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Filippo De Pisis, mostra antologica al Museo del Novecento

C’è sempre un minuscolo uomo che scruta l’immensità della natura e delle cose del mondo, perso in piccoli-grandi spazi, per coglierne l’interiore segreta essenza… Entriamo nell’accogliente casa museale novecentesca ospiti di Luigi Filippo Tibertelli de Pisis, meglio conosciuto come Filippo de Pisis.
Un nome ridondante che quasi incute una sorta di timore reverenziale ed induce ad un rispettoso ossequio, soprattutto di fronte alla grandezza della sua arte, di cui siamo pervasi nell’immediato, dai profumi che colori e tratti emanano dalle oliose tele. E siamo pronti a respirare a pieni polmoni quell’aria ripulita di beltade che conforta corpo ed anima e che ci investe come ossigeno esalato dal soffio effluviante delle immagini. Un percorso lungo tutta l’esistenza di uno dei più grandi esponenti della pittura della prima metà del secolo scorso, un viaggio nella sua vita intima, di cui i quadri sono concreta manifestazione. Di un uomo che fu egli stesso viaggiatore nello spazio, dalla natia Ferrara a Milano, Roma, Venezia, Parigi, Londra, e nel tempo, dall’arte veneziana e tiepolesca all’impressionismo di Manet, Renoir e Matisse, alle avanguardie contemporanee da De Chirico a Carrà. Riuscendo, con grande abilità, in quel suo esperire spazio-temporale, ad assorbire la sostanza di ogni spirito creativo, ricreandone una summa di elementi riproposti con la freschezza e l’innovatività di uno stile personale, ricco di storia, interiorità individuale e soprattutto poesia.
Perché l’eclettico de Pisis è nato “poeta più che pittore”, così come lo stesso dirà di sé. I suoi componimenti lirici ed i poemi in prosa si ispirano a Leopardi e Pascoli, da lui considerati “divinità da interpellare”, dove il suo animo crepuscolarmente tormentato si manifesta con chiarezza evocativa e limpidezza descrittiva, trovando un confortante rifugio tra quelle cantanti righe di ortografici segni sulle pagine di carta, che unitamente formano fantasiose ed oniricheggianti visioni dai puri sentimenti. Esattamente come i segni grafici danzano sfrenati e bizzarri sui ruvidi supporti sipariosi, componendo scenografie di grandioso impatto emotivo.
E’ più la poesia ad influenzare la pittura nel de Pisis, o più la pittura la poesia? Se consideriamo che iniziò a scrivere prima che a dipingere la risposta sembra scontata. In realtà pittura e poesia si uniscono amorevolmente in un connubio di interscambio, senza prevaricazione, completandosi vicendevolmente. Risentendo, nel loro profondo, anche della malattia neurologica, la polinevrite, che accompagnò l’artista fin dal 1947, influenzando ampiamente le sue ultime creazioni, conducendolo alla morte nel ’56… Travolti subitamente dalle nature morte!
Le “marittime”, conchiglie e pesci primeggiano su lontane lingue marine dal blu periglioso e solcate da fumanti movimentosi battelli! Le “floreali”, vividi petali esplodenti di colore, come fuochi d’artificio, emergenti dagli opachi sfondi! Le “oggettistiche”, insieme di elementi dialoganti tra di loro in una sorta di accozzante distonica sintonia, con richiami alla classicità, alla giapponesità, ai maestri dell’arte. Fotografie di una realtà immortalata nella sua anima trascendente, istantanee di astratta metafisicità. Inframezzate da paesaggi urbani costruiti con tratti rapidi, serpeggianti, impressionisticamente energici, “pittura a zampa di mosca” come la definirà Montale, con segni neri che contornano forme indefinite spingendole verso il cielo, mentre si riflettono nei lucenti corsi d’acqua! E paesaggi montani, dominati da imperiose nuvole in empirei tiepoleschi e da vastità dove giocano gli elementi protagonisti. Solcati entrambi da figure ombreggianti e fantasmiche di persone che danzeggiano ballanti di vita! Qua e là spiccano quegli intensi ritratti, manieristicamente omaggianti un post barocco-rococò ma graffiati, ritagliati, imprecisi nella forma, con occhi bordati di scuro che trasudano l’aspetto dell’anima. Colori tenui alternati a vividi accenti di varianti nuances, cromie piatte su cui spiccano oli in rilievo, in un divertissement di luci ed ombre, di matericità fuoriuscente dei soggetti principi dei quadri! In un camino in evoluzione, verso l’evanescenza più totale dei lavori finali, le cosiddette “tele di ragno”, dove la luminosità assoluta del bianco domina indiscussa nella trascendenza più pura… Percorriamo le sale in silenzio: sentiremo gli echi delle voci narranti e dei sospiri pulsanti di ogni singola traccia di pennello e dei moti dell’animo di ciascuna sagoma parlante.

Ombretta Di Pietro

 

La mostra “Filippo de Pisis” , promossa dal Comune di Milano Cutura, dalla casa editrice Electa e dall’ Associazione per Filippo de Pisis, curatori Pier Giovanni Castagnoli e Danka Giacon, sarà ospitata al Museo dl Novecento di Milano fino all’1 marzo 2020. Info: 02-88444061

 

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