Decreto ‘Cura Italia’, preoccupazione tra ambulanti e agenti di commercio

Il premier Conte

Primi commenti al decreto ‘Cura Italia’ del Governo. “Comprendo le difficoltà del Governo ma il Decreto ‘Cura Italia’ è, per quanto ci riguarda, del tutto insufficiente – afferma Giacomo Errico, Presidente della Fiva Confcommercio, l’organizzazione che raccoglie gli ambulanti -. 
Avevamo in qualcosa di più incisivo e specifico per una categoria che ormai dal 23 febbraio ha visto chiudere indiscriminatamente fiere e mercati. Bene ha fatto il Governo a privilegiare tutte le questioni relative alla salvaguardia della salute, ma noi rischiamo il tracollo perché la flessibilità di cui le nostre imprese sono dotate rischia ora di essere una palla al piede per la mancanza di risorse che ne consentono la sopravvivenza oltre un certo limite fisiologico.” 
“Ci auguriamo – prosegue il Presidente della Fiva – che già in sede di conversione del Decreto se non nel prossimo preannunciato provvedimento siano adottate ulteriori misure di sostegno a partire dalla sospensione dei canoni concessori per l’occupazione di suolo pubblico (in analogia a quanto fatto per le associazioni sportive), dalla sospensione del Durc e delle relative sanzioni, dalla norma per il rinnovo delle concessioni che scadono il prossimo 31 dicembre.”
Chiedono invece più chiarezza gli agenti e i rappresentanti di commercio. Hanno diritto all’indennità per i lavoratori autonomi prevista nel decreto legge del Governo del 17 marzo con le misure a sostegno delle attività economiche? La domanda è stata posta – unitariamente dalle varie rappresentanze di categoria degli agenti: Fnaarc Confcommercio, Filcams Cgil, Fisascat Cisl, UILTuCS Uil, Ugl, Usarci – con una lettera inviata al Premier Giuseppe Conte e al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo.
L’art. 28 del decreto legge – scrivono le categorie di rappresentanza degli agenti – dispone di un’indennità per i lavoratori autonomi, tra cui si devono annoverare gli agenti e rappresentanti di commercio. L’articolo del decreto genera, però, un’incertezza nell’applicazione da chiarire al più presto: nell’individuare l’ambito soggettivo di applicazione fa, infatti, riferimento ai soggetti iscritti alle gestioni speciali dell’Ago (Assicurazione generale obbligatoria), non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie.
 Gli agenti e i rappresentanti di commercio – scrivono le organizzazioni di categoria – sono contestualmente tenuti al versamento dei contributi previdenziali, sia presso l’Inps (gestione commercianti) sia presso la Fondazione Enasarco, in quest’ultimo caso ai fini dell’erogazione di una prestazione integrativa rispetto alla gestione di primo pilastro presso l’Inps.
“Anche la gestione previdenziale integrativa presso la Fondazione Enasarco ha carattere obbligatorio e pertanto si pone la necessità di chiarire se il riferimento di cui all’art. 28, sia da intendersi alle gestioni obbligatorie di primo pilastro e non anche alla gestione integrativa speciale che è tipica solo della categoria degli agenti e rappresentanti di commercio.
 Un’interpretazione letterale della norma potrebbe portare ad escludere la categoria da noi rappresentata dal beneficio di un’indennità una tantum di 600 euro”.

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