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Osservatorio/ Verso il governo, ‘O Franza o Spagna purché se magna’ …

E’ esagerato dire che siamo fuori dalla politica, dalla democrazia e persino dal decoro? Il giorno dopo le elezioni politiche, 5 Stelle e Lega, che si erano sbranati sempre (e con particolare violenza nel corso della campagna elettorale) si sono alleati ed hanno formato un governo. Passato un anno, dopo una altrettanto lunga e cruda battaglia politica, parlamentare ed anche personale a suon di querele, 5 Stelle e PD si sono alleati per formare un governo.
Non poteva mancare il solito uomo per tutte le stagioni, si chiama Giuseppe Conte: prima fa il capo di un governo con l’estrema destra e poi ne fa un altro con l’estrema sinistra. Non è un grande economista e un rettore della Bocconi come Mario Monti ma è un avvocato sconosciuto sino a 16 mesi fa. Il quale due mesi fa ha dichiarato tra l’altro che deve rimanere altrettanto sconosciuto il colore del suo voto alle elezioni europee (e a tutte le precedenti). Mai nel nostro Paese e mai in nessun Paese democratico al mondo si è visto qualcosa di simile.
Il Movimento 5 Stelle ha colpe maggiori di chiunque altro, perché non una, ma due volte consecutive, ha scelto il nemico politico del giorno prima come alleato pur di restare al potere. Gli odiatori della “casta” hanno sposato con entusiasmo tutte le possibili “caste” presenti sul mercato, non importa se di destra o di sinistra: “o Franza o Spagna purché se magna”.
Penose poi sono le giustificazioni del PD: ragion di Stato, salvezza dei conti pubblici, lavoro, riavvicinamento all’Europa e chi più ne ha più ne metta. Ma le vaghe aspirazioni e le chiacchiere non nascondono che il mostro PD–5 Stelle nasce dall’interesse di partito. Anzi, dall’interesse personale di alcuni parlamentari.
Siamo convinti che gran parte dell’opinione pubblica sia disgustata dallo spettacolo indecoroso di questa sedicente “terza Repubblica“. Si intuisce quanto sia vicino, per mancanza di credibilità e trasparenza, il crollo delle istituzioni. Colpisce il significato di certe affermazioni grilline, condivise chiassosamente da Salvini e dalla Meloni, tollerate con viltà e passività dal PD. Vogliamo ricordarle? Pochi giorni prima della crisi di governo, il leader 5 Stelle Di Maio ha dichiarato: “Alle prossime elezioni tutto il movimento 5 Stelle vuole andare a votare con 345 poltrone in meno, 345 parlamentari in meno a cui non vogliamo più regalare né soldi né privilegi. Sono trent’anni che aspettiamo questo momento per mandare a lavorare un po’ di quella gente. Ma ve li immaginate senza poltrona mentre si cercano un lavoro come tutte le persone normali?”. (ma da che pulpito!)
Ma questa retorica volgare contro il Parlamento non ricorda a nessuno quella dell’”aula sorda e grigia” di triste memoria? E’ bene ricordare che il tratto caratteristico dei 5 Stelle è sempre stato, sin dall’inizio, il non riconoscimento della funzione rappresentativa del Parlamento paragonato ad una scatoletta di tonno.
Penso che ci siano ancora dei cittadini disposti ad indignarsi di fronte ai demagoghi “soli al comando” come Salvini, ai servitori della piattaforma Rousseau e dei suoi guru come i 5 Stelle. Sono convinto che ci sia ancora chi ricorda che la democrazia parlamentare ha coinciso con la prima Repubblica e con i partiti e che l’ascesa dei populisti e dei 5 Stelle è stata l’ultima e più catastrofica conseguenza della loro distruzione. Credo che queste persone di buon senso ci siano ancora anche se spesso per disperazione e disgusto non vanno più a votare.

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