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Pachy Scognamiglio e Mahmood a Sanremo

Intervista a Pachy Scognamiglio, vocal coach di Mahmood

Domenica 10 febbraio ha sollevato la palma con il leone, trionfando con ‘Soldi’ alla 69esima edizione del Festival di Sanremo e a maggio partirà per Tel Aviv, per rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest. Ha colto tutti di sorpresa Mahmood con ‘Soldi’, un trascinante pezzo R&B dai suoni contemporanei, che subito dopo il podio ha ottenuto il debutto più alto di sempre per un italiano nella classifica mondiale di Spotify.
Non tutti sanno però, che ad ‘allenare’ la voce soul e modernissima del trionfatore di Sanremo Giovani 2018 e Sanremo, c’è un giovane artista, Pachy Scognamiglio, che a Sesto San Giovanni è conosciuto anche per il suo sodalizio con il concorso canoro ‘Una Voce Per Sesto’.
Pachy, torniamo per un momento alla proclamazione del vincitore del 69° Festival di Sanremo. Cosa ha provato quando ha sentito pronunciare il nome di Mahmood?
“Ho provato un’emozione infinita. Non si può neanche spiegare quanto sia stato fiero e felice. L’ho sperato tantissimo e quando è accaduto avevo il cuore a mille!”.
Segue Alessandro da cinque anni. Come è nata questa collaborazione?
“Ho conosciuto Alessandro tramite una mia collega ed amica, Carlotta Michelato (insegnante di Musical, ndr). Sentendolo cantare, da subito ho percepito che ‘vibrava’ in un modo speciale. Alessandro poi ha preso informazioni su di me e ha deciso di provare a seguire una mia lezione. Da lì in avanti, c’è stata una forte stima reciproca ed é nata anche una bellissima amicizia”.
Torniamo a Sanremo: che consiglio gli ha dato prima di salire sul palco dell’Ariston?
“Alessandro non aveva bisogno di nessun consiglio (sorride), se non di continuare ad essere il leone delle serate precedenti”.
Pachy, i Sestesi la conoscono anche per gli stage che organizza per i finalisti del concorso canoro ‘Una Voce per Sesto’. Ci sarà anche quest’anno?
“Assolutamente sì, ci sarò”.
Torniamo alla sua professione di vocal coach. Ha scelto di intraprendere questa strada quando ancora i talent non avevano fatto conoscere al grande pubblico questa professione …
“Ho iniziato ad occuparmi di voce dieci anni fa. Da lì ho capito di aver la testa giusta e l’attitudine per creare un metodo di tecnica vocale tutto mio. Ho studiato tantissimo, e non soltanto voce e musica, ho fatto mie tantissime discipline che poi sono entrate a far parte della mia didattica, rendendola diversa. Negli anni ho seguito tanti cantanti, attori e doppiatori e, ad oggi, il Metodo HeARTvoice è seguito da tantissimi esperti del settore. Sono molto fiero di tutto ciò”.
In cosa consiste il metodo HeARTvoice?
“Il metodo heARTvoice ha come obiettivo il potenziamento e al contempo la salvaguardia della voce artistica in maniera trasversale.
 È un metodo avvalorato da diverse collaborazioni con il mondo foniatrico e logopedico. 
A febbraio 2018 sono partito per la Spagna diretto al centro foniatrico di Santander di Alfonso Borragan per far ricerca sul protocollo heARTvoice.
 In quel frangente ho ottenuto grande apprezzamento dal ricercatore spagnolo e da lì è nata la sua collaborazione e il suo ruolo di relatore scientifico del metodo. In sostanza, 
HeARTvoice vuole creare una didattica che in tempi rapidi possa far apprendere la tecnica vocale in modo da potersi concentrare maggiormente sul lato artistico, interpretativo e musicale”.
Perché questo metodo è così innovativo?
“Perché si basa su modelli di apprendimento che potenziano le peculiarità dell’artista, spesso confuse dal didatta come difetto da eliminare.
 Vede, HeARTvoice è caratterizzato da un protocollo che cerca di definire quali sono realmente i limiti della voce che non sempre corrispondono ai ‘dogmi’ tramandati da decenni dalla didattica vocale.
 Amo definire HeARTvoice un metodo ‘propriocettivo-olistico’, dove confluiscono diverse discipline. 
Ad esempio lo Yoga, di cui sono insegnante certificato Coni.
 Il metodo è infatti costituito da un laboratorio definito “Yoga heARTvoice”, rivolto ai professionisti della voce.
 Dal 2010 inoltre seguo corsi di ipnosi per il benessere e per la comunicazione, Reberthing e Reiki che mi hanno regalato  spunti che sono alla base dell’approccio didattico del metodo.
Quali sono le altre materie confluenti?
“Il flamenco e le percussioni arabe. Queste hanno la funzione di aumentare la propriocezione (una forma di percezione che si basa sull’ascolto dei segnali che arrivano dal corpo, ndr) di tutto il corpo sviluppando al contempo la musicalità attraverso il  ritmo”.

 

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