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Presentato a Sesto ‘Il motore del mondo’ di Gustavo Pietropolli Charmet

Che l’uomo sia composto da una varia e variegata complessità di elementi, la cui interlacciante sommatoria dà vita all’essere “individuo”, è fatto noto. Non siamo certo un “unicum”, un massiccio e rigido blocco di marmo, anche se, a ben vedere, il marmo ha tante venature e può essere lavorato e scolpito per ricavarne una forma che, quantunque sia altro dal sé originario, ne è, altresì, la pura essenza.
Siamo parimenti un complesso di piani intersecatisi, strettamente connessi e collegati, il cui giusto allineamento comporta, inevitabilmente, il raggiungimento di uno status di equilibrato “benessere”. Abbiamo, pertanto, un piano emozionale, scaturente dalla percezione sensoriale di ciò con cui veniamo in contatto; uno sentimentale, sviluppo del precedente nell’elaborazione di più articolate pulsioni e sensazioni, la “voce dell’animo”; che può sfociare in un piano passionale, che le stesse amplifica, inducendo, oltremodo, creazioni “artistiche”; uno razionale, che traduce il “sentire” in coscienza e conoscenza di sé e delle cose del mondo; e in ultimo uno di “fede”, qualora il logos non sia sufficientemente esaustivo, con prevalere dell’acceso fervore sulla ratio mentis. Tutti vivi e vitali, inconsapevolmente, inconsciamente.
Si può, dunque, sinteticamente decifrare la natura umana in percezione-sentimento-ragione, dove il “sentire del cuore” è nettamente superiore al percepire stesso e motore propulsore del ragionamento, che già contiene col suo “ordine del cuore” e la sua “logica del cuore”: “Noi conosciamo la verità non soltanto con la ragione ma anche con il cuore… Anche il cuore ha un suo ordine”- B. Pascal -. Si può allora ben dire, come afferma Gustavo Pietropolli Charmet, che “gli uomini decidono in base ai sentimenti che sperimentano: sono i sentimenti il motore del mondo”!
Comprenderne la “costruzione” e l’evoluzione sia individuale che comunitaria, è fondamentale per il perseguimento di quella che potremmo definire “felicità mentale”.
Charmet ci regala un saggio che è un “diario ex post”, una “raccolta di impressioni e di ricordi, ma anche di convinzioni”, maturate durante la lunghissima e collaudata attività di psichiatra e psicoterapeuta di giovani “pazienti”, e che ha come obbiettivo principe l’ ”interpretazione da dare al dolore delle persone”, ed in particolare al “nuovo dolore” dell’attuale generazione di adolescenti. Tutto è in continuo divenire, ed oggi più che mai stiamo assistendo ad “imponenti metamorfosi sociali e culturali”, con conseguente imprescindibile “mutazione del sentire” del singolo, che in parte è da attribuirsi anche alle cosiddette “predisposizioni” genetiche, e del “sentire comune”.
Una vera “rivoluzione” avvenuta “nell’espressione sociale dei sentimenti”, nelle “modalità” con le quali sono vissuti e per le “reazioni” che suscitano nel “soggetto o nel gruppo umano di appartenenza”.
Potremmo puntualmente asserire che i sentimenti, oggi come ieri e come domani, sono sempre gli stessi, ma cambiano d’abito, si colorano di rinnovate sfumature, sovvertono l’ordine di apparizione nel grande teatro dell’interiorità, che condiziona obbligatoriamente l’agire esterno, e la predominanza di uno sull’altro. Per meglio intenderci: si continua, nevvero, ad amare ed odiare, essere felici o tristi, sicuri o spaventati, ma… Nella moderna epoca, e proprio nei giovani, la vergogna ha la meglio sulla colpa, l’amore narcisistico su quello romantico.
Accresce il sentimento d’odio, di rabbia, di offesa, di vendetta, di rimorso, di paura di non essere all’altezza, d’insicurezza, e, per contro, “l’importanza dell’amicizia e del legame” aggregativo, del riconoscimento da parte della “classe sociale” dei coetanei, che detta le nuove regole per “essere”! Per le quali l’apparire esteriore e corporeo soppianta di gran lunga il valore della peculiarità di ogni singola personalità: bisogna mostrarsi ed essere ammirati, e se si impatta col muro dell’inadeguatezza scaturiscono comportamenti di chiusura, autolesionisti ed autodistruttivi.
Quale “rombo della trasformazione” della e nella società avrà mai portato all’eco sonoramente differente di una neonata ed ancora sconosciuta partitura “sentimentale”? Forse su tutti la scomparsa della figura patriarcale, emblema di “autorità”, “regole” e “punizioni”; la conseguente evaporazione del “padre etico”, sostituito dal “padre accuditivo”; la nascita di un microcosmo famigliare “iperprotezionista” e dalle grandi aspettative sulle ipotetiche talentuosità del bambino, poco rispondenti alle sue reali attitudini e propensioni.
Con il rischio dell’insorgere di una devastante fragilità nel momento in cui il figlio adolescente si immette nel macrocosmo della collettività. Ecco l’originale spartito della rinnovata melodia contemporanea che accompagna un’inedita canzone “sociale” e la corrispettiva vivace danza di un turbinio di sentimenti in divenire!
Ma un “male mentale” è, odiernamente, dominante: la soffocante impressione, nei ragazzi, che il futuro sia finito, vacuo e vano, “quell’angoscia che conosce il nulla ed anticipa la morte” (M. Heidegger) e che porta a nutrirsi solo di “presente” da succhiare, spolpandolo, con intensità, velocità, eccesso, ma senza costruttività.
Charmet, dal suo osservatorio privilegiato, da questo “laboratorio di ricerca sui sentimenti”, ci restituisce l’ossigeno della speranza che “rileggendo il passato e ascoltando il presente sia possibile immaginare insieme un futuro in cui vivere”, ritrovando e restituendo il senso del limite, dell’ autorevolezza, della passione, dell’esempio, della fatica per raggiungere un personale obbiettivo, del valore della differenza sull’omologazione, dell’esserCi sull’apparenZa!
Ridonando piccoli ed immediati futuri ai nostri giovani in cui poter riporre la fiducia e la forza individuali e che, mattone dopo mattone, portino a intravedere più ampi orizzonti realizzativi.

Ombretta Di Pietro

“Il motore del mondo” (ed. Solferino) di Gustavo Pietropoli Charmet, psichiatra e psicoterapeuta e è stato presentato giovedì 15 ottobre a Spazio Arte, su iniziativa della Libreria Tarantola e del gruppo “Amici della Biblioteca”.

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