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“Un Dante Irlandese”, alla scoperta delle gesta di San Brandano di Clonfert

L’uomo nasce cacciatore ma diviene ben presto viaggiatore, spinto da quell’innata propensione per l’esplorazione, la scoperta, la conquista di nuovi mondi, differenti dalla realtà nota e circondati da un calamitante alone di mistero.
Cosa porta dunque l’essere umano a gettarsi nelle braccia dell’ignoto, superando un’infinità di ostacoli, difficoltà, paure, per raggiungere l’ambita meta? La sete irrefrenabile di sapere e comprensione di ogni elemento naturale e della stessa natura umana, per assurgere ad un più alto grado di esistenza, nella “consapevolezza”, che lo avvicini maggiormente alla “conditio divina”…
E così, in una tiepida serata settembrina di fine estate, trasportati dalle folcloristiche note della musica irlandese, dalle vibranti letture e dall’appassionato racconto delle voci narranti, ci immergiamo nella “Navigatio Sancti Brendani”, giunta fino a noi, sulle fluttuanti onde oceaniche e le “àugure” ali dei preveggenti stormi migranti, dalla lontana Irlanda dell’VIII-X secolo.
Un territorio all’epoca suddiviso geograficamente in diverse contee e socialmente in clan gerarchici, e dove il cristianesimo aveva cominciato, con la sua diffusione, a minare l’egemonia pagana. E’ in questo contesto che ritroviamo le gesta di San Brandano di Clonfert, abate di spicco del 400-500 irlandese, altrimenti detto “il Viaggiatore”, la cui impresa, compiuta alla ricerca del “Paradiso Terrestre”, viene narrata da un anonimo nell’epica tradizione degli imram (genere letterario che tratta gli avventurosi viaggi per mare di eroici personaggi).
Nella Navigatio Brandano compie lo stesso accidentato percorso di Dante nella Commedia, dagli inferi più cupi verso la beatitudine di un “Eden”raggiunto dopo mille impedimenti, contrarietà, innumerevoli incontri e scontri,mossi dalla brama di conoscenza del creato e dell’umana essenza, per volere di Dio, che sempre aiuta,protegge,guida ed illumina le anime meritevoli. Brandano,un po’ come l’Ulisse dantesco, sceglie i suoi 60 uomini,costruisce la nave e parte per 7 lunghi anni verso lo “sconosciuto”, ma con un approdo preciso: la “Terra dei Beati”. Incappando in creature “bestiali” dalla brutalità solo apparente (come lo Jasconius, grande pesce, dal gentil animo); facendosi largo tra i dardi infuocati dei fabbri infernali; ondeggiando tra le gelide acque dell’Oceano e ormeggiando su brulle, torbiche, poco ospitali isole. Ma senza mai naufragare, come l’Ulisse sventurato, che aveva osato oltrepassare le erculee colonne, delimitanti il modo noto, per personale “ardore”ed ardire, scatenando la furia degli Dei! Sospinto invece l’Abate dal volere e dall’intervento costante di Dio!  Un viaggio “geodetico” il suo, fatto in ogni luogo della terra senza limite alcuno, tra gli elementi del creato, ricco di componenti “eccezionali”, ma più vicino all’umana conditio dello ”straordinariamente” allegorico cammino dantesco.
Ed in cui Brandano mostra forza, coraggio e fede, facendosi guida dei suoi più timorosi compagni, mentre il Sommo Vate viene egli stesso guidato lungo l’impervio percorso di elevazione alla beatitudine.
Nella sua totale fiducia in quel Dio benevolo che può concedere anche ai dannati la sospensione temporanea della pena per alleviarne i patimenti. Come accade con Giuda, che incontra seduto tra le frustanti fredde onde, riconoscente la sua colpa e grato al divino per quel momento di pausa concessagli dalla bruciante tortura del vulcanico inferno!
Il Giuda dantesco è invece il peggiore dei peccatori,l’anti-Cristo,e risiede all’origine degli inferi, direttamente tormentato in modo atroce da Lucifero,l’anti-Trinità, senza possibilità alcuna,perché ogni pena è commisurata alla colpa: il Dio dantesco è medievalicamente più punitivo! Dopo l’incontro con San Paolo,l’asceta per eccellenza,il più vicino in assoluto al divino, che lo elogia per il suo ardimento e il suo credo, Brandano arriva alla “Terra Promessa”, scoprendo che era a breve distanza dalle coste della terra natia!E,con poche righe scritte, fa rientro a casa. Paradossale? Per ciascun individuo più importante del traguardo è l’itinerario,il percorso stesso della vita,le cui asperità ci consentono di accrescere,nell’esperire,la cognizione di ciò che siamo ed è il mondo! In una sorta di missione che è doveroso svolgere prima di ritornare all’origine… E festa sia, sulle note del folck irlandese!

Ombretta Di Pietro

(L’incontro “Un Dante Irlandese: la navigazione di Brandano tra inferni e paradisi” si è svolto nel cortile di Villa Visconti D’Aragona lunedì 16 settembre, con la partecipazione di Rossana Guglielmetti, docente di Letteratura latina medievale, dell’attore Pietro Baio e del gruppo musicale Meneguinness, inserito nella rassegna “Giardini e ville in musica”, a cura del gruppo di ricerca “Coordinate dantesche”) 

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