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Il ritorno del Sindacato

Il sindacato è tornato unito in Piazza San Giovanni a Roma, sede storica di grandi manifestazioni del passato. E’ stata questa una decisione importante anche perché in questo Paese mai come ora c’è bisogno di coesione e di riunificare le tante condizioni di lavoro in un progetto di crescita che rilanci anche il valore della dignità dei lavoratori e dei loro diritti.
Non sono tanto i provvedimenti del Governo, che in parte comunque cercano di intervenire sul disagio sociale a dover essere al centro delle preoccupazioni dei prossimi mesi, quanto la mancanza di decisioni su investimenti efficaci sul piano infrastrutturale e di riforme come quella fiscale che possono impedire la marginalizzazione dell’economia italiana e nuove diseguaglianze sociali.
I problemi che questa complicata fase della globalizzazione porta con sé sono ad alto rischio per una economia manifatturiera votata all’export come la nostra e che sconta ritardi che non si colmano cercando miopi alleanze con i peggiori sovranisti in giro per il Vecchio Continente.
Ecco perché è fondamentale che le ragioni del lavoro tornino a far sentire forte la loro voce e che siano i corpi intermedi, ingiustamente bistrattati, ad interpretarle e farle valere. Se c’è un errore che essi non devono fare è quello di sottovalutare la portata delle iniziative e delle proposte che possono essere proposte da altri. Il sindacato deve essere autonomo e non deve sostituirsi ai partiti di opposizione.
Non è un caso che anche le forze imprenditoriali, forse per la prima volta, guardano con attenzione alla ripresa della iniziativa sindacale. È il segno di una volontà a non rassegnarsi e che può riportare la discussione su questioni legate allo sviluppo e non su questioni legate al rancore, agli odi reciproci, e ad un giustizialismo che nasconde solo l’impotenza di chi lo usa.

Ciemme 

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