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Claude Monet-The immersive Experience, mostra evento agli Arcimboldi

Ci addentriamo nella silente penombra del teatro, sede per eccellenza dell’arte tridimensionalmente poliedrica del recitare, ensemble di parole, sonorità e pause, luci, colori e chiaroscuri, movimenti e staticità: ospite giammai più adatto per la mostra multimediale dedicata a Claude Monet, e che si trasforma per l’occasione nel  palcoscenico e nel dietro alle quinte dell’immensa opera pittorica dell’esponente più rappresentativo dell’impressionismo francese e del “naturalismo universale”, tripudio glorioso di attimi e di infinito…
Solo il fruscio dei nostri passi in trepidante e reverenziale attesa e il sommesso respiro degli occhi incuriositi. E di colpo, come per incanto, questa grigia palpitante sospensione viene lacerata da suoni soavemente ed assordatamente armoniosi di cromie danzanti, che procedono cadenzate  in battere e levare, ruotando in un girotondo vorticoso: si avvicinano e scherzosamente scappano via allontanandosi, in un’alternanza di giocosi andirivieni.
E si susseguono, in una catena consequenziale di immagini, come lo scorrere di una pellicola cinematografica, girata utilizzando piani semoventi e quasi deformati da lenti ovalizzanti, campi larghi d’insieme e strette inquadrature particolareggiate, che scivolano una sull’altra.
Click: uno scatto in divenire, visione ritratta da una macchina fotografica e impressa sull’iride del fotogramma. Svanisce lentamente facendone nascere una nuova, che pian piano si delinea e consolida e a sua volta si disgrega: uno sfilare di vita , morte e vita, come in una passerella dell’esistere. Invasi e pervasi, scossi nelle più profonde corde del nostro animo, tutti i sensi acutamente accesi e coinvolti dall’evanescente tocco deciso delle dinamiche sonanti pennellate dei quadri del grande maestro, che rivivono volteggiando sfericamente intorno a noi, sopra, sotto, avanti, dietro, di fianco. E ne siamo totalmente immersi, come ondeggianti nelle riflettenti ed interminabili acque dello stagno delle ninfee, inebriati da istanti di inesauribile ed eterna bellezza. Osservando da un angolo o da quello opposto, in piedi, seduti, sdraiati, nel mezzo o a lato, cambiando prospettiva e, conseguentemente, la percezione stessa.
Un viaggio immaginario, fluttuando nelle intime viscere delle realizzazioni “monettiane”. Ripercorrendo l’iter del suo atto creativo, di quel duplice scambio per cui l’arte entra nella realtà divenendone l’anima, ed il reale entra a sua volta nell’arte costituendone la sostanza principe. Del suo “en plein air”, quello stare e sprofondare completamente nella natura, il proprio autentico concreto atelier e fonte di ispirazione e del suo “en plein coeur”, assaporandone ed assorbendone gli odori, i sapori, i rumori, il caldo del sole, il fresco della brezza ventosa, il cangiare delle tinte al mutare della luce nel procedere del giorno.
Per fermare il “momento”, immortalandolo in un fotofinish di rapidi tratti multidirezionali ed  animosi, di imperitura spiritualità costretta, pur tuttavia, a soccombere alla consapevolezza dell’ineluttabilità dello scorrere del tempo, che tutto rende effimero e caduco.
Così Monet insegue costantemente quel sogno e bisogno di fissare l’essenza più “vera” celata da ogni elemento ed essere del mondo naturale, nella sua globalità, che nel suo incanto già prelude alla fine e all’oblio. Per giungere alle rappresentazioni più “astratte” delle ultime produzioni, in cui la definizione della forma lascia definitivamente il posto alla purezza dell’essente: i grandi “panneaux décoratifs”, ritraenti il suo giardino di Ginervy, in cui l’acqua occupa l’intero spazio compositivo, oltrepassando fintanto il limite materico dei pannelli, permettendo all’intorno di rispecchiarvisi in un luccicare di mille sfumature ed alle predilette ninfee, dalle varianti tonalità, di galleggiare in un echeggiante incommensurabile assoluto. Il raggiungimento del completo esperire sensoriale tradotto nel sublimare più incontaminato dell’esistente.
Una curiosità. Monet dipinse ventidue pannelli che dovevano decorare le due sale dell’Orangerie, e ne curò personalmente la sequenza e la disposizione circolare lungo tutte le pareti delle stanze, ponendo lo spettatore al centro, assorbendolo
nel flusso totalizzante delle raffigurazioni e calandolo nell’artificio sensorio, indicativi di una voluta sovrapposizione tra esecutore e fruitore. Mai pittore risulta essere, pertanto, più adatto alla splendida “virtual experience” che la mostra ci propone.
Usciamo dal luogo chiuso del teatro che ci ha spalancato le porte sui segreti anfratti della genialità del e nel creare di Claude Monet, arricchiti dalla sua grande eredità: andare oltre l’apparire delle cose, cogliere e vivere compiutamente il qui ed ora nella fragilità degli attimi sfuggenti.  

Ombretta Di Pietro

Claude Monet- The Immersive Experience”, prodotta dalla belga Exhibition Hub e dala torinese Dimensione Eventi, presentata a Milano da Next Exibition in collaborazione con Show Bees, col patrocinio del Comune di Milano. 1 agosto – 13 dicembre 2020 Teatro degli Arcimboldi. Per info: 02.64.11.42.212; info@teatroarcimboldiarte.it; info@nextexhibition.it

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