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Coronavirus, parla la Presidente dell’Associazione Medici di Sesto

Primo prezioso punto di ascolto dei cittadini, in questi due primi giorni di allerta da coronavirus, i medici di base di Sesto San Giovanni stanno affrontando il momento delicato e complesso, immediatamente successivo all’emanazione della ordinanza di Regione Lombardia con disposizioni valide per tutto il territorio lombardo. Ne parliamo con la dottoressa Vanna Avoledo, medico di base e Presidente dell’Associazione Medici di Sesto San Giovanni, storica associazione cittadina che si occupa di aggiornamento scientifico e problematiche sociali legate al mondo sanitario.
“Devo fare una premessa – dichiara la dottoressa, che nello studio di via Timavo assiste circa 1600 pazienti – con l’associazione stavamo già pensando di organizzare un incontro pubblico informativo sul coronavirus, rivolgendoci ad una infettivologa, quando siamo stati superati dagli eventi delle ultime 48 ore”.
La dottoressa si riferisce al primo caso sestese di coronavirus, di cui è stata data notizia sabato 22 febbraio (un uomo di 78 anni ricoverato al San Raffaele) e alle misure prese anche nel nostro Comune in risposta alle ordinanze regionali che prevedono anche la chiusura delle scuole.
“Questa mattina – rivela la dottoressa Avoledo – noi medici di base abbiamo ricevuto le indicazioni di ATS (ex Asl) che ci indicano come limitare l’accesso agli ambulatori in questo periodo di emergenza. In realtà, già confrontandoci tra colleghi, in questi giorni avevamo predisposto una linea comune che riguardava, nello specifico, l’accesso all’ambulatorio solo previo appuntamento e la richiesta di prescrizioni per telefono o eventualmente attraverso i canali telematici”.
In mattinata sono invece arrivate da ATS le sei indicazioni ufficiali delle cure primarie, tra cui figurano anche l’indicazione per vietare l’accesso libero allo studio, di recarsi in studio (se possibile) senza accompagnatori, per i medici pediatri di effettuare il Triage telefonico con domande standard ai pazienti.
Purtroppo però, malgrado siano inserite nelle indicazioni ATS, nelle sale d’attesa degli studi non sono ancora stati forniti (da ATS) mascherine chirurgiche e gel disinfettanti per le mani per le sale d’attesa. “ATS emetterà una successiva nota in cui ci comunicherà le modalità di fornitura e distribuzione di queste disposizioni di protezione individuali (mascherine chirurgiche e disinfettanti per le mani), ma capisce bene che in questo momento ci troviamo in forte criticità poiché dobbiamo tenere aperto lo studio senza questi dispositivi medici. E’ chiaro, poi facendo poi parte di un’associazione, tra noi associati collaboriamo e cerchiamo di aiutarci e stiamo provando a trovare singolarmente il materiale idoneo.” .
E’ quindi preziosissimo il lavoro svolto in questi gironi complicati dai medici di base, un vero e proprio presidio medico e sociale sul territorio. “Come Associazione stiamo mantenendo un comportamento univoco, abbiamo deciso di ricevere tutti previo appuntamento telefonico, e di disincentivare i nostri assistiti a raggiungerci in studio in attesa di avere l’attrezzatura utile. Siamo però disponibili ad ascoltare tutti senza mettere tra noi e i pazienti alcuna barriera”.
Tutti gli studi medici sono pertanto aperti. “Alcuni colleghi hanno avuto delle disdette degli appuntamenti di pazienti, tutti stiamo ricevendo tante telefonate. Ma il problema grosso è che non dobbiamo dimenticare tutte quelle patologie, polmoniti, scompensi cardiaci, grastroenteriti, che in questo stesso periodo necessitano di un nostro aiuto e, a maggior ragione, il nostro ruolo è importante. Ognuno di noi, con le sue specifiche caratteristiche, è una risorsa preziosa, come ha ricordato ieri sera in TV il virologo Roberto Burioni. Ripeto, la nostra volontà come medici di Sesto è quella di tenere aperti gli studi e visitare serenamente tutte le persone che hanno bisogno di noi – conclude la dottoressa Avoledo -, ma non avendo al momento a disposizione in modo idoneo il materiale medico, né per noi né per i pazienti, cercheremo almeno di rallentare il contatto tra i nostri pazienti nelle sale d’attesa”.

F.P. 

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