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Osservatorio: Gialli, rossi o arancioni?

Siamo perfettamente d’accordo con tutte le misure adatte a contenere il virus come accade in tutti gli altri Paesi ma, alla luce dei continui Dpcm del governo, pensiamo sia lecito porsi alcuni interrogativi.
E’ proprio necessario esautorare il Parlamento, cosa che accade solo in Italia? Non si poteva ricorrere a decreti legge, che sono immediatamente esecutivi, ma per essere definitivamente approvati devono passare da un voto delle due Camere entro sessanta giorni? Davvero la Costituzione permette questo uso continuo dei Dpcm che sono di carattere esclusivamente amministrativo per prendere decisioni sulla libertà dei cittadini?
Sulla divisione dell’Italia in tre, giallo, arancione e rossa, sarebbe possibile capire bene, magari con la pubblicazione dei verbali del Cts (comitato tecnico scientifico) finora inaccessibili, in base a quali motivazioni scientifiche si è deciso di attribuire il colore alle varie regioni? Trattandosi di impedimenti, restrizioni e chiusure, il governo ha il dovere di spiegarle bene a tutti i cittadini.
Il presidente Conte, anche alla luce del pressante invito del presidente della Repubblica Mattarella, ha invitato le opposizioni a collaborare. Finora l’apertura del governo é stata solo di facciata e la disponibilità dell’opposizione troppo recalcitrante. In una intervista al “Corriere della Sera” l’ex presidente Mario Monti ha avanzato una proposta che a nostro avviso potrebbe essere accolta. Il governo attivi le commissioni parlamentari che, come noto, sono formate dai rappresentanti di tutti i partiti in modo da portare preventivamente le sue decisioni a livello istituzionale consentendo a tutti di proporre soluzioni che permettano di operare per il bene del paese a prescindere dall’appartenenza all’area di maggioranza o di minoranza. Dunque il governo parlamentarizzi i suoi provvedimenti che devono essere di tutti e non solo di maggioranza.
In una situazione di emergenza come l’attuale l’Italia ha bisogno di un progetto in grado di coinvolgere tutte le forze politiche, economiche, sociali, culturali. Il debito italiano é destinato a sfondare il muro del 160 per cento sul Pil, che solo nel 1922 l’Italia superò anche a seguito dei danni della grande guerra e delle rivolte popolari seguenti. La crisi saremo prima o poi chiamati a pagarla e la pagheremo cara se da subito non ci preoccupiamo di elaborare un grande piano di investimenti tra l’altro necessario per accedere al tanto reclamizzato Recovery fund.

Ciemme

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