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Osservatorio: Vincitori e vinti …

E’ possibile che ci sia un partito che nella stessa tornata elettorale vinca clamorosamente e perda rovinosamente? Sembrerebbe possibile visto il risultato del M5S nella duplice consultazione referendaria e regionale appena conclusa. La vittoria del sì al taglio dei parlamentari, netto e travolgente, porta il sigillo dei Cinque stelle ma contemporaneamente, e nella stessa giornata, lo stesso partito subisce un vero e proprio tracollo nel voto per le regioni.
E’ possibile che gli italiani abbiano sostenuto con entusiasmo una battaglia referendaria fatta all’insegna dell’antipolitica senza accorgersi di chi l’ha proposta? La verità è che l’antipolitica precede di molti anni l’avvento dei Cinque stelle.
Chi non è più giovanissimo ricorderà gli slogan della fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90. “basta con i partiti” “basta con i politici di professione” “prendiamoli dalla società civile” “parlamento pieno di ladri e di mafiosi”.
E’ una semina che si è affermata anche per responsabilità della classe politica di allora che non ha saputo o voluto fronteggiarla a dovere. Anzi c’è stato un partito che ha flirtato con essa, quando non l’ha appoggiata pienamente pensando di trarne vantaggio.
Da ricordare a questo proposito chi ha avuto la responsabilità dello squallido episodio del lancio delle monetine fuori dall’hotel Raphael. L’antipolitica e il disprezzo per il parlamento é stato fin da principio un obiettivo della Lega, da “Roma ladrona” all’agitare il cappio in parlamento, e dell’allora MSI i cui giovani circondarono il parlamento al grido di “siete prigionieri” o qualcosa di simile. Da allora per trent’anni è stato un susseguirsi di partiti inventati, sedicenti leader, coalizioni eterogenee messe insieme solo per non far vincere l’avversario.  E siamo arrivati all’oggi con il parlamento paragonato ad una scatoletta di tonno, votazioni fatte tramite una fantomatica “piattaforma Rousseau” che, guarda caso, dà risultati sempre favorevoli al capo e per finire all’”uno vale uno”. A questi signori dell’”uno vale uno” viene spontanea una domanda. Perché quando c’è da scegliere l’amministratore del condominio in cui si abita si pretende il curriculm, le referenze, tre o quattro candidati da esaminare mentre quando c’è da scegliere l’amministratore della cosa pubblica va bene anche il primo che capita scelto a caso o per sorteggio? Siamo curiosi di saperlo.

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