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2 Giugno 1946–2 Giugno 2020. Quante crepe sul tuo viso, cara Repubblica!

2 giugno 1946 – 2 giugno 2020: la nostra Repubblica è al suo 74esimo compleanno. Non più di primo pelo ma neppure così vetusta, con qualche acciacco dovuto all’età e ad una non facile esistenza, una saggezza latente, data da anni di esperienza nell’affrontare epocali eventi e nel trovare una più o meno legittima, legittimata e legittimante soluzione ad innumerevoli problemi, che uno stato sociale iuris civilis si trova obbligatoriamente ad affrontare in nome del bene comune. Il bene di quel popolo che rappresenta, non diciamo “sovrano” perché, oggi come oggi, potrebbe causare rigurgiti biliari da ritorni reazionari a supporto di neonati populismi di ogni sorta e genere. Ma questa è un’altra storia: quanto peso hanno, però, le parole!
E che, per tornare a noi, nel lontano ’46 scelse referendariamente a suo favore, barrando la casella alla di Lei corrispondente, assestando un sonoro sinistro da KO tecnico alla malcapitata Monarchia, che mestamente fece armi e bagagli autoesiliandosi. Per dirla tutta, il parto repubblicano non fu certo indolore, ergo, la suddetta nasceva già divisa, un unico corpo spaccato in due: il nord più innovatore ed il sud più conservatore.
Non pochi furono gli accesi scontri (vedi Napoli e poi…) causati dai recalcitranti al cambiamento: quanta fatica si fa a mutare le abitudini, anche se talvolta è un bene-male necessario!
Per la serie “comunque vada sarà un successo”: con un colpo al cerchio ed uno alla botte la “Resiliente” è arrivata fin qua! “Res pubblica”, cosa pubblica, cioé di tutti, qui non si scappa! Che deve essere tutelata da chi governa e da chi è governato, che ha scelto liberamente (ci auguriamo) il governante: quindi nessuno escluso, ambi-valenza di responsabilità e concorso di colpa, se si mette male!
Perché un tantino male può pure andare, datosi che questa grande Mater praecepta è composta da uomini, quei bipedi che, a loro dispetto, conservano, comunque sia, un lato oscuro. Ma, vestita col suo tricolore, ereditato dalla Repubblica Cispadana del 1797, oltre due secoli di abito, non ne fanno più di tale fattura! Resiste, persiste, insiste. Quel verde, bianco e rosso che sbandiera festoso e commemorativo, in ricordo di traguardi raggiunti e di vittime immolate. E che negli ultimi mesi ha decorato balconi e finestre di tutta la nazione, come segno di unione tra la gente e di unità tra le forze politiche, e tra la gente e le forze politiche e tra le forze politiche e la gente, insomma tutti insieme appassionatamente di fronte al pandemico nemico comune. Ma… c’è sempre un ma! Quante crepe sul tuo viso, cara Repubblica! Costantemente tacitamente lacera e lacerata da un dichiarato Stato di diritto ed un sovvertivo Stato di mafia, che usano ed abusano del tuo nome, dipingendolo di retorica antideologica. Al momento sgretolata da una maggioranza governativa di convenienza ed un’opposizione propagandista; da una gara tra regioni per chi sa fare meglio e di più: “Ho vinto io!” – “No, ho vinto io!”, chiuse a riccio nella tutela del proprio orticello “Il mio è più buono, il mio è più bello!”.
E se vuoi varcarne i confini: “Altolà! Passaporto sanitario, prima che ci impestate con i vostri diserbanti!”. Dov’è finita l’allegra brigata? Non verranno tutti insieme alla tua festa? Beh, sai che ti dico? Buon compleanno Repubblica, non rattristarti, è la natura umana, tu che ci puoi fare? Buon compleanno Repubblica, spegni queste 74 candeline ed esprimi un desiderio, forse arriverà subliminalmente alle menti ed ai cuori di questi tuoi figli scellerati: e potrà anche avverarsi.
Buon compleanno Repubblica, vedrai, qualcosa succederà! Intanto, ti regalo una vecchia canzone intramontabile: “Raccolgaci un’unica bandiera, una speme: di fonderci insieme, già l’ora suonò” (Goffredo Mameli- Il Canto degli Italiani).
Adesso soffia!
Evviva, tanti auguri!

Ombretta Di Pietro    

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