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Osservatorio/ Alla ricerca dell’uomo nero

I non più giovanissimi ricorderanno uno spot pubblicitario di alcuni anni fa in cui una bella e brava attrice francese compariva dicendo “oui, je suis Catherine Deneuve”. Oggi, visto i tempi che corrono, dobbiamo accontentarci di un modesto e anche un po’ ridicolo “io sono Matteo Salvini”. Di che si tratta? Una casa editrice di estrema destra con simpatie fasciste ha pubblicato un libro intervista con quel titolo altisonante degno di un premio Nobel e lo ha presentato al Salone del libro di Torino. Il fatto sarebbe finito nell’indifferenza generale se non fosse intervenuta la solita sinistra alla perenne ricerca dell’uomo nero da abbattere.
Lo fu per Berlusconi, e anche allora ci fu un boicottaggio al Salone del libro di Parigi, lo è oggi per Salvini. E’ il solito scontro tra due ossessioni. Da una parte Salvini oggi, come ieri Berlusconi, incolpa i “comunisti” di qualsiasi cosa non venga fatta specie quelle che aveva promesso agli italiani, dall’altra parte intellettuali autodefinitisi dispensatori di patenti di democrazia si indignano solo se c’è di mezzo Salvini come ieri se c’era Berlusconi. Aveva ragione Veltroni che in un dibattito con Travaglio sosteneva che l’antiberlusconismo ha per vent’anni alimentato il berlusconismo. Oggi chi contrasta l’odio con l’odio rischia di fare il gioco di quelli che hanno progettato sul disagio sociale strategia e carriera.

Ciemme 

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