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Ospedale di Sesto, continua il dibattito sulla ‘rimodulazione’ dei reparti

L’ospedale di Sesto

“L’ospedale di Sesto San Giovanni riorganizzato per solo Covid a sorpresa, repentinamente e senza preavviso: la cittadinanza di tutto il Nord Milano è esterrefatta per la decisione presa dalla Regione, alla quale chiediamo spiegazioni immediate. E l’assessore Gallera non scarichi le scelte sulla Asst Nord Milano, visto che la riorganizzazione dipende dalle procedure stabilite da una sua delibera, che per fornire personale al cosiddetto ospedale in Fiera lo sottrae agli altri nosocomi”. Così interviene Carlo Borghetti, consigliere regionale del Pd e vicepresidente del consiglio regionale, annunciando il deposito di un’interrogazione a firma sua e della collega Carmela Rozza, in cui si chiedono lumi sulla decisione di rimodulare la struttura sanitaria sestese per fronteggiare la seconda ondata del Covid e di trasferire medici, infermieri e personale sanitario nel nuovo ospedale costruito in Fiera a Milano.
“Come ci viene comunicato dal territorio, la chiusura della maggior parte dei reparti e di numerosi ambulatori avviene senza alcun preavviso alla cittadinanza, che non potrà più accedere all’ospedale cittadino e al suo pronto soccorso – prosegue Borghetti –. E tutto avviene senza che i sestesi, e non solo loro, sappiano come questi servizi verranno assicurati, né sono state espresse garanzie sul ripristino non appena possibile delle attività sospese o spostate: su questo, a partire dal pieno ripristino del pronto soccorso, chiediamo a Gallera precise e tempestive garanzie. Ovviamente nessuno intende sottovalutare la gravità della situazione dell’emergenza Covid, ma è davvero un inconcepibile modo di procedere, a ben 8 mesi dall’inizio della pandemia, togliere dalla sera alla mattina servizi essenziali senza averlo programmato a dovere. I sestesi e l’intero territorio del Nord Milano devono sapere quale futuro ha in mente la Regione per questo presidio”, conclude Borghetti.
Dice di essersi subito attivato per chiedere chiarimenti alla Regione Lombardia il sindaco di Sesto San Giovanni, Roberto Di Stefano: Mi sono subito attivato affinché Regione Lombardia chiarisse la posizione – sostiene il primo cittadino sestese -. Fa piacere che la stessa Regione abbia chiarito che i professionisti che saranno trasferiti temporaneamente in Fiera, presi dagli ospedali hub, non andranno a intaccare minimamente il funzionamento dei presidi territoriali locali. Sesto San Giovanni, una delle città più grandi della Lombardia che conta oltre 82.000 abitanti, con un importante nosocomio che serve l’ampio bacino d’utenza di tutto il Nord Milano, soprattutto in questo momento storico ha bisogno di essere funzionante per il territorio, proprio per garantire l’assistenza ospedaliera a tutti e non solo ai malati covid. Regione Lombardia ha fatto sapere che non ci sono documenti della giunta e della Direzione Generale Welfare che stabiliscano la chiusura del punto nascita o del Pronto soccorso dell’Ospedale di Sesto San Giovanni”.
L’allarme sulla decisione del Pirellone di chiudere pronto soccorso e punto nascita dell’ospedale sestese per recuperare personale da spostare nell’ospedale in Fiera era stato sollevato nei giorni scorsi dal consigliere regionale PD Pietro Bussolati a cui, subito, aveva replicato con una nota ufficiale l’assessore al Welfare Giulio Gallera: “Bussolati non è informato – ha dichiarato Gallera -. O forse non ha ancora digerito la straordinaria utilità dell’ospedale in Fiera. Regione Lombardia, sui servizi e le prestazioni dell’Ospedale di Sesto San Giovanni, non ha assunto alcuna decisione sul Pronto soccorso e sul punto nascita. La struttura della Fiera – aggiunge Gallera – permette di concentrare e accogliere i pazienti più gravi aumentando sicurezza ed efficacia della cura. Sarà gestito dagli ospedali Hub (tra cui quello di Sesto, ndr), ciascuno dei quali ‘adotta’ un modulo garantendo la presenza di personale qualificato in base al numero delle persone ricoverate. E’ naturale che gli Spoke supportino gli ospedali Hub in questo percorso, da un lato attivandosi per accogliere i pazienti meno gravi e dall’altro fornendo personale qualificato per la gestione delle terapie intensive. Ribadisco inoltre che non ci sono documenti della Giunta o della Direzione Generale Welfare che stabiliscano la chiusura del punto nascita o del Pronto soccorso dell’ospedale di Sesto San Giovanni”.
E i cittadini non stanno a guardare: in poche ore la petizione lanciata online su change.org, per scongiurare la chiusura del punto nascita dell’ospedale, ha superato le 1.400 firme.

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