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In libreria il “Piccolo manuale di sopravvivenza per coppie” del sestese Luciano Grigoletto

E’ possibile dopo anni di matrimonio conservare la freschezza delle origini nel rapporto di coppia? Invece di sognare principi azzurri, di vagheggiare grandi amori per poi ritrovarsi con dei rospi, è possibile riassaporare quel primo istante del rapporto quando ancora non ci si era sfiorati? È possibile l’esperienza della tenerezza dopo anni di vita insieme, di fatiche e di ferite? Insomma è possibile riconoscere  i segni dell’antica fiamma (Purg. XXX) senza sdilinquimenti? Sembrerebbe di no a guardare i dati Istat: nel 2015 a fronte di 194.377 matrimoni, ci sono stati 82.469 divorzi e 91.706 separazioni.
Nel 2016 i matrimoni sono cresciuti superando la soglia delle 200 mila celebrazioni, anche i divorzi sono saliti a quota 99 mila, quasi la stessa cifra per le separazioni. Siamo di fronte ad una vera “emergenza”! La coppia scoppia (la durata media è 17 anni), non ci si sopporta più!
Le famiglie allargate (i tre o 4 figli da papà diversi) sono la conferma della crisi, perché rendono istituzionale la stessa precarietà che devasta la famiglia tradizionale. Per sostenere  l’unità di coppia e della famiglia, è arrivato ora in libreria un libro “Piccolo manuale di sopravvivenza per coppie” (di Luciano Grigoletto, ed. San Paolo), che è un vero e proprio manuale. L’autore entra nel merito delle difficoltà della coppia, ne esplora con simpatia e, a tratti, con ironia ma sempre con competenza, i labirinti e le paludi in cui spesso lui e lei vanno a cacciarsi. Il segreto di una coppia che dura è l’educarsi : “Bisogna capire che una relazione non cresce da sola, come fosse una specie di erbaccia e che può valere la pena di averne cura”. Un principio-base è “che si è individui diversi l’uno dall’altro e i compromessi sono quindi necessari come quello di  rinunciare talvolta a qualcosa di sé a fronte dell’altro”.
L’unica possibilità perché un rapporto tenga è perdonare, che è quella capacità di amare l’altro con la sua imperfezione. Una relazione del resto non può fondarsi sulla rabbia o la compiacenza: funziona soltanto se ognuno conserva uno spazio di autonomia che deve coesistere il più armoniosamente con quello della coppia.  Altre dimensioni per essere sempre “connessi” sono: 1° chi può dire di conoscere davvero un’altra persona? Allora non è normale la pretesa di sapere tutto dell’altro! 2° il fatto di vivere con un’altra persona deve essere una scelta, non un obbligo o una necessità. Nel romanzo di Dostoevskij “L’eterno marito” l’uomo sposato finisce per diventare un accessorio della moglie.
Educarsi quindi è imparare a prendere la giusta distanza … dal dentifricio che qualcuno lascia sempre aperto o dal sacchetto della spazzatura che nessuno porta giù… Dietro a banali contrasti può celarsi a volte un malessere reale che va affrontato e non si deve fare finta di niente per il quieto vivere. Il manuale affronta altri temi: come mai entrambi sono tanto spesso delusi? perché quando lei parla vuol dire un’altra cosa, perché quando lui parla sta dicendo esattamente quella cosa…?
L’autore, valente psicoterapeuta, è titolare di ben tre lauree e insegna nel liceo artistico De Nicola di Sesto San Giovanni: la sua esperienza acquisita sul campo muove da un’ipotesi positiva di fondo: una soluzione esiste sempre!
Si sa che per Leopardi l’amore non era possibile perché “l’uomo in esso cerca quello che non può trovare, la soddisfazione di un desiderio illimitato…” (Zibaldone) però sosteneva che “se esso non esiste  nella realtà tuttavia si può trovare nell’immaginazione”. Ecco, cosa accade alle coppie oggi: si fanno dell’altro un immagine che poi deluderà. Gengè, protagonista di  Uno nessuno centomila di Pirandello, dirà: “Ella conosceva quel suo Gengè più che non lo conoscessi io! La realtà mia era in quel suo Gengè ch’ella si era foggiato … “. Ecco perché dopo anni di convivenza si può arrivare a dire  “Non sei quello che io pensavo che tu fossi”.
Certo, diversi sono i fattori che concorrono a minare la solidità di un rapporto. Tuttavia  quello della perdita dell’identità dell’altro, il non riconoscersi più in esso, è sicuramente il nervo più scoperto di una crisi di coppia.
Ma insomma alla fine c’è una speranza? oppure per forza, come Safran Foer, “ogni amore è scolpito in una perdita”?  Ma no, le relazioni possono durare e l’altro non è una illusione! Ma perché si dia l’impossibile corrispondenza, occorre “accettare” nella quotidianità  che l’altro sia… l’altro!
Il 2° capitolo del libro (Giochi di interazione) descrive vari giochi con cui la coppia si complica la vita: da quello del quieto vivere al fare la vittima delle circostanze, da quello della sottomissione a quello del poverino, del chi è la colpa...per i quali il manuale offre una mappa per orientarsi: una sorta di vocabolario-bussola.
Per concludere, bisogna sfatare l’idea che possa esistere qualcuno/a che ci risparmi la fatica di mettere in campo la nostra libertà. “La mia felicità devo cercarla in prima persona; l’altro può aiutarmi, essermi vicino, condividere …”, ma non esiste qualcuno in grado di renderci felici, questa è una “tra le convinzioni più dannose di cui si possa essere vittime” (Grigoletto). Non si deve fantasticare pensando che possa esistere qualcuno in grado di soddisfare tutti i miei bisogni, desideri, necessità: cosicché a me non resterebbe altro da fare che essere felice. “Nessun essere umano può essere capace di tanto!” (Carron, La voce dell’ideale).
In conclusione, si può durare una vita insieme! a due condizioni: leggersi questo “piccolo manuale di sopravvivenza” e poi… la grazia! grazia, sì, perché in fondo cos’è l’amore se non virtù divina? Lo sapevano bene gli antichi Amor non è altro che un certo desiderio di fruir la bellezza, che è un influsso della bontà divina [libro IV de Il Cortegiano di Baldassare Castiglione del 1518].

Pippo Emmolo

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