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Osservatorio. Europa: la fine di un sogno?

A conclusione di questa brutta campagna elettorale in cui si è parlato di tutto tranne che di Europa pensiamo sia doveroso chiarire alcuni punti. Il nostro è un invito a ragionare, a guardare con grande cautela e anche diffidenza alla purtroppo diffusa “criminalizzazione” dell’Europa. Un invito a rendersi conto di quanta strada si è fatta con l’Europa e grazie all’Europa. E’ anche un invito a non sottovalutare i motivi di crisi, ritardi, difficoltà, proponendo però obiettivi e proposte di soluzione stando nell’Unione e non proponendo sovranismi anacronistici o uscite dannose (vedi Brexit).
Prima di dare giudizi è necessario conoscere l’Europa, la sua storia, il modo in cui funziona, le sue competenze in modo da rendersi conto di quello che ha fatto e di quello che, grazie ad essa, abbiamo potuto fare. La libertà di trasferirsi e lavorare nei paesi dell’Unione, la grande varietà di consumi che le frontiere aperte ci mettono a disposizione, il diritto di essere assistiti ovunque ci si trovi sul territorio comunitario, la possibilità di formazione, studio, ricerca.
Soltanto appartenendo a una comunità come quella europea è possibile progredire sul piano dei diritti sociali, della partecipazione, dell’ambiente, della sicurezza,  della tutela del risparmio, e molto altro. L’UE non è un ostacolo, è un’opportunità che bisogna saper cogliere. La vicenda dei fondi europei non utilizzati dal nostro paese dovrebbe farci riflettere. Non è onesto incolpare l’Unione Europea di carenze e ritardi che sono solo nostri. Non è serio parlare di Europa delle banche e dell’austerità in un paese che ha il più grande debito pubblico di tutta l’Unione.
Per noi cittadini che abbiamo vissuto il dopoguerra l’idea di una Europa Unita è stato un sogno. Ci auguriamo che il dilagare di nazionalismi e sovranismi non ci regali un brutto risveglio.

Ciemme

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