“Io, il popolo”, presentato in Feltrinelli l’ultimo libro di Nadia Urbinati

Populismo, popolo, polipo… un’assonanza-consonanza di suoni che riempiono la cavità orale di un grasso boccone così pastoso da render difficile l’articolazione di parole comprensibili e “melodicamente”apprezzabili: e poi non si parla con la bocca piena, almeno la decenza di ingoiare il bolo alimentare!
Quella tentacolare “forma” politica, altro termine assonantemente fonicamente, e non solo, legato ai primi tre, ma che bel concerto! che si insinua, disarticolando i suoi tentacoli ventosici, nel contesto “social-popolare”, inscenando un movimento subdolamente accattivante, come una danza ritualisticamente festosa. Ed anche così ipnotica da far attaccare alle ventose stesse di quelle braccia, sbracciantisi in un saluto invitante, un gran numero di persone, goderecce per quello spettacolo pirotecnico. Ma attenzione! perché questi sinuosi stilo-zeugo-autopodi di seducente attrattiva possono di colpo stringersi intorno alle membra, come in preda ad uno spasmo ticchioso, e schiacciare i corpi dei festanti, che di far festa cessano, ridestandosi tardamente dall’incanto torposo: meglio tardi che mai, si potrebbe dire.
Di populismo oggigiorno ne abbiamo piene le orecchie! E’ pur vero che dobbiamo comprendere la sua genia per poter capire davvero il consenso ed il diniego che suscita contemporaneamente, una bivalenza di gusto e sapore di una pietanza che il grande chef ti impiatta bene ma, quando la assaggi, o ti piace o ti schifa. Indiscutibilmente le sue radici affondano nel concetto stesso di democrazia, etimologicamente “governo del popolo”, un sistema capace di darne la potestà effettiva di governarsi.
Il lincolniano “governo del popolo, da parte del popolo, per il popolo”, associabile al montesquieuiano “potere legislativo, esecutivo e giudiziario”: una tripartizione, 3, il numero perfetto! implicante un antiaccentrarismo in un “alias”di dialogo maggioritario. Conseguentemente l’ideologia populista che implica una prassi politica che mira a rappresentare il popolo e le grandi masse interpretandone ed esaltandone bisogni, valori, voleri, frustrazioni e sentimenti, può considerarsi non democratica? Certo che no, non siamo blasfemi! Ma qui sta l’inghippo: non è tutto oro quello che luccica! Ci vuole molto poco perché si giunga dalla “res publica”, passando per la “vox populi”, alla polibiana “oclocrazia”, “governo della massa”, dominato da istintività viscerale, non più da volontà ragionata, istigata e nutrita dalla demagogia spillata dalle opulenze di una figura dall’accattivante sguardo sornione. Quel carismatico leader unito al suo popolo in maniera diretta e verticale, quella fetta di massa che si è scelto e che in lui si riflette, come in uno specchio distorcente, per inglobarla con un sol colpo di lingua vischiosa, come fa il geco con gli insetti, appropriandosene ed utilizzandola per la sua goliardia ed ingordigia di potere. Quegli N Io-popolo che non diventeranno soggetto politico, quelle tante mani che compongono una sol mano, in un inclusivismo ingurgitante e digerente che porta all’ingrasso dell’Io-capo branco! Ed un esclusivismo che vede tutto ciò che sta fuori dalla propria cucina come indigesto! Il populismo pertanto nasce nell’utero della democrazia e se ne nutre in modo parassitario, sfruttando subdolamente le sue ammaccature per succhiarne la linfa lattea ed indebolirla. Si propone altresì come l’unica vera alternativa all’establishment, a quell’élite di soggetti politici che non sono più e giammai garanti del benessere “massivo”, legati ad un costituzionalismo muffo e stantio, da sradicare e ricreare a propria immagine e somiglianza, in un odorante sapore traslucidamente egemonico. E come un ragno dalle mille zampe ha bisogno costantemente di un nemico-mosca che, caduto nella sua tela appiccicaticcia, deve essere continuamente denigrato con attacchi velenosi di “res-torica”, fino a stordirlo e perché no! a finirlo, suo nutrimento vitale! Pertanto la tavola è sempre imbandita e sempre si banchetta, in una perenne campagna elettorale, una grande festa dalle tinte accese, uno scenografico spettacolo circense dove burlesche figure clownesche padroneggiano lo show! E nella precisa convinzione che chi governa è “sovrano” ed ospita chi vuole alla sua corte! In un sistema “liberal-democratico” che tutela le libertà individuali nessuna maggioranza è l’ultima e la migliore, nessun leader politico è “capo” indiscusso! Il dialogo, la tolleranza, la moderazione, la possibilità di confronto-scontro costruttivo, l’apertura, la valenza ideologica partitica e la sua prassi rappresentativa, la partecipazione diretta ed attiva: tutti ingredienti di una ricetta composita di non facile esecuzione ma, se ben riuscita, dal gradevolissimo sapore, da chef stellati! La storicità dei movimenti populisti dagli alternanti retrogusti di destra o di sinistra, poco importa! fa comprendere come questo piatto risulti accattivantemente goloso, soprattutto in momenti di forte crisi economica, dove si mangerebbe di tutto, di vuoto di valori e di distanza rappresentativa, dove si crederebbe a tutto, da partiti politici da svecchiare, rivedere e correggere. Non possiamo certo dire che populismo equivalga a dittatura, tirannia ma. C’è sempre un ma. Se si imbocca la strada del “sovranismo nazionalista” con un one man show dall’egocentrismo esacerbato, il danno è fatto e la trasformazione più che plausibile, se non inevitabile.
Un libro che ci aiuta a riflettere ed intendere, perché più si sa e si capisce più si può agire e scegliere scientemente. Su una democrazia che indossa un cappotto logoro e pieno di toppe che nasconde il dimorfismo di un corpo malato. E dal cui cilindro esce il giocoso populismo dall’abito ben cucito, guizzante di briosità rinvigorita. Ma attenzione che l’eccesso non è mai lecito, il troppo alla lunga stanca. E la festa finisce nel ridestarsi degli annoiati ospiti che fanno ritorno a casa.

Ombretta Di Pietro

Il libro di Nadia Urbinati “Io, il popolo”, edizioni Il Mulino, è stato presentato alla libreria Feltrinelli di piazza Duomo venerdì 24 gennaio, con la partecipazione di Alberto Martinelli e Vittorio Emanuele Parisi

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