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A Milano apre “Memos. A proposito della moda in questo millennio”

Conversazioni sulla moda. Che certamente ha tanto da raccontare grazie alle mille sfaccettature che può indossare. Partendo dal metodo di analisi calviniano delle “Six Memos for the Next Millenium”, le Lezioni Americane, dove lo stesso approccia nuove teorie di approfondimento strutturale e contenutistico di ciò che in senso estremamente allargato possiamo definire letteratura, nonché sulla molteplicità in divenire di ogni essere ed ogni elemento.
“Chi è ciascuno di noi se non una combinatoria di esperienze, di informazioni, di letture, di immaginazioni? Ogni vita è un’ enciclopedia, una biblioteca, un inventario di oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”: quale definizione potrebbe sposarsi meglio nell’esplicitare l’ ambito di cui trattiamo? Il termine moda può infatti avere triplice valenza.
Una collettiva, se consideriamo le tendenze legate ad un preciso contesto di luogo e tempo, che ne esprimono le propensioni del momento nei vari ambiti socio-culturale, letterario, artistico, educativo-comportamentale, scientifico e di costume. Una più individuale, che riguarda l’affermazione di se stessi come singoli soggetti, andando controtendenza rispetto al generalmente  massivamente accettato. Una più identificativa, per cui seguire una moda è appartenenza ad uno status od una classe sociale, individuando un “sociotipo” e condizionando un target di persone nell’aspirazione ad un’ascesa di posizione attraverso atteggiamenti ed abbigliamenti utilizzati.
Non solo: moda è anche una trasformazione costante e permanente di oggetti, immagini, parole, in tutta la sua complessità strutturale ed omnicomprensiva come industria culturale, sistema di comunicazione, lessico scientifico e poetico, quindi, più largamente, letterario. Se vogliamo ancor più è forma, apparenza, rappresentazione esteriore unitamente a sostanza, essenza, modo di essere, il racconto di un’epoca nel suo risvolto anche psicologico, emotivo e di pensiero, di cui è lei stessa il narratore! Giocando con tessuti, colori, materiali di vario genere, in una combinazione sempre in divenire tra “Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, coerenza” (Italo Calvino), influenzata da ed influenzante variegate sfere, in un interscambio collettivo tra fashion, cultura, arte, pensiero, azione. Estrinsecandosi con compositi linguaggi, dalla stoffa agli ornamenti, dai disegni alle fotografie, con una grammatica ben precisa che nulla lascia al caso, in un ensamble vocabolariesco da abbigliare! In una cornice bivalente, perché l’abito è bellezza di fattura gradevole agli occhi ma anche fondamento di valore che colpisce l’animo; è coperta per il corpo che riveste e di cui esalta le forme forgiandolo, ma anche epidermide che il corpo stesso plasma protettivamente per sé. E dove questa duplicità è portata alla sua massima potenza comunicativa dal contesto museale che ospita la mostra ed in cui l’interazione e la reciprocità tra i quadri e gli oggetti della collezione permanente con gli abiti esposti è un’esplosione di dialogo tra disparate forme espressive.
Già in precedenza, nel 1980, il Poldi Pezzoli aveva ospitato l’ esposizione curata da Grazietta Butazzi “1922-1943: Vent’anni di moda italiana”, e di cui vediamo riproposti alcuni capi, nella volontà di questo museo, considerato “la casa dei milanesi”, di cimentarsi, a più riprese, in senso critico-propositivo, in un settore in cui l’Italia è un’eccellenza, recuperandone le radici ed il valore della sua “narrativa pseudo-mitologica”. Tra passato e presente, storia ed innovazione, memoria e dinamismo, tradizione e sperimentazione, linearità e spaccatura: è sempre necessario ritrovare ciò che è stato ma col doveroso compito di utilizzarlo come trampolino verso i “futuri”, verso i nuovi millenni che si succederanno e verranno investiti dalla meteora del vissuto e dal bisogno del vivere. E la moda è un modus existendi.

Ombretta Di Pietro 

La mostra “Memos. A proposito della moda in questo millennio” sarà ospitata dal Museo Poldi Pezzoli, via Manzoni 12, Milano, dal 21 febbraio al 4 maggio 2020. Realizzata dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, curatrice Maria Luisa Frisa, exhibition making Judith Clark, in collaborazione con ITA, Ministero degli Affari Esteri, Comune di Milano, Tendercapital. Per info: 02794889/6334;  servizieducativi@museopoldipezzoli.it

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