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Don Elio Cesari

Don Cesari (OSDB) agli studenti: stiamo vivendo giorni strani …

Come da tradizione salesiana che riprende il classico pensiero della “Buona Notte” che don Bosco faceva ai propri ragazzi, alle Opere Sociali Don Bosco non si inizia la giornata senza il pensiero del “Buongiorno”. In questi giorni di “emergenza sanitaria”, con una scuola ancora vuota dei propri allievi, ma fervente di iniziative “a distanza” come la didattica digitale, il Direttore don Elio Cesari, all’inizio della Quaresima Ambrosiana, non ha voluto far mancare il proprio pensiero di saluto e di speranza per tutti i ragazzi e le famiglie delle Opere Sociali Don Bosco.
In allegato riportiamo il testo completo e lo condividiamo con i nostri lettori. 

Carissimi Studenti delle Opere Sociali don Bosco,
Stiamo vivendo giorni “strani”, di cui col tempo comprenderemo meglio il senso profondo.
Ora avviamo una nuova settimana particolare per la nostra Scuola, secondo una modalità di didattica a distanza, che purtroppo non ci permette ancora di condividere spazi e tempi qui a scuola.
Vi scrivo allora qualche pensiero che mi sta a cuore, come fosse il “Buongiorno” di questa settimana. Comincio con un messaggio ricevuto da un mio confratello salesiano (che ha subito un’importante operazione qualche tempo fa) su WhatsApp: “Io devo solo ringraziare il Signore perché mi sto riposando e forse solo ora sto facendo convalescenza che non ho fatto un mese fa”.
Sono certo che il Signore ci stia regalando ciò di cui abbiamo bisogno, nel modo sorprendente e spesso diverso da come lo intendiamo noi… come al Suo solito!
Condivido allora alcune cose che sto imparando in questi giorni:
• Domenica scorsa, prima dell’inizio del tempo di Quaresima e mentre arrivavano le prime avvisaglie dell’emergenza Coronavirus, ero in viaggio verso il monastero di clausura dell’isola di san Giulio. Ci andavo, come da tradizione, per lasciare il “solito” raccoglitore con le foto e i nomi di tutti i ragazzi e docenti delle OSDB, per affidare alla preghiera di una comunità che porta al Signore le gioie, le sofferenze e le speranze di ciascuno, convinto che il Signore le ascolti davvero.
In questo tempo di Quaresima e particolarmente in questi giorni, penso che abbiamo l’occasione per ricordarci che la preghiera è vera àncora di salvezza contro ogni male.
• Ho approfittato di una bella camminata in montagna e un paio di giorni lontano dalla scuola, insieme a un paio di amici. La situazione di questi giorni rischia di farci sentire separati gli uni dagli altri, rischia di farci perdere la fiducia nei confronti di chi ci sta accanto, a causa del sospetto che la vicinanza con le persone possa farci rischiare qualcosa di male. Invece i legàmi di amicizia sono il dono più prezioso, che un virus non potrà mai colpire.
• Ho sperimentato la vicinanza fattiva dei miei stretti collaboratori. Nelle convocazioni e nel tempo che abbiamo condiviso per trovare le forme migliori per affrontare l’emergenza, ho capito ancora una volta che nella vita (specie nei momenti più delicati e difficili) non bisogna mai fare da soli. Lo scambio dei punti di vista, il suggerimento di una strada che da solo fai fatica a vedere, la battuta che permette di smorzare la tensione… “Chi fa da sé fa per tre” è una balla: non credeteci!
• Avviamo in questa settimana la Didattica a Distanza. Mi pare che sia una bella opportunità per vivere concretamente il tema dell’anno e della prossima Festa della Scuola: #ilBeneFattoBene. Don Bosco desiderava che ogni suo ragazzo comprendesse che la modalità salesiana per raggiungere la santità consiste nel fare bene il proprio dovere. Le condizioni di questa settimana ci chiedono di farlo con questa modalità: applichiamoci al massimo per sfruttare questi giorni, senza perdere tempo.
Sono fiducioso che presto potremo tornare alla normalità, alla pace:

“Giunti alla fine della peste e dal momento in cui la peste aveva chiuso le porte della città, non erano più vissuti che nella separazione, erano stati tagliati fuori dal calore umano che fa tutto dimenticare. Con gradazioni diverse, in tutti gli angoli della città, uomini e donne avevano aspirato a un ricongiungimento che non era, per tutti, della stessa natura, ma che, per tutti, era egualmente impossibile. La maggior parte avevano gridato con tutte le loro forze verso l’assente, il calore d’un corpo, l’affetto o l’abitudine. Alcuni, sovente senza saperlo, soffrivano di essersi messi fuori dall’amicizia degli uomini, di non esser più capaci di raggiungerli coi mezzi ordinari dell’amicizia, che sono le lettere, i treni e i bastimenti. Altri, più rari, come forse Tarrou, avevano desiderato di unirsi a qualcosa che non potevano definire, ma che gli pareva il solo bene desiderabile. E in difetto d’un altro nome, lo chiamavano talvolta la pace”
(A. Camus, La peste)

Vi aspetto a Scuola: i corridoi, le aule e i cortili sono troppo silenziosi senza di voi!
A presto.

Il Direttore delle OSDB
Don Elio Cesari

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