Home » Tempo libero » Caterina da Broni raccontata da Marina Marazza nel romanzo ‘Io sono la strega’

Caterina da Broni raccontata da Marina Marazza nel romanzo ‘Io sono la strega’

Sabato 4 marzo 1617, venerdì 13 novembre 2020. Quanti secolari decenni sono passati da quel fatidico giorno che segna la fine di un processo epocale per la Milano ed il mondo di allora, intrisi di superstizioni, credenze “popolari” al limite del “fiabesco”, riti scaramantici. E dove il confine tra il bene ed il male è labile e nebuloso, come le nebbie che costantemente pervadono ed invadono l’ urbe meneghina: una fenditura nella quale possiamo infilare una mano spostando il tendone purpureo, che cela l’oscurità nella quale i 2 opposti si congiungono, un po’ più da una parte o un po’ più dall’altra!
Il processo è quello a Caterina da Broni, accusata di stregoneria, ritenuta colpevole e condannata a morte: bruciata alla Vetra, dove per la prima volta viene eretta la “baltresca”, un vero e proprio palco sul quale il rogo scoppiettante risulta più visibile alla folla accorsa a godersi lo spettacolo: quella plebaglia miserrima, frustata da ogni fiammella di perentorio monito ma anche perversamente divertita da tale tragica “rappresentazione”, che per un attimo la allontana dalla meschinità della sua conditio vitae. Parlare di “strega” nella Milano di allora potrebbe suonare come un ossimoro: la città è in pieno boom economico, circolano una quantità incredibile di merci, denari, genti da ognidove, idee, in un dialogante incontro di diversità, e vive e vitali sono le arti tutte (anche quella del teatro, col ben noto Salone Margherita e la Compagnia dei Gelosi), ma? Siamo anche nel post Concilio di Trento, nell’imperante Controriforma, e nel ducato milanese, confinante con la Svizzera, si paventa l’infiltrarsi della tanto temuta eresia riformata. Si spiega, così,  la spietata caccia alle streghe e agli eretici, che miete molte vite in un reprobo e vile gioco di potere da una parte e uno scellerato e rischioso tentativo di riscattarsi da un’esistenza di stenti dall’altra: se i santi non aiutano allora la gente del volgo si rivolge disperatamente ai demoni!
E in questa religiosità intrisa di “credulità” ricchi e poveri, potenti e “popolino” sono accomunati, disposti a prestare fede, anche se per ragioni differenti, ad angeli e “satani” , le due facce della stessa medaglia. In tale contesto si inserisce la triste storia di Caterina, quella “povera infelice sventurata”, come la descrive il Manzoni nei suoi Promessi Sposi, che ci viene restituita sotto forma di una “no fiction narrative”, un romanzo basato su reali accadimenti, genere di cui il Manzoni stesso può considerarsi uno dei più celebri antesignani! Nata nel 1573 da un maestro di scuola che le insegna a leggere e scrivere, cosa inusuale per le donne dell’epoca.
A 13 anni si sposa con tal Pinotto, che ben presto la fa prostituire. Scappare dal suo aguzzino è la sua unica possibilità di salvezza: comincia così la tormentosa peregrinazione in varie località d’ Italia, una sorta di viaggio iniziatico verso il mondo dell’occulto, più propriamente una fuga costante da un marito persecutorio, nel tentativo di trovare nuova stabilità e sicurezza. Che auspica di conseguire prestando servizio come serva presso signorotti e nobiluomini, di cui spesso diventa forzatamente concubina. Ecco allora che si avvicina ai primi rudimenti di una sorta di magia bonaria, ingenui incantesimi di autodifesa contro un mondo ostile e malevolo. Ma la strada è tracciata e ben presto l’afflitta Caterina cederà e venderà l’anima al diavolo, in un rituale di paradossale consacrazione salvifica. Ma neppure queste presunte misteriche facoltà acquisite sembrano contrastare un destino avverso. Fino a quando non giunge nella grande Milano: un sogno, un miraggio, una speranza! dominata allora dai 3 poteri emblematici del Senato, del Governatore spagnolo e della Curia di Federico Borromeo (di manzoniana memoria!). Invece è proprio l’inizio della fine. Dopo varie traversie approda al servizio del Senatore Luigi Melzi, molto anziano ma molto attivo nell’ ambito della vita pubblica e mondana cittadina. E su di lui decide di compiere un incantesimo “ad amorem” per poter consolidare, ormai 40enne, il suo status sociale. Anche questa volta la sfortuna la perseguita: il Melzi comincia a stare male, i medici non riescono a curarlo, ergo la colpa ricade sulla serva accusata di aver compiuto un incantesimo “ad mortem”!
La conclusione è nota, ferocemente voluta da una spregiudicata Inquisizione particolarmente attiva, attenta a tutelare gli interessi e l’autorità della Chiesa cattolica e dei Ducati. “Io sono la strega”, dirà sul carro che la conduce al brutale epilogo, una disprezzante e coraggiosa confessione accusatoria di una sorte ingiusta e di un pregiudizio diffuso: “Questo volete che io sia? Ebbene lo sarò!”, pare affermare con lacerato orgoglio. Un’amara vicenda umana che riaffiora magicamente dagli archivi della memoria di casa Melzi, dove negli anni ’80 del secolo scorso sono stati rinvenuti copia degli atti processuali, risorgendo dalle ceneri del ricordo come una luminescente Fenice. Il racconto di demoni non demoni, di santi non santi, di colpevoli non colpevoli, di vittime non vittime… E se facciamo bene attenzione, camminando per le vie della Milano “misteriosa”, potremmo imbatterci in strane figure statuarie o in fruscianti apparizioni fantasmiche, udire rumori inquietanti, che ci trasportano in una dimensione tenebrosa, leggendaria, misticheggiante, ma ben radicata nella realtà metropolitana.
Tendiamo l’orecchio. Un ultimo echeggiante sommesso sospiro. Ci urla: “Strega chi legge!” Attenzione a non cadere nel sortilegio!

Il libro di Marina Marazza “Io sono la Strega”, edizioni Solferino, è stato presentato venerdì 13 novembre nell’ambito della manifestazione Bookcity 2020, col patrocinio della Confcommercio di Milano.

            Ombretta Di Pietro       

Circa specchiosesto

Controlla Anche

Docufilm su Greta Thunberg nella sala virtuale del Rondinella

Evento speciale sabato 14 novembre alle 20.30 nella sala virtuale del Cinema Rondinella. Collegandosi in …

Lascia un commento