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Confcommercio, Confimprese e Federdistribuzione critiche sul ‘coprifuoco’ lombardo

Il provvedimento annunciato da Regione Lombardia che prevede la chiusura nei fine settimana degli spazi della media e grande distribuzione non alimentare, tra cui i centri commerciali, e che impone la chiusura anticipata alle 23 dei pubblici esercizi, desta molta preoccupazione nelle imprese associate a Cncc, Confcommercio Lombardia, Confimprese, Federdistribuzione e Fipe.
Il mondo del commercio non alimentare e della ristorazione è già stato messo a dura prova durante i mesi di lockdown, con gli esercizi chiusi e vendite azzerate che, alla situazione attuale, prevedono a fine anno una stima di perdite del fatturato ben superiori al 30%. Stime molto alte di perdita anche per i pubblici esercizi nell’ordine di decine di milioni di euro al mese.
“Dalla riapertura degli scorsi mesi i punti vendita hanno dato costantemente mostra di poter esercitare la propria attività in totale sicurezza – si legge nella nota congiunta delle associazioni -, offrendo le garanzie necessarie ai cittadini e contribuendo a contenere la pandemia.  Il coprifuoco serale, con la chiusura anticipata dei pubblici esercizi ha risvolti dubbi in termini di efficacia nella prevenzione del contagio ma avrà conseguenze certamente devastanti nella propensione a frequentare le attività di ristorazione. Per contro, l’anticipo della chiusura rischia semplicemente di favorire code e assembramenti, proprio quello che, in teoria, si vuole evitare”.
Pur condividendo la necessità di mettere in atto tutte le misure necessarie per contrastare la diffusione del Covid-19, anche valutando la definizione di ulteriori protocolli di sicurezza, per le associazioni è necessario considerare le conseguenze su un settore già compromesso da oltre due mesi di chiusura, che hanno generato importanti contrazioni di vendita a fronte di costi fissi incomprimibili e spese aggiuntive per il rispetto dei protocolli di sicurezza. Il settore è il motore dell’intera economia. “Affossare il retail significa affossare l’economia del Paese. Fermare l’attività nel fine settimana vuol dire mettere a repentaglio i fondamentali del mondo del commercio e concentrare i consumatori in 5 giorni su 7 con conseguenze sulla sicurezza. Tale prospettiva preluderebbe a inevitabili ripercussioni sui livelli occupazionali e sulla tenuta stessa delle imprese”.

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