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Il cielo ritrovato

Il cielo ritrovato, mostra di Roberto Fanari al Museo-Studio Francesco Messina

Incamminiamoci lungo la caotica e molto metropolitana Via Torino di Milano, direzione Colonne di San Lorenzo. Ad un certo punto incroceremo sulla destra la piccola via San Sisto. Imbocchiamola, pochi passi e ci troveremo magicamente dinnanzi alla chiesa sconsacrata che dà il nome alla via stessa, oggi sede del civico Museo-Studio Francesco Messina, grande scultore del ‘900 italiano, che custodisce alcune tra le più importanti opere “classico-idealiste” dell’artista.
Nascosta dal rumoreggiare, luccicare, brulicare della vivida città meneghina, siamo subito colpiti dalla particolarità della sua facciata, sobriamente composta da classicheggianti elementi ionico-dorici e frontespiziali sui quali poggia, imponendosi, la monumentale moderna opera dello scultore Leonardo Nava, composta da una miriade di rami di nocciolo che si innalzano intrecciandosi fino a penetrare all’interno della struttura,attraverso le finestre superiori,in un tacito dialogo tra natura-architettura, interno-esterno.
In questo contesto, sospeso tra sacro e profano, “esoterico-alchemico”, passato e presente,prende vita l’ultima creazione del giovane e poliedrico artista milanese Roberto Fanari, classe 1957,”Il cielo ritrovato”, realizzata appositamente per ed in questo specifico spazio espositivo museale, di cui diventa parte integrante, una veste cerimoniosa di venerabilità e festosità artistica.
Fanari passa infatti lunghe ore immerso nella spazialità architettonica del sito, analizzandone meticolosamente gli elementi compositivi, assorbendone e respirandone le atmosfere e le vivide pulsioni,che trasudano dalle nude pareti, dai respiri sommessi delle parlanti statue “messiniane” e dagli scricchiolii dei filamentosi tralci “navensi”.

Paesaggio invisibile

Fino a quando comincia, quasi magicamente,a farsi avanti nella sua mente e nelle sue viscere l’immagine sempre più dettagliata di ciò che avrebbe dovuto effettuare, portandolo, così, al compimento di un’opera che non è frutto di un’astrazione fantasiosa, ma germoglia dal seme dell’intorno. Composta da 4 panelli 6×6 m(a loro volta formati da diverse parti assemblate,come in una sorta di puzzle!), due posti ai lati dell’abside e due sospesi a 12 metri di altezza appena sotto la volta del soffitto,dipinti con un gioco “capriccioso”di crestose, sinuose, bizzarre nuvole bianche,tra i cui varchi traspare un marcato cielo dalle vivaci tinte pop!
Quei fucsia, gialli ed azzurri che si ripetono sulle policromatiche ma più uniformi tele dei “Colore Puro”, appese sulle pareti restanti quasi a rappresentare la base di partenza pittorica e strutturale da cui l’opera prima prende inizio,o altresì delle finestre riflettenti quei vividi colori del cielo circostante, che le pervade con la sua luminosità. Così come tutto il contorno,in un dialogo costante con la rigorosa essenzialità ed austerità dei muri portanti, in un contrasto che diventa accostamento,continuità ed apertura verso l’esterno,nel superamento, grazie all’arte, di ogni distonia di forma e ogni limite spaziale. Una realizzazione certamente caratterizzata dal dinamismo, sottolineato dalla “informità” ed informalità delle nuvole che lasciano la possibilità, a chi ne osserva il movimento flessuoso, di poter intravedere ogni genere di raffigurazione. In fondo quante volte ci è capitato di cogliere delle figure proiettate dalle sfrangiate nubi nel reale cielo azzurro!
Senza dubbio l’arte di Fanari è un’arte in “divenire”, un movimento di ricerca costante nella eterogenea scelta dei materiali, dei soggetti,dei significati! Ne troviamo un compendio movendoci nella cripta al piano inferiore, dove ad attirare immediatamente l’attenzione sono tre tele apparentemente nere che, opportunamente colpite dalla giusta luce, svelano paesaggi naturalistici nascosti,quella luce del cielo che vince le tenebre in un moto di rivalsa dell’atto creativo!La natura è elemento portante nella produzione di Fanari,come è evidente dalla foresta di fronde che si aggrovigliano movimentandosi una sull’altra del foglio di bronzo, e nella forma in parte antropomorfa del tronco in ceramica invetriata,in cui le radici sembrano artigli! Infine due elementi “globici” sempre in ceramica dai colori rosa ed azzurro:i primi esperimenti per la realizzazione della più voluminosa opera in cui Fanari si sia mai cimentato…
Tutto inizia dal basso, dai bulbi, dalla terra, ma, se alziamo lo sguardo ecco esplodere in alto, sopra di noi, il cielo.

(“Il cielo ritrovato”, mostra di Roberto Fanari, a cura di Raffaella Resch, Museo-studio Francesco Messina, Via San Sisto 4/a, fino al 27 ottobre, da martedì a domenica 10-18, ingresso libero)

 

Ombretta Di Pietro

 

 

 

 

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