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Un momento della conferenza con Roberto Tagliani

Dante all’opera: Francesca, Pia, Gianni e gli altri

Pia De’ Tolomei

Che Dante sia il nostro padre putativo è fatto scientificamente provato. Nel nostro sangue scorre l’ereditarietà del Sommo Poeta. Il nostro DNA è marchiato a fuoco dalla forza dirompente della sua ars compositiva. I nostri geni contengono il “germe sacrale” della Commedia, giunto sino a noi sulle ali di una melodia archetipa che pervade l’universo intero, risonante di note, e si fa strada,come un valzer, tra gli strati sonori della terra ed i labirinti dissonanti dell’umana mente.
Questa genia che travalica gli autoctoni confini spaziali, brulicando fervidamente nell’intero mondo! La musicalità delle parole ed i toni prorompenti della sintassi poetica fondano la nostra lingua, che ancor oggi utilizza frasi da lui giunteci.
La grande capacità descrittiva da vita a scenografie pittoriche di artisti di ogni secolo. Le sue storie ed i loro significati partecipano alla composizione di trame di scrittori anche contemporanei. I suoi personaggi dalle forti intonazioni diventano ispiratori di Opere. Esordendo col “Lamento del Conte Ugolino” di Vincenzo Galilei (padre del ben noto Galileo!), esponente della fiorentina Camerata de’Bardi, che nel ‘500 delineò gli stilemi del “recitar cantando”, unendo parlata corrente, canto, racconto, azione scenica: preludio del “melodramma”, di cui l’Alighieri diventa suggeritore di parole, di ambienti e toni, di protagonisti.
Il 1816 vede la nascita dell’”Otello” di Gioacchino Rossini, il quale, dopo innumerevoli scontri con il librettista Francesco Berio (più shakespeare-tassiano che dantesco) crea una composizione dove la reale protagonista è Desdemona, caratterizzata da una drammatica consonanza di stati d’animo con la Francesca del Dante, che ritorna precisamente nelle parole del Gondoliere: ”Nessun maggior dolore Che ricordarsi del tempo felice Nella miseria” (Inferno V). E  “Francesca da Rimini” è il soggetto lirico dell’opera di Riccardo Zandonai del 1914, con libretto di Tito Ricordi su testo di Gabriele D’Annunzio: la sua figura però non è quella di “dannata” per il peccato di lussuria commesso, ma di donna travolta da un wagneriano e neodecadentista amore totalitario, racchiuso nello schioccare di un bacio.
E ci si discosta nettamente dal personaggio dantesco anche nello “Gianni Schicchi” di Giacomo Puccini (si dice grande lettore ed estimatore dell’Alighieri), del 1918, su libretto di Giovacchino Farzano, che diventa un folletto giocoso, burlesco e talmente furbo da chiedere redenzione direttamente al pubblico: ”Per questa bizzarria m’han cacciato all’inferno…e così sia; ma con licenza del gran padre Dante, se stasera vi siete divertiti concedetemi voi…l’attenuante!”.
Non possiamo esimerci dal citare la “Pia dé Tolomei di Gaetano Donizetti, del 1837, con libretto di Salvadore Cammarano, in cui tutto l’impianto è costruito sui quattro versi del Purgatorio V: ”Ricorditi di me, che son la Pia; Siena mi fé, disfecemi Maremma: salsi colui che ‘nnanellata pria risposando m’avea con la sua gemma”.Una curiosità:nella partitura originale del “Nabucco”,per il coro del “ Và pensiero”,Verdi appunta una frase “Tutti insieme ad una voce”che ritroviamo nel Purgatorio II, in riferimento alle anime in attesa di redenzione!Gli esempi potrebbero continuare innumerevoli. Vale la pena qui citare infine il “Laborintus II” di Luciano Berio del 1965, dalla raccolta poetica di Edoardo Sanguineti, composta per i 700 anni della nascita di Dante:una complessa e caotica summa dei suoi scritti, la cui “faticosità” richiede agli uditori un grande sforzo per la piena comprensione, che diviene una sorta di percorso espiatorio per il raggiungimento di quella “Grazia”tanto voluta e tanto ambita dal Supremo Vate! La di cui opera lirico-drammaturgica,nella sua poetica imperitura, assurge ad un’immortalità che supera qualsivoglia logorio, travisamento, invecchiamento del tempo, pervadendo, talvolta anche inconsapevolmente, qualunque ambito dello scibile e della creazione artistica delle umane genti,in ogni dove ed in ogni quando! Nel traghettante eterno viaggio del Sommo e della vita!

(L’incontro “Dante all’opera: Francesca, Pia, Gianni e gli altri”, con la partecipazione di Roberto Tagliani, docente di Filologia Romanza c/o Università degli Studi di Milano, ha avuto luogo lunedì 9 settembre in Villa Visconti D’Aragona, nell’ambito della rassegna “Giardini e ville in musica” e su iniziativa di “Coordinate dantesche”, gruppo di ricerca Università degli Studi di Milano)

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