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Covid, Pro Sesto scrive alla FIGC: grosse criticità nei protocolli

“Importanti criticità in merito ai protocolli stilati per poter permettere la ripresa dell’attività calcistica agonistica dopo il lockdown”. A evidenziarli – in una lettera inviata alla presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio e a quella della Lega Pro – è il ‘Comitato Tecnico Scientifico’ dalla Pro Sesto, club professionistico di calcio che milita in Serie C e proprio in questi giorni ha individuato due atleti positivi nel proprio organico.
Il ‘Comitato’, creato un paio di mesi, coordinato dal dottor Cesare Massa Saluzzo e composto anche da virologi e igienisti, evidenzia come “questi protocolli siano stati stilati nell’ottica di un ‘ritiro chiuso’ della squadra, che veniva completamente ‘isolata’ dal mondo esterno per tutta la durata dell’attività fino alla fine della stagione. Mentre successivamente si è abolita l’obbligatorietà di isolamento di tutto il gruppo, facendo sì che gli atleti potessero vivere al di fuori di una struttura dedicata e continuassero a potersi recare nei normali ambienti di vita con la possibilità di contatto e di contagio”.
“Sia chiaro – spiega Amedeo Mangili, vicepresidente della Pro Sesto e medico – il nostro obiettivo è quello di tutelare e garantire la salute dei nostri atleti e dell’intera collettività. E proprio per questo, subito dopo l’emergenza-Covid, abbiamo creato un ‘Comitato Tecnico Scientifico’ interno al club. Ma il modello proposto al mondo del calcio non ci convince, soprattutto se rapportato a strutture come la nostra o come molte altre che militano in Lega Pro”. “In termini generali, infatti – prosegue Mangili – ci stiamo accorgendo che i protocolli previsti sono difficilmente applicabili e inoltre lasciano molte incertezze anche e soprattutto in relazione alla vità ‘sociale’ dei nostri calciatori che, alla fine, è molto simile a qualsiasi altro lavoratore”.
I dubbi del ‘Comitato’ della Pro Sesto riguardano anche altre situazioni quali, ad esempio, “la ripetizione degli esami sierologici ogni 14 giorni, visto che diversi studi dimostrano come questo tipo di screening in generale, ma soprattutto se applicato in questo contesto, abbia davvero una scarsa validità diagnostica”.

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