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‘Leonardo e la Madonna Litta’ al Museo Poldi Pezzoli

Madonna Litta – Leonardo da Vinci

Mai regalo più gradito potea essere concesso a Mediolanum per dar lustro al gran genio del di noi da Vinci, la cui eccezionalità è motivo di inorgoglimento, di gloriosità ed onorificenza travalicanti i confini di città, territorio e nazione!
Per invadere e pervadere la mondialità artistica, che si inchina rispettosa e riconoscente dinnanzi a cotanto ingegno, acutezza di sapere e sublime bellezza d’opera pittorica! Artista dell’Italia intera e dell’intero nostro pianeta, incarnante la meravigliosa globalità dell’Arte, che non è giammai appartenenza autoctona e ristretta ad una temporalità spaziale ma altresì totale interscambiabile condivisione, contaminante mente e spirito delle umane genti di ogni dove ed ogni quando.
Così è che il magnificente Hermitage di San Pietroburgo fa dono al prezioso dipinto di un biglietto d’imbarco che, dalle gelide acque “baltiche” del Neva fiume, gli consente di navigare, sul battello di Chronos, verso la linfa acquitrinosa dei canali della natia città, che assistette suo tempore, fiera e materna, al di lui parto generato dalla talentuosa mano vinciana.
Un altro evento fondamentale nelle celebrazioni dei 500 anni dalla morte di un uomo di tale intelletto la cui unicità è universalmente riconosciuta, nutrito di scienza e di pensiero, di ars tecnica ed ars rappresentativa, totalmente curioso di tutto, interamente studioso di qualsivoglia, compiutamente esploratore di qualunque.
Nella sua temporanea dimora milanese, non lontana dalla casa natale in “Corte Vecchia”, possiamo così ammirare un’altra delle straordinarie realizzazioni leonardesche, la cui genesi è datata intorno al 1490, durante il primo soggiorno lombardo del poco più che trentenne da Vinci alla corte degli Sforza. In quella Milano che egli tanto apprezzerà per la sua vigorosa vitalità propulsiva che caratterizzava il forte sviluppo dell’urbe in ogni direzione ed ambito e le sue importanti innovazioni tecnologico-scientifiche.
Quali stimoli migliori per un cervello acceso ed assetato di conoscenza ed inventiva come quello di Leonardo? E ce lo figuriamo nella sua bottega a “pittare” capolavori, insieme ai suoi allievi, come questa Madonna con bambino, tempera su tavola, 42 x 33 cm, successivamente trasportata su tela. La sua attribuzione è stata quantunque oggetto di contese e discussioni, preferendo taluni riferirla ad uno degli iniziati del Leonardo, come Antonio Boltraffio o Marco d’Oggiono: quell’onnipresente alone di mistero che aleggia intorno alla figura ed alla vita del “glorioso”, insieme agli aneddoti di corte, contribuendo a rendere ancor più considerevole la sua fama. Ma studi scientifici (che la mostra stessa illustra) sembrano aver ormai dissipato ogni dubbio sull’autenticità dell’assegnazione, qualora ce ne fosse stata reale necessità nel momento in cui, da accurata osservazione, l’occhio attento e guardingo ravvede chiaramente tutti gli elementi del “leonardismo”!
Non possiamo non rimanere incantati ed essere stregati dalla nitidezza delle figure, dalla cura per i dettagli, dai colori vivaci, dalle aperture prospettiche che fanno intravedere scorci paesaggistici, retaggi, in parte, della corrente fiamminga, e ripresi, per dar una sola menzione, dai “moderni” Preraffaelliti. La dolcezza espressiva del volto della Vergine mentre osserva il nascituro, la tenerezza con cui sorregge tra le braccia il corpulento bambino dai riccioli dorati, che guarda verso gli astanti nutrendosi del latte materno.
Una dimensione estremamente umana nella rappresentazione del divino che comincia a discostare Leonardo dagli insegnamenti verrocchiani e da quella scuola fiorentina alla costante ricerca di una bellezza rarefatta, sublimata, irreale, ponendo le basi per il trionfo di tale peculiarità nel pieno Rinascimento. Accanto a questo dipinto troviamo esposti lavori e disegni dei “discepoli” e di contemporanei, in un confronto tra similitudini e differenze, ma dove l’impronta del Maestro impera con evidenza.
Il quadro entrò a far parte della collezione Litta (da qui il nome “Madonna Litta”) nel 1814, per essere poi venduto nel 1865 allo zar Alessandro II di Russia. Tra non molto siffatta creazione di bravura e beltade farà rientro, sull’“orfica” nave, al suo attuale alloggio, dopo un salto nel passato il ritorno al presente. Ma ricordandoci che il patrimonio del sapere e dell’arte tutta non ha confini, non luogo, non età né morituro termine!

Ombretta Di Pietro  

‘Leonardo e la Madonna Litta’, Museo Poldi Pezzoli, via Manzoni 12 Milano, fino al 10 febbraio 2020, a cura di Pietro Marani e Andrea di Lorenzo, col patrocinio del Comune di Milano, Regione Lombardia e Fondazione Bracco.

 

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