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Osservatorio. A proposito della fantomatica riforma del fisco

“Grande è la confusione sotto il cielo” diceva Mao Zedong e aggiungeva “quindi la situazione è eccellente”. Nel nostro caso la confusione nei provvedimenti e nelle informazioni che ci vengono date fanno pensare alla prima parte non certo alla seconda della frase attribuita al cosiddetto “grande timoniere”. Tutte le sere nei telegiornali e nei talk show siamo bombardati da una pioggia di miliardi che il governo promette e ci assicura che risolveranno i problemi della Nazione. In questa strana fase della storia economica che stiamo vivendo, all’improvviso pare che i soldi non siano più un problema e che anzi siano diventati una risorsa infinita o una variabile indipendente come disse molti anni fa un famoso sindacalista. Ovviamente non è così. I debiti che stiamo contraendo dovranno essere onorati, nel senso che lo Stato dovrà pagare un interesse, per quanto basso, e dovrà essere in grado di ripagarli (o dirsi disponibile a farlo, e dare l’impressione di esserlo davvero, per evitare che i tassi salgano). Nel frattempo si continua a parlare di una fantomatica riforma del Fisco, senza dichiararne il contenuto e gli obiettivi. In altre parole lo Stato dovrà incassare di più o di meno? È evidente che i soldi del Recovery fund essendo destinati a finanziare progetti non potranno essere destinati ad abbassare le tasse anche se in teoria potrebbero liberare indirettamente risorse (ad esempio quelle destinate all’ambiente, al digitale, alle infrastrutture) che consentirebbero al governo di agire sul carico fiscale, se vorrà farlo. Prima però il governo dovrebbe per prima cosa rispondere ad alcune domande. Ritiene giusto che ci siano italiani che versano allo Stato oltre la metà di quello che incassano? Ritiene giusto che lo Stato incameri una buona parte degli aumenti che i lavoratori ottengono con i rinnovi contrattuali e le contrattazioni aziendali? Perché ai cittadini italiani – e non solo ai tennisti – è consentito prendere la residenza a Montecarlo e quindi non pagare le tasse in Italia, mentre ad esempio ai cittadini francesi questo non è consentito? Perché il commerciante sotto casa è preso di mira dal Fisco e la multinazionale dell’e-commerce no?
Non sono domande fuori luogo, riguardano la tanto blaterata riforma del fisco. Ma siamo certi che resteranno senza risposta. Nelle parole e, quel che più conta, nei fatti.

Ciemme

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