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Città metropolitana e isole di calore: 125 mila cittadini a rischio termico e sanitario

Il caldo torrido di questi ultimi giorni ha significato non solo il raggiungimento di temperature record, oltre i 40 gradi percepiti, ma anche l’aumento della concentrazione di ozono nell’aria: la soglia di 180 microgrammi per metro cubo è stata superata anche in Alto Adige, come rilevato nelle due stazioni nazionali di misurazione.
E quando la temperatura non scende neppure di notte, allora i rischi per la salute aumentano, soprattutto per le fasce più sensibili della popolazione, bambini e anziani. Si tratta di un rischio concreto, che quest’anno ha già fatto 6 vittime. I dati forniti da Legambiente forniscono una fotografia drammatica: sarebbero circa 24 mila i morti a causa del caldo eccessivo negli ultimi 11 anni, soprattutto fra la popolazione più sensibile.
È il cosiddetto fenomeno delle isole di calore urbano, ovvero aree urbane in cui il caldo si disperde con maggiore difficoltà, analizzato dai climatologi su scala globale, e studiato anche in Città metropolitana di Milano dalla direzione Ambiente e Tutela del Territorio. Il gruppo di lavoro per il progetto europeo LIFE Metro Adapt, di cui la Città metropolitana è capofila, ha analizzato tutti i dati raccolti durante le notti più calde degli ultimi 4 anni (dati provenienti dai satelliti LandsatModis Terra e Acqua dell’Agenzia Spaziale Europea), fissando una temperatura notturna media minima, rilevabile nelle zone meno urbanizzate, e pari a 20-22°, confermando che alcune variazioni in aumento (+3-4 gradi), con temperature superiori a 25 gradi di notte e a 35 di giorno, rimangono sempre costanti in alcune punti della Città metropolitana di Milano.
Nel lavoro di ricerca, questi dati sono stati incrociati con quelli relativi alla popolazione residente e più vulnerabile dal punto di vista sanitario – i bambini sotto i 10 anni e gli adulti sopra i 70.
Nel territorio risiedono in totale 285.500 bambini, di cui 109 mila nel comune di Milano. Gli anziani complessivamente sono 495.500, di cui 237 mila nel capoluogo.
Dall’analisi sono emerse le aree del territorio metropolitano milanese che maggiormente sono a rischio salute, rappresentate con una scala da 1 a 5, dove 5 è il maggior rischio.
I comuni più a rischio da un punto di vista termico e sanitario, in quanto esposti con maggior frequenza alle isole di calore, sono Corsico con il 7,7% della popolazione totale vulnerabile e a rischio termico; Milano con il 7,6 %; Sesto San Giovanni con il 7%; Bresso con il 6%; Cologno Monzese con il 5%; Segrate con il 4%; Pioltello, Cinisello, Rozzano e Baranzate con il 3%.
Complessivamente, circa il 24% della popolazione dell’intera Città metropolitana di Milano è esposto al fenomeno isole di calore, mentre a rischio dal punto di vista termico e sanitario è il 4% della popolazione totale, ovvero i bambini e gli anziani che vivono in zone in cui il delta termico è più elevato, e che sono circa 125 mila.
“In solo due anni abbiamo ottenuto finanziamenti per 1 milione e 500 mila euro per ricerche e studi finalizzati ai temi della mitigazione e adattamento delle città e dei territori al climate change – spiega Pietro Mezzi, consigliere delegato all’Ambiente e al Territorio della Città metropolitana di Milano – . Nel 2017 abbiamo ha sostenuto ottenuto un primo finanziamento della Fondazione Cariplo, che abbiamo ripetuto nel 2018. Sempre nel 2018 siamo riusciti a ottenere un finanziamento europeo, il Life Metro Adapt, del valore di 1 milione e 200 mila euro, che prevede anche alcuni interventi dimostrativi. I risultati di queste attività verranno riversati nel lavoro di redazione del Piano Territoriale Metropolitano, che si farà carico dell’emergenza climatica, dettando ai 134 Comuni della Città Metropolitana norme per adattare le città e i territori”.

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