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Omaggio all’opera postuma di Giovanni Bianchi, uomo senza confini

Giovanni Bianchi

Martedi  30 ottobre presso l’auditorium BCC di Sesto San Giovanni è stato presentato il  volume postumo di Giovanni Bianchi “La montagna dimenticata” (Edizioni La Vita Felice) alla presenza dell’editore Gerardo Mastrullo e di una numerosa e attenta folla di lettori. L’idea della serata nasce dalla giornalista Ottavia Molteni (Cespi e associazione culturale Liber015).
Di fronte ad una folla numerosa e attenta, Carlo Penati, scrittore e Renzo Salvi, autore televisivo, Vittorio Gioielli e Laura Barbanti hanno ricordato la figura di Giovanni Bianchi (1939-2017), presidente del Partito Popolare e delle Acli nazionali, fondatore dei circoli Dossettiani di Milano e inoltre scrittore, saggista e poeta. Sempre molto vicino alla sua città e alla classe operaia. “La classe operaia, è classe anzi lo era, perché nel Fordismo l’operaio educava l’azienda, che per principio è carogna. Le fabbriche erano venute su come funghi arrugginiti direttamente dai campi di granoturco, fino all’1911. Era l’epoca Giolittiana. Neanche un secolo dopo era già la fine…”
Tanto dolore per nulla.
E’ Carlo Penati a illustrare le vicende di un volume che ha visto la morte del suo autore e l’impegno dell’editore nel farlo arrivare alle stampe per parlare dell’impegno di Bianchi in tanti settori: teologia, saggistica, poesia, filosofia.
Sarà Renzo Salvi a definire questo personaggio di grande spessore culturale: un uomo senza confini, conferma la moglie Silvia. Dialogava con tutti, perché “erano avversari non nemici”.
E infine vorrei condividere con i lettori la toccante lettera scritta da Giovanni Bianchi all’amatissima figlia Sara, scomparsa prematuramente nel 2013.

Cara Sara, papà ha compiuto 75 anni (lo scrivo in lettere per diminuire l’affetto saturnino).
Scadenza uguale, nel linguaggio di Pino Trotta che ho adottato a mia volta, all’emissione della condanna.
La data resta da stabilire ma la sentenza è stata resta pubblica e sarebbe bene tenerne conto.
Il tempo si è abbreviato, anche secondo le stime della Bibbia che assegna ai più robusti ottanta anni.
Quando tu l’hai capito”? ( intendo per te) così io adesso.
Dunque ci rivedremo.
Ci vedremo come? Tu lo sai? Importante è vedersi. Stringendoci l’uno all’altro.
In un gioco di malie impreviste
E io ho ripreso ad accendere candeline alla rosticceria dell’Assunta nel tuo nome.
Auguri anche a te tesoro
Auguri di che cosa?
Auguri

Paolo Lezziero

 

 

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