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Osservatorio/ Dal gialloverde al giallorosso: quale alternativa?

Il premier Conte

L’intervento programmatico fatto alla camera dal Presidente Conte per chiedere la fiducia si è rivelato una specie di libro dei sogni caratterizzato da una sequenza di cose ovvie. C’è qualcuno che non vorrebbe più asili nido? C’è qualcun altro che vorrebbe più inquinamento? C’è qualcuno che non vorrebbe salari più alti e servizi pubblici più efficienti?
Un programma di Governo, però, non può essere solo un elenco di desideri, ma deve far riferimento a interventi da realizzare con risorse individuate in modo preciso e con delle priorità.
La cosa chiara è che questo governo intende ricorrere al deficit in modo anche più ampio del precedente, illudendo gli italiani due volte: da un lato, c’è l’illusione che il deficit sia gratis, che non diventerà un peso sulle spalle dei contribuenti di domani e sui giovani; dall’altro, l’illusione è che sia illimitato, quando sappiamo benissimo che in Europa a parte i complimenti e le pacche sulle spalle i vincoli di bilancio rimangono quelli di sempre.
Ammettiamo pure che si riescano a ottenere 10 miliardi di deficit in più: si coprirebbe meno di un terzo delle sole promesse sull’IVA e sul taglio del cuneo fiscale. E le coperture su tutto il resto? scuola, sanità, servizi pubblici, beni collettivi. Il proposito di ricavare risorse dalla lotta all’evasione e dalla spending review l’abbiamo sentito talmente tante volte che è diventato ormai quasi una barzelletta.
L’approccio macroeconomico giallorosso non è molto diverso da quello del Governo gialloverde: è un approccio figlio della convinzione che l’Italia possa crescere solo se fa più deficit pubblico e che solidarietà alla fine significhi distribuire i debiti. Non è necessario essere esperti di economia per affermare che solidarietà significa distribuire la ricchezza e per distribuire la ricchezza, bisogna prima crearla.
C’è però una cosa su cui il programma è molto chiaro. Al di la di tutte le chiacchiere dei dirigenti PD sulla “discontinuità” il programma enunciato ha le sembianze di una sostanziale e impressionante continuità con il governo precedente, a partire dai decreti sicurezza, per non parlare di quota 100, del reddito di cittadinanza, del blocco della prescrizione e del taglio dei parlamentari, presentato in modo offensivo nei confronti della rappresentatività del Parlamento. E’ chiaro che il presidente Conte, può essere il successore, ma non può diventare l’alternativa di se stesso.
Con il suo programma questo Governo promette tutto a tutti. Ma bisogna stare attenti che il promettere tutto a tutti, crea delle aspettative che ben presto rischiano di tramutarsi in insoddisfazioni per non dire arrabbiature.
Questo governo deve prima dimostrare di essere capace di cambiare politica in modo radicale e dire la verità ai cittadini italiani, che vogliono almeno sapere quali sono le priorità in una situazione in cui non ci sono soldi per nessuno.
Basta illusioni e basta bugie: dire la verità fa crescere i cittadini italiani, fa crescere la classe politica e rende tutti più responsabili.

Ciemme

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