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Francesca e Paolo a Gradara con lo staff del Rocca d'A...mare

IFTT, Francesca Garau: vi racconto il mio viaggio-terapia per affrontare il SED

Francesca con il titolare della trattoria Lu Frigu (Terni)

Un tour tra i sapori della cucina italiana per sfidare se stessa e provare a contrastare il SED-Selective Eating Disorder, disturbo alimentare di cui soffre da anni. Al suo fianco, il suo sostegno più prezioso: il marito Paolo.
In una pausa della lavorazione del libro che descriverà il loro viaggio-terapia tra città d’arte e borghi incantevoli, Francesca Garau ripercorre con noi alcuni momenti salienti dell’Italian Food Tour Therapy.
Torniamo alla primavera scorsa quando Francesca dà il via al progetto: un viaggio di due settimane, dal 19 aprile al 3 maggio, in giro per l’Italia alla scoperta della tipica cucina locale di dieci regioni del Belpaese.
Italian Food Tour Therapy, questo il nome con cui Francesca e Paolo hanno ribattezzato l’impresa: un viaggio per affrontare il SED, disturbo alimentare selettivo con il quale Francesca – e come lei molte altre persone in Italia e nel mondo – convive dall’infanzia.

Paolo e Francesca in una tappa del loro IFTT

“Questo disturbo mi porta a rifiutare nuovi sapori e a nutrirmi sempre degli stessi alimenti: pasta in bianco, pollo, junk food, poche verdure. Questo, naturalmente, con tutta una serie di ripercussioni negative sulla vita sociale. Immaginate le cene con i parenti, le uscite con gli amici, i pranzi con i colleghi di lavoro e ogni volta le stesse domande e lo stesso imbarazzo nel provare a spiegare i miei perché”, racconta Francesca, sarda di origine, sestese per amore, 32 anni, esperta di e-commerce e scrittrice. “Avevo tre anni quando ho iniziato a rifiutare molti alimenti: mia mamma si rassicurò quando il pediatra le disse che si trattava di capricci passeggeri, ma in realtà, crescendo, ho continuato a soffrire di questo disturbo del comportamento alimentare ufficialmente non ancora riconosciuto dalla scienza medica. Fino a non molto tempo fa pensavo di essere un caso isolato, fino a che ho conosciuto altre persone con problemi simili ai miei. Ad esempio, una collega che mangiava alimenti esclusivamente di una certa marca; su Facebook invece ho conosciuto Sabrina che, a 44 anni, vive di soli carboidrati, più che altro pane, pizzette e merendine. Parliamo comunque di un disturbo poco diffuso e conosciuto in Italia, ma molto più presente in America e Inghilterra, a causa di una cultura alimentare che predilige il junk food”.
Ecco allora l’idea di un viaggio in giro per l’Italia, un modo per “costringersi” ad assaggiare nuovi sapori. Una forzatura vissuta da Francesca come una improrogabile necessità. Fondamentale l’aiuto e l’appoggio di Paolo (“un vero esperto di cucina, e decisamente una “buona forchetta”), partito con una missione: farle assaggiare la cucina tipica di ogni regione visitata e farle rinunciare per tutta la durata del viaggio ai suoi comfort food.
“Non è stato semplice – ammette Francesca – ma mi sono impegnata tantissimo e i risultati, in molti casi, mi hanno sorpresa”.
Numerosi i ristoratori che, in lungo e in largo per l’Italia, hanno aderito al progetto e gratuitamente hanno ospitato la coppia a pranzo o cena: dalla Trattoria di Sebastiano Brunelli a Pescia (“dove si è consumata la mia “prima volta” con il ragù”) alla Trattoria fiorentina dell’Oste; dalla Trattoria Lu Frigu di Terni all’Osteria La Fonte di Brisighella; dal Case Bortot di Belluno al Passami il sale di Venaria Reale.
Francesca, torniamo alle origini: come ha preso forma il progetto?
“Un giorno mi sono detta: eccomi qui a 32 anni, sposata e senza figli ma col desiderio di averne tanti. Ancora una volta mi sono posta questa domanda: posso essere una brava madre per un bambino se non so nemmeno mangiare come una persona ‘normale’? Come posso crescere un figlio se continuo a nutrirmi di cibo-spazzatura, escludendo sistematicamente frutta e verdura dai miei pasti? Sono stati questi tormenti a portarmi a prendere una decisione importante: partire per un nuovo inizio. Viaggio significa cambiamento, voglia di mettersi in gioco. Così ho cominciato a dare forma al progetto dell’IFTT. Con Paolo abbiamo programmato il tragitto: ci saremmo spostati in auto partendo da Sesto San Giovanni, cercando di vedere alcuni dei borghi più belli d’Italia e provandone le cucine locali. I giorni di ferie a nostra disposizione erano quelli fra il Ponte del 25 aprile e del 1° maggio e in due settimane non si poteva vedere molto: a malincuore, abbiamo così dovuto selezionare solo venti città. E il 19 aprile, malgrado l’ansia e il timore della vigilia, siamo partiti (sorride)”.
Tre aggettivi per definire il viaggio.
