C’era una volta “Roma ladrona”

Quelli che dicevano “Roma ladrona” oggi devono restituire 49 milioni di euro allo Stato perché messi in tasca indebitamente e se per Roma intendevano lo Stato, lo stesso Stato da predatore indebito oggi diventa la vittima da risarcire. C’era un tempo, i non più giovani forse lo ricorderanno, in cui per molto meno sono stati inquisiti, arrestati, condannati dirigenti politici e distrutti partiti in nome di una questione morale che in realtà fu una questione politica. Fu scatenata un’ira generalizzata contro il sistema dei partiti e la Lega fu il primo a raccogliere il frutto di quella stagione e i suoi parlamentari, per dare più forza alle loro idee, arrivarono al punto di agitare un cappio in parlamento. Il Pool Mani pulite seguì e si appropriò di una protesta che era già in corso. La orientò su alcuni partiti e non su altri. La gestì a suon di carcerazioni preventive illegali usate a fini di confessione. Così la Lega andò al governo, prima col Berlusconi, poi dopo il ribaltone con il centrosinistra meritandosi da parte di un illustre statista l’appellativo di “costola della sinistra” poi ancora con Berlusconi così da divenire un partito di governo e di potere ben inserito in una Roma che evidentemente in quanto a ladrocinio deve averla parecchio contagiata. Le vicende relative alla gestione Bossi-Belsito, con tanto di favori al Trota e di soldi spariti e alcuni investiti in diamanti, sono ormai note a tutti. Restano però due osservazioni da fare. La prima è relativa al trattamento di favore sul dilazionamento del debito, una cortese soluzione in nome di una evidente subordinazione al potere politico. Naturalmente questo favore, d’ora in poi, dovrà valere per tutti, partiti, aziende, cittadini e dato che il dilazionamento sembra applicato senza interessi, se ne deve dedurre che rubare molto potrebbe diventare in futuro molto conveniente. Ma c’è una seconda osservazione da fare. I 49 milioni che la Lega deve allo Stato equivalgono quasi all’intera cosiddetta maxi tangente Enimont (parlarono di ben cento miliardi di lire) che doveva servire per alimentare le casse di tutti i partiti e di molti esponenti politici. Fu, quella, alla base dell’esplosione del vecchio sistema politico. Ricordiamo il processo Cusani in diretta televisiva, la sfilata dei leader politici in tribunale, l’elevazione di Di Pietro a mito purificatore. Oggi, per la stessa cifra arrivata ad un solo partito e sparita, non succede nulla. Non solo ministri, segretari, sottosegretari e parlamentari se la godono tranquilli, ma il loro partito raddoppia i consensi secondo tutti i sondaggisti. Che fine hanno fatto tutti i moralisti di allora? E che fine hanno fatto quelli che lanciarono le monetine a Bettino Craxi? Questi ultimi farebbero bene ad andare a riprendersele.

Ciemme

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