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Osservatorio/ Potere, poltrone, lusso: la metamorfosi dei 5 Stelle

Loro, i M5S, quelli dello streaming, della trasparenza, laggiù, dentro lo sfarzo di Villa Doria Pamphili, distanti e impenetrabili in quel reality dell’economia chiamato pomposamente Stati generali, e tutti noi, cittadini, cronisti, fotografi e cameramen, lasciati fuori dal cancello per una settimana, costretti ad ammirare da lontano il bel mondo del lusso e del potere.
Tutto questo fa molto “casta”, proprio quella che promettevano di combattere. E invece: golosi di potere, cacciatori di poltrone, sensibili al lusso li abbiamo visti da lontano salire sulle loro auto blu, le scorte armate, i lampeggianti, un corteo dopo l’altro.
Il rapporto del M5S con i giornalisti è profondamente cambiato. Gianroberto Casaleggio teorizzava che se ne potesse fare a meno. Vito Crimi, più raffinato, esplicitò: «Mi stanno sul ca…o!». Beppe Grillo lanciò una vera fatwa contro i talk show. «Chi vi partecipa sarà scomunicato».
Altri tempi! Ormai, ogni volta che si cambia canale, si trova un grillino. Alcuni passaggi restano memorabili. Tipo quello dell’ex ministro per il Sud, esperta di economia, che andò in TV a spiegare «come il Pil dell’Italia sia cresciuto grazie ai condizionatori d’aria».
Comunque tutti perfettamente a loro agio dove si decidono strategie, alleanze e, soprattutto, poltrone. Ci sono i dossier aperti per decidere, o condizionare. Eni, Enel, Poste, Terna, Leonardo, Alitalia. E soprattutto Rai. I vertici del Movimento ormai vengono interpellati anche per la nomina di un caporedattore qualsiasi. Così è ripartita la vecchia liturgia romana del tempo che fu. Conduttori ambiziosi e showgirl disoccupate sperano di incontrare la nomenklatura grillina nei locali della movida. Un saluto, un sorriso da tavolo a tavolo, li c’è gente che ti può costruire una carriera.
Famosa quella senatrice che si alzava nell’emiciclo di Palazzo Madama e urlava: «Io so’ der popolo e ve lo dico in faccia» , vestita con zatteroni di sughero e jeans strappati. Oggi la si vede girare tutta in ghingheri, con abiti rigorosamente griffati.
Così adesso nessun parlamentare vuole tornarsene a casa. Secondo il limite dei due mandati da loro stessi stabiliti e propagandati, a fine legislatura dovrebbero trovarsi un posto di lavoro in tanti. Ma niente paura, pare che i capi stanno cercando di scardinare la regola cominciando a introdurre per i consiglieri comunali il «mandato zero».
In che cosa consiste? Semplice, i mandati si contano partendo da zero e non da uno. Quindi i due mandati si completano facendo i mandati 0,1,2. Chiaro?

Ciemme

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