“Impegnativo, sorprendente, rivelatore. Impegnativo perché non è stato semplice sforzarmi di assaggiare alimenti verso i quali nutro da sempre avversione. Penso ad esempio alla carne. Quando a Firenze la chianina è arrivata in tavola e sapevo di doverla mangiare, perché quella era la sfida che mi ero auto-imposta, lo stress emotivo è stato fortissimo. Il viaggio è stato però soprattutto sorprendente perché mai mi sarei aspettata un simile risultato. E anche rivelatore, perché durante le varie tappe, ho scoperto tante cose di me che non conoscevo e incontrato luoghi e persone meravigliose. I ristoratori ad esempio: era palese che partecipavano al nostro progetto non tanto per la visibilità che implicava (sul loro blog di viaggio Francesca e Paolo inserivano dopo ogni tappa una recensione a “due mani” del locale che li ospitava, ndr) ma perché desideravano sinceramente darci una mano. Ripeto, la bontà e la gentilezza incontrate in queste due settimane ci hanno stupito e commosso”.
Torniamo alla tavola: il piatto che ti ha più emozionato durante il tour?
“La pasta alla carbonara è stata una rivelazione. L’ho sempre preparata per Paolo ma non l’avevo mai assaggiata. Scoprire che mi piace è stato bellissimo. L’ho gustata a Terni, alla trattoria Le Frigu, ed è stata una grandissima emozione. Ma anche i correggioli cacio e pepe assaggiati al Frantoio a Capalbio”.
E il piatto con cui sei entrata più in conflitto?
“La carne. Alla Trattoria dell’Oste – Chianineria di Firenze, purtroppo non sono stata in grado di mandare giù la fiorentina di carne chianina. Mi sono arresa sulla carne ma ho mangiato quasi tutte le patate al forno. Paolo, grandissimo intenditore, invece l’ha adorata: come ha scritto anche sul nostro blog di viaggio, la carne era deliziosa, tenera, saporita e speziata al punto giusto, con una cottura al sangue perfetta”.
Ripensando al viaggio, c’è una tappa che ti è rimasta nel cuore?
“Tutte le località visitate mi hanno regalato grandi emozioni, ma se proprio devo citarne una direi Gradara. Con Paolo abbiamo esplorato in lungo e largo il castello di Paolo e Francesca, i tragici e indimenticabili amanti della Divina Commedia. Percorrendo la famosa “Passeggiata degli innamorati” siamo giunti al ristorante Rocca d’A…mare”. Un posto incantevole con una cucina a base di pesce freschissimo, curata dal giovane chef Amedeo Del Prete. I titolari, la famiglia Del Prete, sono stati squisiti e gentilissimi. Ma tutti i ristoratori e gli osti che abbiamo incontrato lungo il nostro itinerario sono stati meravigliosi. Ci tengo tanto a ringraziare tutti coloro che in queste due settimane ci sono state vicini: persone stupende, che mi hanno dato supporto e affetto senza chiedere nulla in cambio, nonostante per loro fossi una perfetta sconosciuta. Restando in tema di ringraziamenti, ci tengo anche a ringraziare il mio capo, Paolo Denadai, che mi ha sempre sostenuto e al mio ritorno ha voluto che gli raccontassi tutto per filo e per segno. E poi naturalmente mio marito Paolo che mi è sempre accanto e mi sostiene ogni giorno. E’ stato lui il primo a stupirsi e a gioire dei miei progressi”.
Francesca, come si torna alla routine quotidiana dopo un’esperienza simile?
“E’ complicato (sorride). Rientrando a Sesto San Giovanni è stato “normale” tornare alla mia routine. Le vecchie abitudini sono dure a morire: continuo a nutrirmi principalmente delle cose che ho sempre amato, perché i cambiamenti non possono essere radicali, ma a piccoli passi sto integrando alcuni nuovi elementi nella mia dieta. Una cosa impensabile prima dell’IFTT. Grazie a questo viaggio-terapia posso dire di essermi “sbloccata”. Ad esempio, una sera a cena nel nostro ristorante preferito, Paolo mi ha fatto assaggiare la sua pasta e io non mi sono tirata indietro. Forte dell’esperienza dell’IFTT, ho voluto assaggiarla, cosa che mai prima avrei anche solo pensato di fare.”
Possiamo dire che da questo viaggio sei tornata cambiata?
“Sicuramente questa esperienza mi ha aiutato a capire che se una persona si impegna può superare certi limiti, che ci si può migliorare sempre e che andare a cena fuori può essere un piacere e una scoperta, non un momento di imbarazzo”.
Nel 2016 hai pubblicato il romanzo “Un uomo come tanti”, un’opera di fantasia. Ora però stai scrivendo qualcosa che ti riguarda da vicino …
“Devo essere sincera, non ci pensavo proprio a scrivere un libro sull’esperienza dell’IFTT. Un conto è scrivere un romanzo di fantasia, un altro parlare di me stessa e nello specifico del mio disturbo alimentare. Non è semplice. Ma ho scoperto che scrivere aiuta. Posso intanto svelarvi il titolo provvisorio del libro: “Viaggio alla scoperta dei sapori”. Il mio intento, con questo libro, è quello di aiutare altre persone con problemi alimentari simili ai miei, raccontando la mia incredibile esperienza. Dico “incredibile” perché ancora non ci credo.”.
Francesca sorride, il ricordo del viaggio con Paolo è ancora molto forte e la sfida con se stessa ancora impegnativi. Ma gli strumenti e gli ingredienti ci sono tutti.

F.P.

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