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Trittico Contemporaneo, dalla cronaca al teatro alla pagina scritta

Flavia Todisco

Voci. Che giungono dal profondo di una mente ottenebrata da un perverso male demoniaco, i cui occhi di rosso venati traslucidano di consapevole follia omicida; dall’animo sanguinante di un corpo lacerato nelle carni senza pietà alcuna; dalle gole arse di incredulità e diniego, inorridite e spaventate ma sadicamente goliardiche di facili giudizi.
La trascrizione letteraria di una drammaturgia teatrale, che recita sul palcoscenico del mondo con tutta la forza impattiva ed il pathos del dialogo puro e semplice, scandendo la partitura degli eventi senza fronzoli né sconti, senza descrizioni prolissecamente dettagliate ma con la vibrazione di esaustive parole, note dure, stridenti di una melodia stonata.
Tre voci narranti in questa sceneggiatura che mette in onda lo spettacolo distorto della vita, all’improvviso divenuta un incubo terrificantemente reale da cui è difficile destarsi, da cui non si può fuggire, investendoci come una marea nera generata da un’entità guasta ed imbastardita, che inquina col suo afflato letale ogni singola cellula del nostro essere. 3 voci, che si uniscono in un unisono di malvagità, orrore, disperazione, tracotanza in questo trittico dove ciascuno mantiene la propria singolare individualità ma non può esimersi dal ricongiungersi con gli altri 2 elementi, in un tutto di riluttante e squallida verità attuale: il femminicidio!
Sempre più ricorrente, protagonista indiscusso delle cronache nere giornaliere, costantemente presente nei notiziari, nel nostro immaginario, che ne viene invaso dalla terribile descrizione degli accaduti, tanto che desidereremmo non sentirne più parlare: “Basta!”, vorremmo urlare con disgusto! Ma bisogna invece parlarne, senza sosta, senza omissioni, senza alleggerimenti, per dare voce a tutte quelle vittime innocenti che potranno così trovare giustizia nella nostra perentoria condanna, senza sconti di pena, e continuare a vivere non come un resoconto cronicistico ma come persone il cui sacrificio potrà fermare altre spietate barbarie: in tal modo la loro morte non sarà stata vana.
Flavia Todisco ci regala un testo dalle tinte così forti che non possiamo non esserne abbagliati, ripercuotendosi negli abissi dei nostri animi: un quadro “laico” del focolare famigliare, dissacrato dal sacrilegio della violenza! Abbiamo così un Lui, quell’ abominevole Orco cattivo, quel marito e pseudo padre  fedigrafo, che rompe il patto di amore, fiducia e rispetto con moglie e figli, ma soprattutto rompe le loro vite, uccidendoli brutalmente prima di ripulirsi e andare a giocare a bowling! In un monologo sboccato in cui si evince la sua bestialità, originata da un’errata educazione ricevuta, priva di valori, ma che non può giustificare in alcun modo l’atto compiuto con una lucidità disarmante: chi riceve male farà del male? No: si può sempre scegliere.
E poi abbiamo Lei, la moglie-oppressa e finita per chissà quale colpa? un’anima gioiosa, candida, ingenua, sognatrice, che in quell’unione, ci racconta, aveva riposto tutti i suoi propositi! Distrutti, come il suo cuore, come la sua autostima, in un senso di colpa paralizzante che la rende incapace di reagire, in una disillusione che diverrà tragico epilogo! Lui, Re affabulatore e autoritario; Lei, Regina servile e succube; in quel Regno malignamente deformato!
Ed infine il Coro, che commenta dall’esterno, alla sorta di “stasimi”, cercando di capire, se si può realmente capire, cercando di spiegare, se è davvero possibile spiegare, ma spesso fermandosi alla superficialità delle cose, becero, pettegolo, ignorante con un cinico gusto perverso verso l’ efferatezza. L’impostazione  drammaturgica ricalca l’impianto della tragedia greca, con questa presenza “corale”, i 3 protagonisti con i loro assoli, questa narrazione in soliloqui e in ensemble, questa tripartizione in prologo, parodo-episodi ed esodo, in un incontro tra antico e moderno che attribuisce ancora più incisività al tutto, quasi come a voler dire che la natura dell’uomo non riesce a modificarsi, e se lo fa in peggio! In un finale già noto, come da racconto già sentito. Se ascoltiamo bene udiamo però altre 2 voci che decorano l’apparato strutturale e contenutistico. Quella silente dei figli, 3 angeli martirizzati, dormienti nei loro letti, dalla lama paterna, inconsapevoli, incolpevoli, morti! E il cui silenzio risuona come un’eco urlante di impotenza ingiudicante!
E, fuori dalla scena, c’è la voce della nostra coscienza, che deve agire, muoversi, tumultuare come il rumore di una sirena offesa e lesa nella sua integrità morale e nell’intelligenza di Essere uomini Umani.

Ombretta Di Pietro

“Trittico Contemporaneo” di Flavia Todisco, Epica Edizioni. L’incontro con l’autrice del libro si è tenuto sabato 18 gennaio c/o la libreria Presenza-Libreria della Famiglia, Largo Lamarmora 9.

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