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Primitive Elements, la magia ancestrale degli scatti di Francesco Bosso

Premessa. Ogni decennio della nostra storia è stato dominato da “paure” ricollegabili ad accadimenti specifici che ci facevano temere il peggio per la nostra incolumità.
Ricordo altresì di essere cresciuta con la minaccia di una guerra nucleare, e quanti rifugi antiatomici furono costruiti all’epoca, dotati di tutti i confort, attualmente magari ottimi pezzi da museo, oppure saranno usati un giorno? E poi quella dell’ invasione aliena, ma con “ET ” ed “ Incontri Ravvicinati “ mi sono salvata dalla persecutio di incubi notturni.
Ed ancora quella del Terrorismo, che invece mi ha angosciato non poco, perché tanto tangibile, concreta ed operativa. Ma mai come oggi quella per i mutamenti climatici, il surriscaldamento globale, l’alterazione degli ecosistemi, l’inquinamento ad alta tossicità, che sconvolgono l’equilibrio del nostro pianeta.
Che sta già mandando segnali precisi, con una sorta di ribellioni che vanno dagli tsunami alle frane, alle esondazioni, alla siccità, ai nubifragi, ai terremoti, alle valanghe… con conseguente perdita di vite umane, ma nulla in confronto a ciò che potrebbe verificarsi se continuiamo a trascurare il problema, relegandolo nelle ipotesi di un futuro futuribile, che per ora ci sfiora appena, ci illudiamo almeno.
Senza fare il minimo sforzo di prendere coscienza, consapevolezza, e modificare, conseguentemente, la nostra cultura comportamentale.
“Primitive Elements”. Una natura essenziale, primigenia, primordiale, incontaminata ed intatta ci viene restituita in un’integrità che ha del sorprendente, disabituati come siamo a cogliere proprio l’essenza delle cose e di noi stessi, bombardati da troppe immagini e troppo ricercate, per le quali conta più la forma che la sostanza. “Il mio è un lavoro di ossessiva sottrazione, perché il superfluo diventa caos, confusione” sostiene Francesco Bosso, regalandoci immagini paesaggistico–naturalistiche di una bellezza intonsa e quasi fatata, con un ancorché di ancestralmente magico. Ma non è il mondo delle fiabe! bensì esistono realmente tali meraviglie, basta andarle a cercare, epurarle e saperle “Vedere”.
La ricerca di Bosso è così protratta nel tempo, quello dinamico degli anni, dal 2009 al 2019, quello più statico dell’attesa del giusto momento e della giusta condizione per lo scatto, per ridonarci ciò che quasi ossessivamente ricercava nell’attimo velocemente sfuggente di un click! E nello spazio, quello dei continui spostamenti girando il mondo, dalle Hawaii alla Groenlandia, alla Spagna, all’Islanda, all’Indonesia, all’Italia, alla Svizzera, al Portogallo…perché la primitività della natura è un elemento che necessariamente pervade tutto il nostro pianeta, è l’esplicazione fisica del suo fondamento più reale, nascosto apparentemente ai nostri occhi distratti. E ancora nello spazio ritrovato e circoscritto di un’ evanescente immagine di un frammento di esistente peculiarmente reinterpretato.
Immagini sì, in un tempo che diviene un fuori tempo, in uno spazio che diventa assenza di spazio, per assurgere ad un’ astrazione dimensionale che è la sola che ci può consentire di riprendere possesso dell’archetipa fisicità del mondo natura! Immagini che ci urlano di fermarci ad osservarle con minuzia e dovizia di attenzione per recepire otticamente le particolarità del tutto nella semplicità della forma. In un silenzio meditativo che ha accompagnato lo stesso fotografo nella ricerca dell’intonso puro.
Così siamo colpiti dalle bianche acque fluttuanti o esplodenti, che turbinano precipitando tra nere rocce e oscure montagne, od ancora ribollenti di una strana forza magnetica! Cullati dalle bianche nebbie che fanno da coltre alle nere figure rocciose omoformiche, o dalle placide bianche acque dalle quali spuntano scure sculture sassose e crestose che sembrano aleggiare su di esse, quasi fossero ritagliate e appoggiatevi sopra! Speronati da bianche sculture di ghiaccio dalle svariate forme, alcune animalesche, illuminate da una brillante luce a spot, che si fa largo tra i neri del mare e del cielo, o da neri alberi imperiosi che si specchiano in rilucenti lastre acquitrinose…Bianco e nero (i colori sono superflui), luci accecanti ed ombre oscure, come duplice è la natura in sé e quella stessa dell’uomo; grigio come le mille sfumature da cogliere in una sola essenza principe. Con il dominio incontrastato dell’acqua, elemento fondamentale per ogni sopravvivenza, ma in totale armonia con la natura e gli esseri viventi, le cui fattezze ritroviamo nella medesima, a ricordarci dell’origine unica del tutto. Una curiosità: Bosso usa un metodo di ripresa analogico di grande formato con banco ottico, e stampa le sue fotografie in camera oscura su carta ai sali d’ argento e trattamento al selenio. Anche questo è un ritorno all’artigianalità, alla basilarità espressiva e comunicativa, che riesce a smuovere gli animi. Empatizzandoli con riprese che ci lanciano un grande monito: ritorniamo all’origine per sostanzializzare ogni cosa, recuperando ciò che non è più così ovvio.

Ombretta Di Pietro

(“Primitive Elements” mostra fotografica di Francesco Bosso, a cura di Filippo Maggia, co prodotta da CREVAL col patrocinio del Comune di Milano. Dal 23 ottobre al 14 dicembre 2019, Galleria delle Stelline, Corso Magenta 59, Milano. Info: galleriearte@creval.it; www.creval.it)

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