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Addio a Ezio Bosso, un fuoco che nessuna pioggia potrà mai spegnere

Ho avuto la grande fortuna di assistere dal vivo ad una delle ultime performance di Ezio Bosso in qualità di direttore d’orchestra. Di vederlo nel senso più ampio del termine! Con gli occhi, che scorgevano il suo auto-ironico sorriso sotto il lungo ciuffo di capelli, ondeggiante in un valzer folleggiante.
Con le orecchie, che udivano le parole fluenti dalle sue labbra come note danzanti di sublime acutezza e narranti una e tante storie, la sua e quella dei suoi amati compositori!
Con la bocca, che mi si spalancava colma di stupore di fronte alla meraviglia del sapere, il suo, immenso e straordinario, e il mio, arricchito nell’ascoltarlo, alla bellezza della musica, al tuonar degli applausi all’unisono di un sol suono!
Con l’animo che subbugliava nella presa di coscienza della costruzione di una composizione, nella grandiosità dell’esecuzione e nell’enormità di una piccola e magra figura che si agitava, giganteggiando polifemicamente, sul palco, dove tanti marinai seguivano il volo poderoso di quell’albatro, che guidava, col suo sapiente ondeggiare, quella barca sonante verso sogni lontani. Lo vedevo, col corpo e con l’animo, in un tutt’uno di empatia emotiva. Era l’11 gennaio 2020, poco tempo dopo tutta la mia vita, e quella del mondo intero, sarebbe stata travolta da un evento inaspettato, mentre già lo era l’esistenza del Virtuoso, segnata da anni una terribile malattia che era condanna. Ma non per lui: capace di non soccombere, di resistere, di lottare con la vigore di un leone e il coraggio di una gazzella, perché finché c’è musica c’è vita, e la sua musica gli ha sicuramente regalato il vivere vero e suggellato la sua eternità.
Avevo deciso di assistere alle prove aperte che Bosso avrebbe tenuto presso il Conservatorio di Milano, dirigendo l’Europe Philarmonich Orchestra nelle “Metamorphosen” e “Concerto per oboe” di Strauss e nella Sinfonia n°3 “Eroica” di Beethoven. Metamorfosi, di un corpo che cambia forma suo malgrado, ma tutti noi siamo chiamati a cambiare nel tempo, per forza o per amore, sicuramente per il dovere di crescere come persone, ed in questo Bosso era un maestro, come e più che per la musica stessa! Eroica: chi più di lui ha mostrato una tenacia, una volontà di non soccombere, una voglia di esistere e di avvincere facendo vibrare le corde degli spiriti, farli esplodere come rulli tuonanti di tamburi e tracimare come fiumi tempestosi! Ma, come sono solita dire io, gli eroi stanno sotto terra: e purtroppo il grande maestro ci ha prematuramente lasciato. L’enorme sala del Conservatorio era stracolma di persone in trepidante attesa, una massa così eterogenea da lasciare perplessi, adulti e bambini, giovani e vecchi, gruppi di amici, coppie e solitari: anche in questo Bosso si distingueva, nella capacità di portare la musica fuori da sé e regalarla a tutti, nessuno ma proprio nessuno escluso!
Devo ammettere che sono una new entry della musica classica, quindi poco conoscevo quando mi sono seduta in quella sala gremita. E mi aspettavo soltanto di sentire suonare quei musicisti dagli abiti informali e dai volti sereni, interrotti qua e la dalle precisazioni del Maestro. Che fa il suo ingresso fra applausi esuberantemente sinceri, tutti in piedi, tranne lui, ovviamente! Si siede sull’alto sgabello puntandosi con i piedi, imbraccia la bacchetta come un nerbo scudisciante e … si gira verso il pubblico, sorpreso lui stesso dalla quantità di persone presenti, non c’era un posto libero. E comincia a raccontare la genesi delle opere che andremo ad ascoltare in tutte le sue accezioni. E soprattutto rivela il segreto di quella “battuta”, unica e sola, che regge e lega i 3 pezzi: incredibile, che alchemica magia!
La musica parte, l’orchestra suona, lui agita le sue smilze e poderose braccia e quella bacchetta, che era diventata un tronco che coi suoi rami colpiva ogni cosa ed ogni essere! E sentivo quella battuta crescere e crescermi dentro, e costruire arie malinconiche, allegre e vittoriosamente celebrative, così apparentemente diverse tra di loro  ma unite da una comune origine, da quell’univoco germe!
Ogni tanto il suono si spegneva e il Maestro incitava i musicisti a far emergere la loro anima nell’esprimere lo spirito midollare del componimento e nell’unirsi in un solo coro con le anime degli altri: “perché la musica è gioia, nella musica non c’è sofferenza, nella musica non c’è l’ego”, la musica è tutto, è di tutti, è per tutti, è in ogni singola cosa di ogni singolo giorno, è unità totale e omnicomprensiva. Passione: quell’amore sviscerato per la melodia è stata la vera vita e la vera essenza di Bosso, quell’energia palpitante da ogni sua cellula e che travolgeva ciascuno di noi.
Quella sera, uscita dal Conservatorio, l’emozione mi pulsava dentro al punto tale che l’intera città mi sembrava diversa e più armoniosa. E quell’eccitazione vivrà sempre dentro di me, come un fuoco che nessuna pioggia potrà mai spegnere, quel fuoco sacro donatomi da un Grande Piccolo Uomo che ora è cullato dal dolce vibrato delle angeliche note. E per ogni artista che riesce, con la sua maestria, bramosia ed entusiasmo, a regalare anche solo una lacrima di commozione pura la sua esistenza avrà avuto un senso profondo e sarà infinita.

Ombretta Di Pietro

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