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Raffaello e il padre in una suggestiva rappresentazione virtuale

Raffaello2020, suggestivo ‘teletrasporto’ nel genio creativo del maestro urbinate

Ritratto di dama con liocorno

Benvenuti nell’Italia rinascimentale, fervente d’arti, di maestrie e Magistri, la cui enormità di fama avrebbe valicato li confini patrii e di ogni tempore, e traboccante di umanistiche virtus ed umani sentimenti.
Benvenuti in un viaggio virtuale che ci teletrasporta nella vita e nel genio creativo del più grande rappresentante dell’ars pittorica cinquecentesca, le cui opere sono summa, compendio, omaggio e superamento delle peculiarità talentuose dei suoi ancorché più che illustri contemporanei: Raffaello Sanzio.
L’Urbinate crebbe in una semplice dimora e nella bottega del padre Giovanni Santi, pittore e amante del sapere in ogni sua forma, che gli insegnò i rudimenti del dipingere e, intuendo la precoce bravura del figlio, lo spronò a frequentare il Palazzo Ducale dei Signori di Montefeltro, così che potesse accrescere con la “virtù visiva” dei capolavori ivi custoditi le sue innate qualità latenti.
La sua arte cominciò a concretarsi rifulgendo della grazia e delle cromie ereditate da Piero della Francesca, dal Pinturicchio e dalla scuola veneta. E fu tempo di andare a Città di Castello e a Perugia, dove il Magister incontrò il Perugino, affascinandosi alle armoniose forme del maestro umbro per eccellenza, ma superandolo in quell’incredibile equilibrio creato tra le architetture e gli umani soggetti. E, con confermato ingegno e destrezza, fu la volta di Firenze, imprescindibile tappa in quella città così fiorente e vitale nelle molteplici discipline della cognitio intellettual–artistica, in cui si recò per “imparare”.

Profeta Isaia e Sibilla delfica

E apprese dalle sculture classiche, che ripropose nella loro beltà degli imperituri canoni ma attualizzati con rinnovata vigoria nel presente. E dal grande Leonardo, di cui assorbì totalmente i “moti dell’anima” dei suoi ritratti, ri-offrendoceli negli intensi impulsi e nella natura psicologica delle vive espressioni, trapelanti dagli sguardi di quei suoi volti autorevoli ma di “divina umanitas”. E dalla tensione degli eroici tumulti fisici dei monumentali corpi del Michelangelo, che tradusse in pulsante movimentazione terrena. Grande “meravigliosa amabilità e alacrità di un talento duttile” che seppe prendere da tutti per creare uno stupefacente stile personale con acuta osservazione, sagace apprendimento, solerte sperimentazione ed instancabile lavoro.
“Cerco armonia tra l’architettura e le figure, voglio liberare la scena dalla formalità, cerco la vita in quelle persone, riproduco la realtà delle reazioni, dei gesti”, ecco chi era il Sanzio! Che venne definitivamente consacrato a Roma, al servizio di papa Giulio II, che gli affidò gli affreschi ornamentali del suo appartamento, dopo aver spodestato, per gradimento universale dell’intera urbe di cotanta eccellenza, gli altri artisti presenti.
Da qui in poi il suo ingegno crebbe così tanto da regalarci capolavori unici e di indiscutibile rara magnificenza…Seguiamo le vibranti note della musica classica che ci giungono dalla sala attigua, varchiamo la soglia e… Ci troviamo immersi nelle giganteggianti opere del “vate del pennello”, che si muovono sulle pareti e sul pavimento, in tutta la loro grandezza e nei particolari che restringono sempre di più il campo visivo sulle minuzie perfette e parlanti.
Un susseguirsi di evanescenti colori si ricompongono in immagini che si rincorrono, ci investono, ci risucchiano in un vortice di intense tinteggianti armoniose emozioni, da toglierci il fiato. Ma non finisce qua! Infiliamo sugli occhi una maschera virtuale e siamo di colpo gettati all’interno della strabiliante “Liberazione di San Pietro dal carcere”, divenendo parte del quadro, di quel gioco di luci e ombre, di slanci movimentali e stanche giacenze: e ne tocchiamo i personaggi nei loro corpi, e ne respiriamo la loro intima sostanza… improvvisamente sbalzati turbatamente in una stanza, avvolti dalle splendide drappeggianti realizzazioni del Sanzio.
Una mostra che utilizza tecniche moderne per farci rivivere la potenza artistica di colui che ha saputo fare della modernità la sua forza e la sua prerogativa, e che ancora oggi, a ‘500 anni dalla morte, è sempre vividamente e vibrantemente attuale.
“A me basta essere ricordato come un grande artista”: il suo più ambito sogno, ampiamente divenuto realtà.

Ombretta Di Pietro

“Raffaello 2020”, Museo della Permanente, via Turati 34, Milano, dal 4 ottobre 2019 al 2 febbraio 2020. Prodotta da Crossmedia Group, curatore professor Vincenzo Farinella, col patrocinio dei comuni di Milano, Firenze, Perugia, Urbino e Città di Castello.
Per info:
www.raffaello2020exhibition.com – tel. 3938007367, 02-89709022

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