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Donato Carrisi firma le copie del libro in Tarantola

Con Donato Carrisi nella ‘Casa delle voci’. Lo scrittore da Tarantola incanta i lettori

“Non potevo non passare da Sesto!”. E così in un pomeriggio dicembrino di ordinaria quotidianità fa la sua annuale comparsa Donato Carrisi, ospite fisso della nostra città fin dal suo esordio come scrittore nel 2009, portando con sé un gelido brivido nel freddo autunno sestese.
“Una sera a cena un’amica ricorda che da bambina aveva avvertito, durante la notte, una presenza e proprio in concomitanza con la dipartita della nonna. Mi sovvenne che da piccolo una sera squillò il telefono, risposi, “Ciao” e più nulla. Il giorno dopo seppi della morte di un amico di famiglia”: la genesi del nuovo romanzo!
“Memorie, presenze, fantasmi, malattia mentale”: ecco la sua essenza! Un’evoluzione ulteriore nella disamina sul “male”, un’escalation del lato oscuro che indossa rinnovate e più tormentate vesti. Perché in questa storia non ci sono crimini né sangue, nessun serial killer né orditi piani di devastazione, apparentemente né vittime né carnefici, o forse tante vittime e tanti colpevoli?
Ma, senza ombra di dubbio, echeggianti sospiri che ci suggeriscono il percorso da seguire nell’intricato labirinto della mente umana, con l’apparizione di una ragazza avvolta nella nebbia di un reale ma evanescente ricordo tormentoso. Quante volte ci è capitato di avere flashback rievocati da suoni, immagini, odori, situazioni casuali, o altresì spaccati di reminescenze di vissuti più o meno definiti, reali oppure “è capitato davvero così?” ci domandiamo!
Ed ancora di comportarci in un modo che sfugge alla nostra volontà razionale, “ma perché?”, altra domanda che sorge spontanea. E forse la risposta giace nelle profondità meandriche delle elaborazioni che la nostra stessa mente fa dei nostri passati trascorsi…
Allora giriamo la copertina ed apriamo la porta de “La casa delle voci”: capovolgiamo quella magica palla di vetro che tanto fantasiosamente cattura l’attenzione dei fanciulli, in cui però non danzeranno fatati fiocchi di neve ma accese lingue di fuoco che ardono nell’abisso dell’Io, fino a divenire l’indomabile incendio della consapevolezza!
Inoltriamoci in una favola dalle tinte cupe; dagli svariati suoni, il tic tac metallico del metronomo, la dolce melodia a scatti del carillon, la canzonetta scanzonata di un cartoon; dalle ambientazioni spettrali, una Firenze ed una campagna toscana degradate, abbandonate, spezzettate come una lastra scheggiata , che trasudano un umore goticheggiante; dai personaggi grottescamente “fantastici” o ambiguamente “reali”, in una suggestionante atmosfera di illusoria veridicità.
L’archetipo “fiaba” smitizzato, perché il male affonda le sue radici nell’origine del nostro vivere, disgregando l’amena meraviglia di un bambinesco mondo fatato. Facciamo entrare nelle nostre teste e nei nostri animi i protagonisti indiscussi. Pietro Gerber, uno psicologo specializzato in ipnosi, “l’addormentatore di bambini”, perché tali sono i suoi pazienti, a cui fa riemergere la memoria di eventi drammatici inconsapevolmente celati e rimossi, usati anche dalla polizia per svolgere le indagini. Ipnosi, sonno profondo che risveglia l’inconscio dove risiedono le verità nascoste. Hanna Hall, una giovane donna tormentata dal ricordo di un omicidio che non sa se autentico o immaginifico, ipoteticamente avvenuto quando, bimba, viveva isolata dal mondo, lontana dai “pericolosi estranei” (“Fidati solo di mamma e papà”!), lei dai molti nomi da principessa nel suo regno incantato ma improvvisamente scosso e semi-demolito da quel misfatto … Quale sarà il vero volto di Hanna? Squilla il telefono, Gerber ascolta e decide di aiutare la donna a scoprire ciò che è realmente accaduto.
In un gioco “maleficus”, tra incontri e scontri, cadute e rialzate, ritmi in battere e levare, giusto e sbagliato, bianco e nero. In un incedere ritualesco di ripetitività ossessivo-compulsiva, ma dove ad ogni passo un’orma viene lasciata, un brandello di abito si lacera e cade, fino a spogliarsi del tutto, verso la nuda scoperta del vero, o presunto tale? Un ipertrofico “incubus” realisticamente fiabesco, senza lieto fine o senza fine?… Prendiamo per mano la paura e con coraggio… silenzio! ascoltiamo quelle voci dal profondo, anche del nostro io, osserviamo quel riverbero in uno specchio rotto, i fantasmi dell’umana mente… guardiamo bene, i nostri occhi ci restituiscono lo sguardo: “Eccoli là”! in quel mondo riflesso al contrario… Sorride sornione l’autore: “Adesso tocca a voi!”.

Ombretta Di Pietro    

Il nuovo libro di Donato Carrisi “La casa delle voci”, edito da Longanesi, è stato presentato il 3 dicembre alla libreria Tarantola di Sesto San Giovanni, con il patrocinio del Comune di Sesto San Giovanni.

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