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Il dopo virus: nascerà una nuova Europa?

L’Europa non ha saputo darsi una strategia comune a fronte dell’infezione del coronavirus. Sono emerse pericolose chiusure abbinate ad un anacronistico e pericoloso spirito nazionalista. Si è guardato all’esplosione dell’infezione in Italia con un certo distacco, se non con indifferenza. A parte il Regno Unito che anche prima della brexit non ha mai dimostrato di avere uno spirito europeista, ma che dire della Francia e del presidente Macron che, avvertito già l’11 gennaio dall’allora ministro della sanità dell’arrivo di una epidemia del genere, non ha trovato di meglio che organizzare il primo turno delle elezioni municipali per poi rimandare sine die il ballottaggio. Anche Germania e Spagna, le due nazioni più colpite dopo l’Italia, si sono mosse con molti ritardi senza chiudere per tempo le scuole, sospendere gli eventi sportivi e tutte le manifestazioni con pubblico, chiudere i cinema e i teatri. Ma perché questo ritardo visto che l’Italia era da settimane in una situazione critica? Penso che la causa di tutto sia da individuare in una mancanza di visione europea dei problemi indispensabile in un mondo globalizzato come lo è oggi. Un virus che si diffondeva in Cina quarant’anni fa, col comunismo di Mao al potere, coi suoi invalicabili confini, non faceva paura all’Europa e all’Occidente. Nasceva, si diffondeva e moriva lì. Oggi il mondo é unito, globale, non sono solo nei mercati, ma anche nel comportamento delle persone che si trasferiscono continuamente per motivi di lavoro e studio econ rapporti sempre più stretti tra le produzioni e le commercializzazioni dei prodotti. Era evidente che quello che si era verificato in Cina sarebbe arrivato anche in Europa, così come era altrettanto evidente che quel che si stava verificando in Italia avrebbe coinvolto tutta l’Europa. Solo gli imbecilli e i superficiali potevano prevedere l’opposto. Adesso cosa resta di questa Europa basata su vincoli, rigore e gelosie tra stati? Salterà tutto col virus? Oppure il dopo virus sarà l’occasione per disegnare un’altra Europa dopo il fallimento di quella precedente. Un’Europa col pensiero alle sue origini, quella vagheggiata da Rossi, Colorni e Spinelli, l’Europa dei popoli, anzi del popolo europeo, gli stati uniti d’Europa, un’Europa nazione federale con un governo europeo e ministri europei almeno nei settori chiave, come Interni, Esteri, Economia, Sanità. Sappiamo bene che di questo si discute da troppo tempo. Ma il dopo virus non sarà una stagione come le altre. Sarà una specie di dopoguerra, dove, oltre alla contabilità dei caduti, si dovrà ripartire costruendo un futuro per chi al virus ha saputo resistere. Sapendo che tutto dovrà essere diverso da com’era prima.

Ciemme

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