra peculiarità. Stupore, delusione, rabbia, furono i sentimenti inizialmente provati da parte di coloro che si consideravano innanzitutto “Italiani” e poi ebrei, che  come tali avevano combattuto nella Grande Guerra e che, in parte, avevano aderito al e sostenuto il partito fascista. Perché erano stati traditi, depredati, violentati prima nello spirito e poi nel corpo, quando i gendarmi facevano incursioni immotivate nelle loro case? Perché di colpo una bimba di 8 anni non poteva più andare a scuola e fare la sua vita “normale”? Per “la sola colpa di essere nati”, o meglio di essere nati “così” , perché qualcuno arrogantemente sosteneva che “così” era sbagliato, tanto sbagliato da dover essere “distrutto”, “cancellato”. E a nulla valsero le conversioni al cattolicesimo, il battezzarsi, le fughe per sottrarsi alle deportazioni, come fu per quella ragazzina e il padre, che pagarono per superare il confine svizzero ma vennero respinti: all’età di 13 anni si ritrovò in un “lager” tedesco! In quel “grande nulla”, in quel “non mondo” di puro odio che aveva un solo scopo: “disumanizzare” ed “ eliminare”.
Senza più nome, vestiti, cibo, dignità, una vastità di anime sole: “non potevi fidarti!”, silenziose: “non dovevi parlare!”, soggette alla “schiavitù”, alla “tortura”, alla “discrezionalità selettiva” di chi diceva “Tu si, tu no!”, “Tu vivi, tu muori!”. E solo per “sorte favorevole” qualcuno sopravvisse: come la ragazzina, che però rimase sola, diversa, silente pur tornando alla sua “normalità”.
Il lessico del male… Nel 1947, in un lasso di tempo decisamente breve da quegli impudici decreti, la promulgazione della Costituzione Italiana rovescia completamente la prospettiva “riconoscendo” e “garantendo” i “diritti inviolabili” dell’uomo, di qualsiasi “essere umano”.
Da allora migliaia di voci si uniscono per rievocare il ricordo del loro tragico vissuto, una melodia struggente, triste colonna sonora dei fatti realmente accaduti. Anche Liliana, a 60, anni rompe il suo silenzio, ricucendo i “brandelli” di memoria con la storia, per conoscere, comprendere e consentirci di apprendere e capire. Facendo parlare quella bambina che poteva afferrare la pistola e sparare al suo carnefice, ma no! nessuna vendetta: “Io non sono come loro!”. “La risposta violenta all’ingiustizia ha sempre creato ingiustizia”: il che non vuol dire perdonare ma trovare una strada nuova.
Contro “l’odio applicato” c’è l’educazione al “contenimento”: e se ancora oggi esistono pregiudizio e discriminazione sono principalmente fattori culturali che possono e devono necessariamente essere cambiati! Combattendo “l’indifferenza”, un cancro del singolo e della collettività che uccide dentro, in nome “dell’etica della responsabilità”, nel compimento di scelte, nel dialogo e nel confronto costanti, e della “solidarietà sociale” senza la quale non può esserci “prosperità”: questi i nostri doveri per far esistere e resistere i diritti acquisiti!
Il lessico del bene…Una memoria quella di Liliana che, priva di ogni retorica, nasce dalle ceneri inerti e produce vita… silenzio… ascoltiamola…

Ombretta Di Pietro  

“La sola colpa di essere nati” di Gherardo Colombo e Liliana Segre , edizioni Garzanti, è stato presentato in streaming sulla pagina facebook dell’Anpi di Sesto San Giovanni mercoledì 27 gennaio in occasione delle celebrazioni per la Giornata della Memoria, alla presenza di Gherardo Colombo, Lina Calvi, presidente Anpi di Sesto, Patrizia Minella del Cespi di Sesto. 

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