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Genitori-figli nell’era digitale, riflessione del nostro lettore Giovanni Giudice

Ci scrive il nostro lettore Giovanni Giudice per condividere con i lettori una riflessione sul rapporto genitori-figli nell’era del web. Riflessione a cui è giunto partecipando alla recente presentazione dell’ultimo libro del giornalista Paolo Del Debbio.

“Sabato 30 novembre sono stato invitato, presso la Fondazione Stelline di Corso Magenta a Milano, alla presentazione del libro “Cosa rischiano i nostri figli” di Paolo Del Debbio, famoso giornalista e conduttore TV. Naturalmente non potevo perdere un’occasione così allettante e puntualmente ho preso posto nella grande sala al 1° piano, completamente gremita, presenti anche il Presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e Matteo Salvini.
Ad introdurre lo scrittore è stata la simpatica e poliedrica Silvia Sardone, avvocato, Consigliere Comunale di Milano ed Europarlamentare, nota per il suo instancabile  impegno nelle Istituzioni a favore delle famiglie più deboli e bisognose.
Del Debbio, con la sua dialettica chiara e concisa, ha voluto sottolineare i punti più salienti che l’hanno indotto a pensare e scrivere la sua opera. Il giornalista afferma che oggi i nostri figli corrono il grande pericolo di ammalarsi di Internet, una malattia chiamata IAD (Internet  Addiction  Disorder) che figura fra le classifiche mondiali dei disturbi psichici. Devo dire che nel suo libro, che ho letto con attenzione, il bravissimo e sapiente Del Debbio, con chiarezza e potere di sintesi, è riuscito a comunicare a tutti i genitori che con la dipendenza da Internet non si scherza e che, se non presa in tempo, può provocare delle ferite profonde non facilmente curabili. E per tale ragione sottolinea che i genitori oggi più di prima hanno il dovere di seguire la fase adolescenziale dei propri figli in maniera da cogliere sin dall’inizio i primi segnali, i sintomi che l’autore  peraltro spiega bene nel suo libro.  E’ importante, ribadisce Del Debbio, che i genitori intercettino tempestivamente questo male perché altrimenti, dopo sono costretti ad affidarsi ad uno specialista o a dei Centri specializzati nella cura di questa dipendenza che non passa con una pillola come il mal di testa. Questi preziosi e fondamentali consigli dell’autore rappresentano un grido di allarme che tutti i genitori di oggi devono ascoltare.
Cogliendo al volo questo grido, voglio aggiungere che anche nel passato i giovani erano costretti a vivere momenti difficili, tipici dell’adolescenza , ma mai si era arrivato a tanto disfacimento. Certo, i valori di ieri erano completamente fondati sulla Famiglia, sull’esempio dei genitori, sulla disciplina, sulla “pietas” per il prossimo. Oggi invece sono fondati su una “Democrazia” interpretata in maniera distorta. Le stesse famiglie spesso  pretendono di affidare l’educazione dei propri figli alla scuola, alle Istituzioni, pensando di poter risolvere così uno dei loro più importanti e delicati compiti.  Inoltre l’uso indiscriminato del “web” o “deep web” (un mondo sommerso più pericoloso) utilizzato dai ragazzi senza filtri e senza la guida di adulti, aumenta la loro depressione e aggressività. Sappiamo bene che i ragazzini a dodici anni non sono consapevoli delle innumerevoli insidie della rete. Allora ecco che ritornano in gioco i genitori, i soli e i veri vigili dei propri figli.  A questo punto, sollecitato dai consigli dell’autore, dare una ricetta diventa facile, basta seguire i dettami della natura che si è dimostrata sempre benigna e quasi perfetta: “ I genitori, così come decidono liberamente di generare i figli, hanno il preciso dovere di dedicarsi a queste creature dando loro amore, protezione e tutti quegli insegnamenti indispensabili per formare dei veri uomini che potranno rappresentare la sana generazione del domani”.
Questo sacrosanto dovere non può e non deve essere demandato a nessuno perché resta ancora una delle soluzioni fondamentali per poter cambiare il mondo dei giovani di oggi che finalmente, forse, potrebbero riappropriarsi della propria adolescenza e della loro vera identità”.

Giovanni Giudice

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