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Aldo Colonnello e Alda Merini

Dieci anni senza Alda Merini. L’amico Aldo Colonnello: il nostro incontro di anime

Un momento della serata

Note soavemente stridule del pianoforte elettrico, così come lirica e stridente è la poesia di Alda, girano vorticosamente nella sala, circondandoci e trasportandoci in una dimensione senza tempo.
Parole intense, di una profondità audace, vibrano dalle arpeggianti corde vocali, colpendo come una spada dolcemente affilata i nostri animi, sussultanti in uno spazio infinito, come senza confini sono i versi di Alda. E all’improvviso sentiamo la sua voce registrata, un po’ incerta per l’età e la sofferente stanchezza, ma caparbiamente guizzante di una tenace volontà di non resa.
Declama recitante: “sappiamo da dove veniamo – né se ci sarà un paradiso/ ma sappiamo che abbiamo amato questa terra- che era l’unico dono provvisorio che ci aveva dato il Signore”, in quell’ “Addio Milano”, la sua tanto amata città, che saluterà il 1° novembre 2009.
“Vi lascerò in un giorno speciale” soleva dire: e forse il giorno dei Santi per una delle più grandi poetesse del ‘900, transgenerazionale e transnazionale, che fece del “misticismo” il suo credo inspiratorio di scritti e di vita vissuta, è quello più speciale che potesse scegliere.
In un’umida serata di fine ottobre, a tre giornate dal decimo anniversario della morte della poetessa, Aldo Colonnello ci regala un momento di vivido, vivace, intenso ricordo, il racconto di un’amicizia nata per caso e divenuta un sodalizio di rispetto, fiducia, scambio, vissuto nella quotidianità, restituendoci un’immagine autentica di questa donna, liberandola dagli stereotipi comuni che ne hanno creato un personaggio eccessivamente stravagante, quasi scomodo.
Perché Alda era una donna libera, una condizione conquistata con fatica, in un percorso di dolore, angoscia, caduta nelle labirintiche viscere degli ospedali psichiatrici, quei “manicomi” di allora che la ospitarono divenendo la sua casa per più di 10 anni. Ma dove incontrò “le anime più trasparenti e più belle”, come lei afferma, in quella “Terra Santa” che diventa un Paradiso di umanità realmente Vera: “tornata alla vita, ma discesa all’inferno”, scrive ancora!
Una donna che seppe trasformare l’afflizione in versi di una liricità così dirompente da investire i nostri animi di una straziante pulsione emotiva. “La poesia è la pelle del poeta”, uno dei suoi celebri aforismi. E lei se ne vestì gloriosamente. Sapendo usare anche una buona dose di ironia, amare con un bisogno ed una profondità tali da trascendere la mera fisicità, in un connubio di anime e menti; darsi e dare generosamente agli altri perché “gli altri siamo noi”.
Senza parlare ma agendo, e nei silenzi donando poesie a tutti gli amici, a cui le dedicava, uno per uno, perché l’amicizia era per lei il bene più grande, ne aveva necessità imprescindibile, come sempre affamata era di un vorace amore che riempisse i vuoti di una temuta solitudine.
Aldo Colonnello si recò a trovarla in un’uggiosa mattina novembrina del 2006, nel suo semplice e modesto appartamento di una casa di ringhiera sui Navigli, il cuore pulsante di Milano: doveva invitarla ad una serata di beneficenza. Bussò con un po’ di preoccupazione all’inconfondibile porta, che riportava elogi all’ars poetica. Varcò la soglia con timore reverenziale e la trovò sul suo letto come una sacerdotessa: così era solita accogliere, soprattutto i cari amici “discepoli”. Da allora divenne uno dei suoi trascrittori più assidui (Alda non scriveva più di suo pugno ma dettava ad altri): ad ogni ora del giorno lei gli telefonava e lui si affrettava ad annotare le poesie, ovunque si trovasse, anche sulla metropolitana in mezzo alla confusione.
Così il libro di Colonnello è ricco di inediti, sicuramente un patrimonio prezioso da scoprire. Riuscì anche ad invitarla a Sesto in occasione di un evento sulla poesia… Note, storie, aneddoti, testimonianze, e sembrava che lei fosse lì, tra il pubblico attento ed incantato, con quel suo aspetto goffamente trasandato, gli occhi vivaci e quell’autoritaria personalità femminile che ipnotizzava, ispirando musicisti, attori, pittori, fotografi, che l’ hanno resa immortale come i suoi misericordiosamente sognanti componimenti poetici. Ed il 1° novembre Milano e Sesto si sveglieranno sotto la coltre di un’ inconscia e palpitante reminiscenza.
Mi piace la luna con quel suo alone magico, che “grava su tutto il nostro io” e “senti odore di luna”, come piaceva ad Alda Merini, perché c’è un po’ di lei in tutti noi. “Io sono nata zingara, non ho un posto fisso nel mondo” (Canto alla luna, 1991): sicuramente lo ha nel cuore di chi l’ha amata e di chi avrà la fortuna di capire e vivere il suo messaggio d’amore.

Ombretta Di Pietro


Il libro di Aldo Colonnello “Alda Merini, la poetessa dei Navigli” , Meravigli Edizioni, è stato presentato martedì 29 ottobre presso la Sala Talamucci di Villa Visconti D’Aragona a Sesto San Giovanni con la partecipazione del maestro Pietro Bonadio e il patrocinio del Comune di Sesto.

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