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Un prezioso ricordo di Paolo Lezziero nelle parole dell’amico Carlo Carlucci

Paolo Lezziero

“Come un luogo apparentemente anonimo, Sesto San Giovanni, grazie a uno scrittore, Paolo Lezziero…
La consuetudine lessicale vorrebbe che Paolo sia volato o emigrato altrove dopo la sua morte fisica. Eppure non mi è parso cosí nel brevissimo soggiorno di 24 ore per essere presente alle sue esequie. Solo dei fotogrammi…le sagome dismesse dei brontosauri alias fabbriche, i palazzi sandwich a dismisura d’uomo… tutto appena intravisto dal momento che mi aspettavano le ore accanto alla sua salma, altra consuetudine che dovevo verificare in qualche modo inesistente. Insomma riferisco qui una serie di piccoli avvenimenti o meglio piccoli accadimenti che hanno caratterizzato quella mia oltremodo breve ma intensissima visita.
Al mattino soleggiato tirando su l’avvolgibile per un momento ho potuto godere della vista della quale ha goduto per quarant’anni e piú il mio amico in quella tanta, intensa luce di pianura… ma mi avrebbero atteso, accavallandosi altre piccole sorprese.
Si dice o si diceva cominciamo con ordine, ma non vi è alcun ordine precostituito negli accadimenti improvvisi che ci sopravvengono, come l’improvvisa scomparsa di un amico, quanto discreto, quanto misurato nel parlare, quanto capace, me ne accorgo solo ora, di segnare, di orientare, di influenzare la mia vita di scrittore e non.
Mio malgrado devo fare incetta di impressioni tutte collegate in qualche modo a questa presenza/assenza, ma quanto determinante…
Scoprivo improvvisamente che Cinisello era fortemente connotato dal quartiere ‘La Bettola Vecchia’, là dove visse l’infanzia e l’adolescenza lo scrittore e che le storie raccolte sotto quel titolo erano verosimilmente vere. Che gli amici della vecchia foto di copertina non erano i vitelloni dell’hinterland milanese, ovvero nemmeno erano apparentabili ai vitelloni romani, ma amici e basta, nutriti da affetti semplici.
Mi spiego, quel ragazzo di origini egiziane che ha vinto a Sanremo si è formato in un hinterland analogo e la sua heimat o patria che dir si voglia sono i quartieri anonimi, apparentemente senza storia, senza la storia secolare, senza monumenti illustri…
È come la storia di Pollicino, Paolo ha disseminato con parsimonia dei sassolini perché noi ritrovassimo la via di casa, ma non della sua casa o del suo quartiere, la Bettola Vecchia, ma la via della nostra casa. E tutto mi ha parlato nella mia visita lampo a Sesto, con semplicità di casa. L’amico pittore Claudio Granaroli che ritrovavo immutato dal quel dí degli anni 70. Un Granaroli che si doveva accomiatare essendo incominciata la messa (“Sai, purtroppo io e le chiese…”). E cosí sono entrato a messa iniziata e poi mentre mi accingevo ad ascoltare la in certo modo scontata omelia, mi accorgevo che dal prete uscivano parole inedite, sgorgavano di getto parole nuove, autenticamente evangeliche. Paolo, l’opposto della persona di sagrestia, era riconosciuto dall’uomo prete come persona autenticamente in Cristo e quel parroco, o uomo, o uomo prete prendeva il destro per richiamare, per ribadire certe virtú autentiche…
Cosí quella chiesa vagamente anonima, da periferia milanese industriale (ma con un bellissimo altare alla Vergine sulla sinistra) diventava una piccola tolda dalla quale un nocchiero poteva additare a Paolo Lezziero quale exemplum di condotta nella navigazione della vita.
E poi nuovamente sul sagrato i conversari della piccola folla di amici e conoscenti colá richiamati non tanto per la consuetudine lessicale dell’estremo addio, bensí perché riconoscendos, i marinai o nocchieri che sia, nell’oltremodo modesto Omero di periferia milanese.
Non è certamente un caso, perché il caso non esiste, che Lezziero abbia voluto, come addio, lasciare una esile plaquette di brevio brevissime poesie alla adorata nipotina Sara di quattro anni. Quest’ultima finalmente, con la compagnia del cuginetto volato coi genitori da Londra, aveva rassicurato i genitori: “Il nonno salito col razzo, lo ha lasciato ed è già sui prati del Paradiso”.

 

Carlo Carlucci

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